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Home - Crisi golfo, Rotice alla disperata ricerca di assessori. Ma i professionisti della città gli rispondono “picche”

Crisi golfo, Rotice alla disperata ricerca di assessori. Ma i professionisti della città gli rispondono “picche”

Di Francesco Pesante
12 Settembre 2023
in Politica
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Mentre a Manfredonia regna la desolazione per lo stallo amministrativo dovuto alla crisi politica, il sindaco dimissionario Gianni Rotice sarebbe alla disperata ricerca di rinforzi per sistemare la squadra di governo.

Fin dal suo insediamento, il primo cittadino ha sempre avuto difficoltà a trovare assessori per la sua giunta. Prima si è attorniato di politici in erba e inesperti, poi, nel tentativo di modificare alcuni assetti, ha persino bussato a personalità storicamente vicine alla vecchia amministrazione di centrosinistra tanto criticata dallo stesso Rotice. Lucia Trigiani e Michele Di Tullo solo per fare alcuni nomi.

Dopo il caos generale degli ultimi giorni che ha quasi portato alla caduta del sindaco, il Comune di Manfredonia si ritrova senza vicesindaco – con varie deleghe annesse (è stato cacciato malamente Giuseppe Basta) – e senza l’assessore al Personale (Libero Palumbo si è dimesso subodorando lo sfacelo), anche quest’ultimo con numerosi altri incarichi come quello, delicatissimo, dei servizi cimiteriali.

Stando ai rumors, Rotice avrebbe contattato alcuni professionisti locali per convincerli ad entrare in giunta e creare una squadra di governo ibrida, tecnico-politica. Impresa ardua, finora tutti gli avrebbero risposto picche. Insomma, un “giro di consultazioni” atipico e mercatale. Rotice non ha più partiti, ma solo liste di riferimento. Nel frattempo, come se nulla fosse, e nonostante le dimissioni, il sindaco-imprenditore continua a postare comunicati stampa sui suoi canali social. Anomalie comunicative.

Rotice, ancora dimissionario, sta inoltre firmando atti deliberativi (tecnicamente può farlo) in attesa di trovare un accordo con la parte di maggioranza che gli è rimasta. È plausibile pensare che stia usando le sue dimissioni come una sorta di “spada di Damocle” – al grido muoia Sansone con tutti i filistei – sui suoi fedelissimi. Della serie, o accettate le mie direttive e i nomi da me indicati o si va tutti a casa. La minoranza sta cercando di fermare tutto questo e, infatti, presenterà il prima possibile la mozione di sfiducia.

Lo scacchiere di Palazzo San Domenico e il processo a Carbone

Ad oggi la maggioranza è risicatissima, 12 consiglieri più il sindaco, mentre l’opposizione è composta da 12 membri, considerato il recente passaggio in minoranza di tre rappresentanti di Forza Italia: Marco Di Bari, Liliana Rinaldi e Angelica Ciuffreda. L’ex capogruppo di FI, Vincenzo Di Staso, è invece rimasto con il sindaco cambiando idea all’ultimo minuto e salvando in extremis il primo cittadino. Ma un’eventuale “promozione” di Di Staso in giunta farebbe scattare il primo dei non eletti di Forza Italia, partito che ormai – anche a livello regionale – ha dichiarato apertamente la propria distanza da Rotice. In pratica, Di Staso resterebbe con il cerino in mano, senza una “casa” politica né ruoli di rilievo.

Adriano Carbone

Insomma, il sindaco può essere salvato soltanto dai tecnici, ma resterebbe comunque con un vantaggio minimo in Consiglio che renderebbe Manfredonia quasi “ingovernabile”. C’è poi la figura di Adriano Carbone a completare l’opera. Il consigliere comunale, indipendente dopo l’estromissione da Fratelli d’Italia per il suo coinvolgimento in “Omnia Nostra”, operazione contro la mafia garganica, è tuttora sotto processo a Bari. La sentenza è prevista tra qualche settimana. L’accusa ha chiesto per lui un anno e 10 mesi di reclusione (rito abbreviato) per aver agevolato il clan Lombardi-Scirpoli-Raduano attraverso il suo ruolo di consulente commercialista. Avrebbe fornito dritte ad Antonio Zino, fedelissimo del boss Matteo Lombardi, per aggirare eventuali misure patrimoniali.

Un’eventuale condanna porterebbe Carbone fuori dall’assise comunale e per Rotice sarebbe l’ennesima batosta. Il consigliere, infatti, sarebbe stato il grande manovratore della recente crisi del golfo. Prima si è aggiunto strategicamente al gruppo dei dimissionari, poi ha revocato la decisione iniziando a pressare i colleghi paventando loro ruoli di governo cittadino e strumentalizzando le parole del vescovo Moscone. Insomma, ha lavorato in prima linea per il sindaco e per il “bene della città”.

Città Protagonista: “Sfiduciatelo”

In una nota sul caos manfredoniano, il gruppo “Città Protagonista” dell’ex assessore Palumbo è tornato alla carica invocando la sfiducia al primo cittadino: “Il sindaco Gianni Rotice, alle prime vere difficoltà ha scelto di affidarsi a questa corte di amici interessati e cattivi consiglieri decidendo di interpretare il ruolo di sindaco, da padrone di casa appunto, senza comprendere che il Comune è la casa di tutti. Questa deriva pericolosa andava interrotta chiedendo aiuto agli unici veri padroni di casa, i cittadini di Manfredonia, questo abbiamo fatto, alla luce del sole, sicuri che il partito di maggioranza relativa Forza Italia, prendesse le giuste decisioni. Così è stato.

Gianni Rotice, invece, non ha voluto fare chiarezza, falsificando la verità e, svilendo se stesso per primo, ha trasformato questa necessità in un assalto alla diligenza. Ha preferito mercanteggiare la salvezza utilizzando ogni metodo per apparecchiare la tavola di ‘Casa Rotice’, offrendo posti di commensale, con la Lega a capotavola, a chiunque. Condividiamo l’appello delle opposizioni che, coerentemente con le azioni messe in campo, chiedono a Forza Italia di sfiduciare il sindaco in Consiglio comunale: la vera casa dei cittadini. Noi da parte nostra, non essendo presenti in Consiglio, lo abbiamo già fatto, come dimostrato ampiamente con gli atti”. (In foto, Rotice e il consigliere di maggioranza Sventurato)

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Tags: Rotice
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