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Home - Operaio morto schiacciato da lastra di calcestruzzo, Gianni Rotice rinviato a giudizio per omicidio colposo

Operaio morto schiacciato da lastra di calcestruzzo, Gianni Rotice rinviato a giudizio per omicidio colposo

Processo a maggio per l'ex sindaco di Manfredonia. Sotto inchiesta la società dell'imprenditore ed altre tre persone

Di Francesco Pesante
27 Febbraio 2024
in Cronaca, Manfredonia
Gianni Rotice; nel riquadro, il luogo della tragedia

Gianni Rotice; nel riquadro, il luogo della tragedia

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Rinvio a giudizio per l’imprenditore edile ed ex sindaco di Manfredonia, Gianni Rotice. A maggio sarà processato per il caso della morte di Alessandro Rosciano, 47enne di Manfredonia, rimasto schiacciato da una lastra di calcestruzzo in un cantiere di San Giovanni Rotondo dove erano in corso interventi di esecuzione dell’opera idraulica di utilizzazione delle acque reflue e razionalizzazione delle aree irrigue del Comune di San Pio – località “le Matine”, commissionati dal Consorzio di Bonifica Montana del Gargano.

La tragedia sul lavoro, una delle tante in provincia di Foggia, l’ultima proprio oggi, risale al 9 agosto 2021. Rotice, all’epoca candidato sindaco, finì sotto inchiesta in quanto titolare dell’azienda per cui Rosciano lavorava ed è ora imputato per omicidio colposo oltre ad una serie di contestazioni riguardanti le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

A processo anche Michele Raffaele Cagnazzi, 69 anni, coordinatore per l’esecuzione dei lavori, Paolo Leone, 58 anni, responsabile del servizio di prevenzione e protezione esterno della ditta “Gianni Rotice Srl”, Davide Martella, 40 anni, addetto alla conduzione di macchine operatrici e la “Gianni Rotice srl”.

L’ex sindaco, “in qualità di rappresentante legale della ditta ‘Gianni Rotice s.r.l. a socio unico’ e, dunque, di datore di lavoro dell’operaio, Rosciano Alessandro – riporta il capo d’imputazione -, ometteva di provvedere affinché, per le attrezzature di lavoro utilizzate in cantiere, nella specie, l’autocarro Iveco e l’escavatore Doosan, messe a disposizione dei lavoratori, il Rosciano ricevesse la formazione e l’informazione sui rischi cui era esposto durante l’uso delle stesse, anche se da esso non impiegate direttamente, nonché sui rischi presenti nell’ambiente immediatamente circostante ed, inoltre, sulle condizioni di impiego delle attrezzature e sulle situazioni anormali prevedibili”.

Rotice avrebbe inoltre omesso “di attuare quanto previsto nel Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.) in relazione alla presenza degli addetti al primo soccorso e, soprattutto, alla presenza del Capo Cantiere, preposto a vigilare sulla corretta esecuzione dei pericolosi lavori di scarico e di montaggio in opera dei pannelli prefabbricati in cemento armato, costituenti i pozzetti di sezionamento ed ispezione su condotte idriche e fognarie”.

Pesanti accuse proprio in un campo, quello della sicurezza sul lavoro, che poco tempo fa vide Rotice nel ruolo di esperto del settore in un convegno sul tema.

“Il lavoro è il pane della vita e non la causa della sua fine”, disse l’officiante durante i funerali di Rosciano nella chiesa San Pio di Manfredonia.

Persone offese i parenti più stretti dell’operaio, padre, madre e sorella rappresentate dall’avvocato Pierpaolo Fischetti che sulla questione ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Occorre chiamare le cose con il loro nome, quello del povero Alessandro, che domani avrebbe compiuto 50 anni, è un omicidio. Le dinamiche, la successione logica degli eventi e le varie risultanze investigative sono chiare e purtroppo nulla è valso a fermare questa strage infinita. La famiglia adesso attende una risposta definitiva sul perché”.

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Tags: Rotice
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