“Noi non ci fermiamo alle decisioni dei giudici amministrativi”. È determinato Michele Monopoli, imprenditore titolare della Sofieco, che annuncia l’intenzione di proseguire la propria battaglia legale sull’appalto relativo alla gestione della fogna bianca a Foggia, nonostante il recente rigetto del ricorso da parte del Consiglio di Stato, che ha ritenuto valide le ragioni dell’Ati De Cesari & Favellato, già risultata vincitrice della gara nel marzo 2023.
L’appalto, dal valore complessivo di 5.860.092,92 euro, prevede per quattro anni l’esecuzione di servizi e lavori connessi alla verifica e ispezione in continuo, derattizzazione, sanificazione e lavaggio delle opere di fognatura pluviale bianca nell’ambito urbano di Foggia. Inclusi nel contratto anche la manutenzione ordinaria e straordinaria, lo svuotamento e la pulizia di fosse biologiche, pozzi neri, vasche di pompaggio, e, ove necessario, opere di bonifica ambientale in caso di sversamenti.
I dubbi sollevati dalla Sofieco
Secondo quanto dichiarato da Monopoli a l’Immediato, la Sofieco avrebbe sin dall’inizio ritenuto carenti i requisiti posseduti dall’Ati aggiudicataria, segnalando come alcune iscrizioni camerali necessarie per lo svolgimento dei servizi sarebbero state acquisite soltanto pochi mesi prima della pubblicazione del bando. Tra i requisiti richiesti figuravano l’iscrizione alla CCIAA per specifiche attività (espurgo, disinfezione, ispezione continua), nonché l’inserimento all’Albo dei Gestori ambientali con codici relativi alla raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi in quantità rilevanti.
“Secondo quanto abbiamo ricostruito dai documenti a disposizione – ha dichiarato Monopoli – l’iscrizione camerale utile all’Ati risalirebbe a pochi mesi prima del bando. Abbiamo dimostrato questo aspetto ai giudici, ma non è stato ritenuto rilevante. Per noi il certificato camerale resta un elemento centrale per verificare l’idoneità di un’impresa”.
Le altre contestazioni e il ruolo della commissione
Monopoli contesta anche il modo in cui sarebbero stati gestiti i chiarimenti durante la gara: “Uno dei chiarimenti rilasciati dal Rup, a nostro avviso, risulta in contrasto con il bando stesso. Questo passaggio è stato valorizzato nella sentenza, ma resta un punto critico che meriterebbe approfondimenti”.
Tra i temi segnalati figurano anche il presunto uso esteso del subappalto, che secondo l’imprenditore “non sarebbe stato autorizzato nei termini previsti dalla legge” e avrebbe coinvolto ditte terze nell’esecuzione delle attività. “Secondo le norme vigenti, il subaffidamento non dovrebbe superare il 2% del valore dell’appalto”, osserva. “Eppure dalle informazioni in nostro possesso, l’intero appalto sarebbe stato affidato a soggetti terzi”.
Critiche sono state espresse anche riguardo alla composizione della commissione giudicatrice, che, sempre secondo la versione fornita da Monopoli, non avrebbe incluso figure con competenze specifiche nel settore fognario.
Le valutazioni legali e le indagini in corso
“Siamo rimasti sorpresi dall’esito al Consiglio di Stato – prosegue Monopoli – dove ci eravamo affidati a uno dei maggiori esperti in materia amministrativa, l’avvocato Arturo Cancrini. Nonostante questo, il ricorso è stato respinto. Ma per noi ci sono ancora margini per agire, soprattutto rispetto alle modalità esecutive dell’appalto”.
Monopoli fa inoltre riferimento alla presunta esistenza di due fascicoli d’indagine della procura nei quali sarebbe citata anche la gara oggetto del contenzioso. “Da alcune fonti comunali – riferisce – ci è stato detto che l’Ati aggiudicataria non avrebbe mai svolto direttamente le attività, demandandole invece ad altre imprese. Abbiamo richiesto più volte accesso agli atti per verificare la documentazione, ma senza ricevere risposta”.
Al momento, nessuna responsabilità è stata accertata da parte degli organi giudiziari competenti. Tutti gli atti della gara e dell’aggiudicazione sono stati oggetto di valutazione da parte dei giudici amministrativi, che si sono già pronunciati in via definitiva. Eventuali ulteriori sviluppi, anche di natura penale, restano di esclusiva competenza degli inquirenti.









