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Home - Spaccio di cocaina all’ospedale di Lucera, l’autista del 118 diceva: “Io sono il boss”

Spaccio di cocaina all’ospedale di Lucera, l’autista del 118 diceva: “Io sono il boss”

Sei misure cautelari e dieci indagati per cessioni di droga tra febbraio e giugno 2024. Le accuse poggiano su video, intercettazioni e riscontri investigativi

Di Redazione
3 Maggio 2025
in Inchieste, Lucera e Monti Dauni
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“Allora cugino non hai capito niente, io sono il boss: comando io qua dentro, si deve fare come dico io. Non mi dare niente qua fuori”. Sono le parole che Antonio Cenicola, 41 anni, lucerino e in servizio come autista del 118, avrebbe pronunciato durante un’intercettazione diretta al cugino Daniele Furio, 32 anni, foggiano, presunto rifornitore. Il “qua dentro”, secondo gli investigatori, indicava l’ospedale Lastaria di Lucera, trasformato – è la tesi dell’accusa – in una vera e propria piazza di spaccio.

Cocaina nascosta nei condotti d’aria e nella sala dottori

Il blitz, scattato all’alba del 2 maggio, è il primo del 2025 in Capitanata. Ha portato a sei misure cautelari: due custodie in carcere e quattro arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Quattro ulteriori indagati restano a piede libero. L’indagine, avviata a febbraio 2024, è fondata su intercettazioni ambientali e telefoniche, videoriprese piazzate all’interno del luogo di lavoro di Cenicola e riscontri oggettivi.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, Cenicola avrebbe utilizzato la sala dottori della postazione del 118 e i condotti di areazione dell’ospedale per occultare le dosi di cocaina. In 17 occasioni documentate, tra febbraio e giugno 2024, avrebbe ceduto lo stupefacente sul luogo di lavoro. È contestata l’aggravante di aver commesso il reato violando i doveri legati al pubblico servizio.

Antonio Cenicola

Gli indagati e le accuse

Il gip Michela Valente ha accolto parzialmente le richieste della procura, disponendo il carcere per Cenicola e Furio, e i domiciliari per Giuseppe Petrone (33, Lucera), Donato Colelli (49, Foggia), Raffaele Sordillo (36, Foggia) e Antonio Di Giovine (36, Lucera). Non sono stati accolti, invece, gli arresti richiesti per altri quattro indagati, tra cui due familiari di Cenicola e un infermiere del Lastaria, per i quali il giudice ha riconosciuto la marginalità del ruolo.

Il 10 giugno 2024 Cenicola venne arrestato in flagranza. Secondo la ricostruzione accusatoria, il giorno successivo due familiari e un infermiere recuperarono la droga nascosta in ospedale per trasferirla in un’abitazione di Foggia, dove l’attività sarebbe proseguita ancora per qualche giorno.

Le versioni degli indagati

Tutti i dieci indagati sono stati sentiti preventivamente dal gip, secondo quanto previsto dalla normativa introdotta nell’agosto 2024. Cenicola si è avvalso della facoltà di non rispondere, pur ammettendo i fatti e scagionando i parenti. Furio ha negato ogni addebito, affermando di essersi recato in ospedale solo per incontrarlo. Petrone avrebbe ammesso una cessione singola di cocaina. Colelli ha scelto il silenzio, Sordillo ha negato di essere uno spacciatore, Di Giovine si sarebbe descritto come cliente occasionale. I quattro indagati a piede libero hanno in parte taciuto e in parte respinto ogni accusa.

Codici criptici e intercettazioni: “Birra” e “bocconcini”

Determinanti per la ricostruzione dei fatti le intercettazioni ambientali, in cui – secondo l’accusa – Cenicola avrebbe usato linguaggi in codice. “Farsi una birra” e “prendere i bocconcini” sarebbero state espressioni riferite alla cocaina. “I bocconcini sono più potenti”, diceva in una conversazione. In un altro passaggio rifiutava l’invito a “bere”: “Sto con la divisa addosso, che sei malato con sta birra in mano con le persone che mi vedono”.

Il processo chiarirà ora le responsabilità individuali. Intanto, l’ospedale Lastaria – luogo dei fatti contestati – è al centro dell’ennesima inchiesta che scuote il sistema sanitario e i servizi di emergenza in provincia di Foggia.

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Tags: 118Lucera
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