“House of Cards” in salsa manfredoniana. Ma qui il carismatico Frank Underwood, interpretato da Kevin Spacey, non c’entra nulla. C’è invece Gianni Rotice, paragone blasfemo (!), e la sua “House of Gianni” di Palazzo San Domenico dove si è consumato un grottesco teatrino che potrebbe restare negli annali.
Il protagonista dell’ultimo episodio di “House of Gianni” è Adriano Carbone, “l’uomo del momento”, ma non certo per meriti politici, sportivi o culturali. Il suo doppio gioco per salvare il sindaco Rotice dal declino è stato palesato da alcuni messaggi audio inviati dal consigliere indipendente a membri della minoranza.
Ma chi è Carbone? L’Immediato ne ha scritto numerose volte. Carbone è uno storico esponente del centrodestra manfredoniano finito prepotentemente sulle cronache alla fine del 2021, quando venne coinvolto nel blitz antimafia “Omnia Nostra” contro il clan mafioso garganico Lombardi-Scirpoli-Raduano.
In seguito alla retata dei carabinieri, il politico fu estromesso da Fratelli d’Italia pur restando in Consiglio comunale da indipendente a sostegno della maggioranza ed è tuttora imputato nel processo in corso a Bari a carico di coloro che scelsero il rito abbreviato. L’accusa ha chiesto per lui un anno e 10 mesi di reclusione per aver agevolato l’organizzazione malavitosa indicando alcuni stratagemmi per eludere eventuali misure patrimoniali. Carbone è consulente commercialista.
Ma veniamo al suo attivismo per salvare Rotice che ora potrebbe addirittura premiarlo con la poltrona di vicesindaco o assessore al Personale, due incarichi al momento vacanti. In vari audio WhatsApp, sulle chat della minoranza, uno scatenato Carbone si sarebbe prodigato per tenere in piedi l’amministrazione comunale nonostante l’iniziale sfiducia firmata da lui stesso insieme ad altri 13 colleghi dell’assise. Dopo averci ripensato, Carbone avrebbe pressato i consiglieri di minoranza paventando per loro l’ipotesi di ottenere incarichi governativi.
Gli audio
“Sai – ha detto rivolgendosi a un membro dell’opposizione -, noi abbiamo firmato quel documento ma oggi ci sono state grosse novità molto inaspettate. Soprattutto il vescovo Moscone ha fatto un appello all’unità. Finalmente c’è stato un ravvedimento di Rotice che ha aperto alle opposizioni paventando un azzeramento della giunta. Ci sarebbero possibilità per tutti, anche per te di rivestire un ruolo di governo. Una richiesta che gli ho sempre fatto per avere gente di qualità in giunta. Io sono il 14esimo, questa possibilità me la voglio dare e manderò questo messaggio a tutti gli amici dell’opposizione. Ti chiedo di pensare in maniera seria a questa opportunità anche perché sei una persona valida e potresti dare una grossa mano alla città. Fammi sapere se, come me, decidi per l’eventuale revoca a questa procura che hai fatto”.
E ancora: “Ho mandato l’audio a tutti chiedendo almeno di sederci attorno ad un tavolo con il sindaco per capire se si possono stilare linee programmatiche con punti comuni per poter risollevare le sorti della città, ricordandoci sempre della marea di fondi Pnrr tra settembre e ottobre. Con un commissariamento i soldi andrebbero a finire nel gabinetto (una sua convinzione personale, ndr). Spero che almeno un altro di noi blocchi questa follia (in riferimento alle dimissioni che anche lui aveva firmato poche ore prima, ndr). Rotice si è ravveduto, cerchiamo di correre ai ripari”.
Alla disperata ricerca di sponde, ha poi affermato: “Vi lamentavate della mancata apertura del sindaco, ma ora l’ha fatta. Quindi adesso sediamoci attorno ad un tavolo. Fai la pec molto presto perché ci sono questi di Forza Italia agguerriti per questioni personali. Se hai bisogno ti modifico io il file word. Sto andando personalmente al protocollo per protocollarlo. Appena arrivo al Comune ti mando il mio protocollo di revoca. Naturalmente non ti voglio stalkerizzare perché come ben sai non posso pretendere per me nulla. Altrimenti si andrà a nuove elezioni e pace”.
E infine: “Sto mandando un messaggio a tutta l’opposizione per dire che la mia opzione principale era l’apertura di Rotice che finalmente ha dato mandato ai consiglieri in questa ottica. È opportuno sederci con lui e vedere se ci sono le condizioni. Otto mesi di commissariamento non ce li possiamo permettere visti i fondi Pnrr. Già ora siamo in difficoltà, figuriamoci con un commissariamento”.
Irremovibili i consiglieri di minoranza: nessuno, infatti, ha fatto un passo indietro. Ma a salvare definitivamente Rotice ci ha pensato Vincenzo Di Staso, capogruppo di Forza Italia che, come Carbone, ha fatto dietrofront – pare sempre in seguito a pressioni, addirittura familiari – facendo scendere a 12 il numero dei potenziali dimissionari. Servivano 13 firme.
Un teatrino grottesco, monitorato – stando a quanto trapela – anche dal prefetto di Foggia, Maurizio Valiante. Dopo lo scioglimento per mafia del 2019, il Comune di Manfredonia resta in piedi grazie ad un consigliere comunale – pro maggioranza – imputato in un processo a carico di un clan mafioso. Siamo al paradosso. (In foto, Carbone e Rotice; sullo sfondo, il Comune)
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