Mentre a Bari è scoppiato il caso per una vecchia foto del sindaco Antonio Decaro con la sorella di un boss della città, a Manfredonia la sorella del capoclan di Mattinata sostiene pubblicamente la candidatura a sindaco di Vincenzo Di Staso, in corsa con tre liste, “Chiamami per nome”, “Udc” e “Strada Facendo”, espressione dell’ex primo cittadino Gianni Rotice. Compagna di quest’ultimo è Libera Scirpoli, sorella maggiore di Francesco Scirpoli alias “Il lungo”, boss di Mattinata, tra i più influenti della criminalità garganica, al vertice del gruppo Lombardi-Scirpoli-Raduano. L’uomo è attualmente in carcere a Fossombrone con una condanna definitiva ad oltre 8 anni per l’assalto ad un portavalori ed è sotto processo nel maxi processo “Omnia Nostra”. Il recente pentito Marco Raduano l’ha indicato tra i nuovi capi della malavita del promontorio.
Sua sorella, intanto, dopo anni lontano dalla politica (è stata segretaria del Pd di Mattinata), è tornata con un ruolo attivo a Manfredonia, coordinatrice di “Strada Facendo”. Pochi giorni fa era sul palco, dove ha anche tenuto un intervento da trascinatrice, con Di Staso e alcuni candidati consiglieri presenti già nell’ultima, sciagurata, amministrazione comunale. Insieme a loro la foggiana Michaela Di Donna, responsabile regionale Udc, cognata dell’ex sindaco di Foggia, Franco Landella.
Alla testata amica l’Attacco, dove è anche columnist, Scirpoli ha spiegato il suo “ritrovato impegno politico”. Queste le parole: “Il mio ritrovato impegno politico si è concretizzato con questa campagna elettorale. Bisognava ricostruire il gruppo dopo aver cercato invano l’unità del centrodestra. Vogliamo riportare il dibattito in città per via del fallimento dei partiti. Torno dopo sette anni in cui mi ero fermata per tutto quello che mi era successo. Vedo l’inconsistenza della politica”. E ancora: “Vedo pochissimi contenuti ed è stato creato un clima quasi di terrore ai nostri danni. ‘Non ti candidare perché non sai che cos’altro può succedere’, è stato detto ai nostri candidati. Ma ci siamo detti, dopo la paura iniziale, che siamo gente perbene, dalle indagini di ‘Giù le mani’ risultiamo vittime. Ricordo ad esempio l’intercettazione sull’ipotesi di pagare un giornale online affinché scrivesse contro di me“. In realtà le intercettazioni riguardano una foto ritraente il boss Ricucci insieme ad un politico locale e un presunto esposto, mai inviato ai giornali, relativo ad un dossier non meglio precisato dell’ex assessore Salvemini. Scirpoli non è menzionata.
Infine, la coordinatrice di “Strada Facendo” ha concluso sulle imminenti elezioni: “Possiamo arrivare al ballottaggio spingendo il voto di opinione. A Mattinata mi candidai dopo essere rientrata in paese da pochi mesi, avevo 10 voti di famiglia e il resto fu voto di opinione”.

Sul voto mattinatese fece pesanti allusioni il collaboratore di giustizia, Antonio Quitadamo detto “Baffino”, intercettato nell’inchiesta “Casablanca”. Così parlò di Francesco Scirpoli: “Ha rovinato un paese! Ha messo la sorella candidata… ha rovinato un paese quel bastardo di merda. Ha rovinato un paese”. La Scirpoli ha sempre respinto certi collegamenti senza mai, però, prendere le distanze dal fratello, definito in una intervista a statoquotidiano.it, “una persona normale, ma anche debole, con un carattere non tanto diverso dal mio. Lavora per il Ministero degli Interni e sta studiando”. Ma per inquirenti e pentiti, “Il lungo” sarebbe – e farebbe – ben altro.












