“Nel Basso Tavoliere sarebbe la malavita cerignolana a rivestire un ruolo egemone, con ripercussioni anche nello scenario provinciale”. Lo riporta la relazione semestrale della Dia, periodo analizzato seconda metà del 2022. “La sua forza deriverebbe da un ormai radicato controllo del territorio affiancato, nel tempo, da un modello organizzativo flessibile che le consentirebbe di rimodulare costantemente gli assetti in funzione degli obiettivi da raggiungere. Questo pragmatismo le ha permesso di diversificare le attività illecite e di specializzarsi negli assalti ai portavalori ed ai caveau al punto da costituire un qualificato punto di riferimento anche per le altre matrici mafiose nazionali. Proprio in tale ‘specialità’, tra l’altro, sembrerebbe realizzarsi un sistema di collaborazione della malavita cerignolana con le batterie della società foggiana quale quella che, nel semestre in esame, ha interessato la consorteria Moretti-Pellegrino-Lanza”.
Secondo la Dia, “l’attitudine della criminalità cerignolana ad essere polo di coesione tra gruppi criminali, non solo della provincia di Foggia ma anche di Bari e della limitrofa Bat, si riscontra anche nella propensione ad assoldare quella criminalità comune attiva nel settore dei pezzi di ricambio di veicoli rubati. La particolare attenzione rivolta dalle forze di polizia al fenomeno in disamina ha permesso di individuare molte attività commerciali apparentemente legali che, di fatto, celavano la provenienza illecita dei prodotti commercializzati, come riscontrabile negli esiti dell’indagine ‘San Cristoforo’ conclusa dai carabinieri e che ha messo in luce, tra gli indagati, un pregiudicato cerignolano molto attivo nel remunerativo settore dei ricambi per auto provenienti da veicoli rubati”.
Le peculiari caratteristiche del diffusissimo fenomeno emergono anche dall’inchiesta conclusa il 28 dicembre 2022 che ha permesso di appurare l’esistenza di una nutrita e compatta compagine associativa, composta da molti degli indagati… facenti parte di quattro sottogruppi, stabilmente dedita alla commissione di delitti contro il patrimonio e segnatamente alla ricettazione e al riciclaggio di veicoli di provenienza furtiva attraverso il loro smontaggio, il loro sezionamento e l’asportazione dei riferimenti identificativi impressi o stampigliati sulle componenti di ciascuno di essi”. Nella ‘entità imprenditoriale’ così organizzata è emerso il ruolo di due pregiudicati, uno dei quali elemento di raccordo tra la mafia foggiana e la malavita cerignolana e l’altro contiguo al clan Di Tommaso”.
Sempre a parere degli investigatori, “a Cerignola la diffusa circolazione dei proventi illeciti derivanti dalle attività predatorie, dagli stupefacenti e dal riciclaggio genera consistenti disponibilità finanziarie che agevolano la criminalità cerignolana nell’infiltrazione di importanti settori economico-finanziari, imponendosi sul mercato e spesso alterandone logiche ed equilibri. Significativo, al riguardo, è il recentissimo sequestro di beni, per uno stimato valore di 5,5 milioni di euro, eseguito dalla Dia il 18 gennaio 2023 a carico di un soggetto già coinvolto in articolate indagini sulla commissione di numerosi reati contro il patrimonio i cui proventi sarebbero stati successivamente reimpiegati nell’acquisto di immobili e per rilevare diverse attività imprenditoriali. L’esecuzione del provvedimento scaturisce da una richiesta avanzata, a firma congiunta, dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari e dal direttore della Dia”.

I 5 Reali siti dominati da Gaeta e Masciavè
Fibrillazioni anche nell’area tra Foggia e Cerignola, ovvero i 5 Reali siti, una zona “cerniera” della parte meridionale della provincia con eterogenee fenomenologie criminali nelle quali l’influenza della malavita cerignolana e della mafia foggiana “risulta la più significativa”. Secondo la Dia, “le sinergie in quel territorio si manifestano principalmente nell’ambito degli stupefacenti, delle armi, della ricettazione, del riciclaggio di autovetture e degli assalti a sportelli Atm e furgoni portavalori. Presente nell’area, caratterizzata economicamente dalla fiorente agricoltura, anche il fenomeno delle estorsioni commesse in danno di imprese agricole e coltivatori diretti.
Un crescente ruolo nello scenario della provincia è stato gradualmente assunto dal gruppo Gaeta di Orta Nova, capace di occupare notevoli spazi criminali in ragione del forte carisma mafioso e dalle spiccate capacità di mutuare i modelli affaristici della malavita cerignolana dalla quale i Gaeta provengono e a cui restano tradizionalmente legati”.
“Nel periodo in disamina – si legge ancora nel dossier -, il territorio è stato segnato dall’omicidio eseguito il 3 settembre 2022 in danno un giovane legato da vincoli di parentela ad un elemento di vertice dei Gaeta (Andrea Gaeta figlio del boss Francesco detto “Spaccapallin”, ndr). Le immediate indagini avviate dall’Arma hanno permesso di individuare l’autore del reato in un soggetto gravato da precedenti di polizia per reati contro il patrimonio (Mirko Tammaro, ndr). Il fatto di sangue, sebbene riconducibile alla sfera personale dei due soggetti, potrebbe aver assunto anche una ‘connotazione mafiosa’ atteso che il successivo 3 ottobre 2022, ad un mese esatto dalla sua consumazione, veniva assassinato il padre del presunto autore del primo delitto (Gerardo Tammaro, ndr)”.
“A fronte anche di tali gravi episodi, il 14 ottobre 2022 il prefetto di Foggia, su delega del ministro dell’Interno, ha nominato una ‘Commissione di Accesso ex art. 143 Tuel incaricata di svolgere accertamenti per verificare l’esistenza o meno di forme di infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso o simile che determinino un’alterazione del processo di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi, e compromettano sia il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale che il regolare funzionamento dei servizi'”. Il Comune di Orta Nova è stato poi sciolto per mafia poche settimane fa ed affidato ad una commissione straordinaria.
“Anche le dinamiche criminali nella città di Stornara appaiono fortemente connesse con quelle della criminalità cerignolana. Significativa in quel Comune è la presenza della famiglia Masciavè, la cui importanza discende dalle molteplici collaborazioni con la criminalità diffusa negli ambienti ortensi, oltre che cerignolani. Nel tempo la sinergia criminale tra Orta Nova e Stornara ha generato taluni gruppi predatori, connotati da diffuso pendolarismo, dediti prioritariamente ai assalti ai bancomat come documentato nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita, il 19 luglio 2022 dai carabinieri, a carico di 3 imputati di reati contro il patrimonio e detenzione di armi ed esplosivi”.
La malavita straniera e il caporalato
“L’operativa della criminalità straniera nella provincia di Foggia permane limitata – evidenzia la Dia -. I cittadini dell’est europeo, prevalentemente albanesi, rumeni e bulgari, vengono solitamente impiegati dalla locale criminalità organizzata per attività predatorie o di cannibalizzazione delle autovetture rubate”.
“Per quanto riguarda il fenomeno del caporalato, ad oggi, le risultanze investigative non hanno rivelato un interesse diretto della criminalità organizzata. Significativa, al riguardo, l’operazione ‘Job & Pay’ dell’11 novembre 2022 che ha documentato come i terreni agricoli coltivati dalle aziende riconducibili ai 5 indagati costituissero ‘il teatro di un’attività delinquenziale dedita all’utilizzo di manodopera bracciantile reclutata in condizioni di sfruttamento’ da un ‘caporale’. Le indagini hanno acclarato come i datori di lavoro si avvalessero “per il reclutamento di tale manodopera, di un caporale di nazionalità senegalese, il quale, approfittando dello stato di bisogno di tantissimi connazionali e di altre persone di origine africana, era addetto, oltre che alla ‘assunzione’, anche al trasporto e alla sorveglianza dei braccianti ai quali venivano imposte condizioni lavorative massacranti e poco dignitose'”.
“Altrettanto significativa l’indagine ‘Stolen Work’ del 19 dicembre 2022 che ha interessato i Comuni di Cerignola, Orta Nova e Trinitapoli. L’inchiesta, avviata all’esito di un accesso ispettivo – eseguito nell’ambito del programma Su.PR.EME – in un’azienda agricola ubicata nel Comune di Cerignola e con sede legale in Trinitapoli durante il quale sono stati identificati 9 braccianti africani al lavoro nei campi, ha documentato l’illecita intermediazione espletata da un cittadino ‘in favore di numerosi imprenditori agricoli della provincia di Foggia che… si erano rivolti all’indagato per reclutare braccianti, adibirli a svariati lavori sui campi’ con una retribuzione minima ‘…tramite lo sfruttamento delle condizioni di vita di tali braccianti, tutti migranti domiciliati presso il ghetto di Borgo Mezzanone, luogo del tutto abusivo e privo di ogni minimo servizio igienico’”. (In alto, foto omicidio Andrea Gaeta a Orta Nova)













