Ha incentrato il suo mandato su continue accuse alla precedente amministrazione ed ora inserisce in squadra un uomo molto vicino all’ex sindaco Angelo Riccardi. È questa l’ultima trovata del primo cittadino di Manfredonia, Gianni Rotice che nelle scorse ore ha assegnato l’Assessorato ai Lavori Pubblici, la delega forse più complessa e prestigiosa in una giunta, a Michele Di Tullo. È nota a tutti la vicinanza di quest’ultimo e della sua consorte a Riccardi, entrambi ritratti spesso in compagnia dell’allora sindaco ai festeggiamenti per alcune vittorie elettorali. Ed ora ecco che Di Tullo entra nella squadra del centrodestra dove al timone c’è il chiacchierato Rotice. Di Tullo è il terzo assessore ai Lavori Pubblici in meno di due anni. Il primo fu Angelo Salvemini, mandato via per divergenze con il sindaco, poi è stata la volta di Lucia Trigiani, costretta alle dimissioni dopo essere stata scoperta in una villa abusiva di Siponto, a pochi passi da quella, sempre abusiva, dello stesso Rotice. Adesso tocca a Di Tullo sul quale ci sono già le prime polemiche proprio per la sua vicinanza ad Angelo Riccardi. “Giovane geometra e professionista dalle comprovate capacità ed esperienza”, ha scritto Rotice nell’annunciare il nuovo assessore.

Sulla nomina si è già espresso Salvemini attraverso un post durissimo pubblicato sui social: “A volte ritornano, a volte non se ne sono mai andati – esordisce -. Il sindaco Rotice fa finalmente coming out. Sento il dovere di chiedere umilmente scusa ai 719 elettori che, nel rispetto della mia persona, hanno offerto un determinante contributo alla elezione del primo sindaco impostore. Ebbene sì. Un impostore”. Parole pesantissime quelle di Salvemini che poi aggiunge: “Lui che ha sempre vantato la recisione dei rapporti con l’ex primo cittadino Angelo Riccardi, oggi affida il settore più importante ad un suo uomo. Eppure la soap opera andata in onda a più riprese tra il predetto Rotice e l’alter ego di Riccardi, la consigliera Valente, sembrava avere un non so che di reale. E, invece, era solo e soltanto una vergognosa messa in scena artatamente architettata per attentare alla intelligenza dei manfredoniani facendogli credere che quel soggetto con il quale aveva spartito per anni sogni e desideri era improvvisamente stato fatto fuori nonostante il grande contributo da questi ricevuto al ballottaggio. Quelllo che non si è potuto far entrare dalla porta lo si è fatto transitare dalla finestra. Vergogna, vergogna e ancora vergogna! I cittadini di Manfredonia avevano creduto nel cambiamento a piè pari sbandierato in campagna elettorale ma sono stati traditi da quell’uomo che, dopo appena un anno di governo, si è tolto definitivamente la maschera dichiarando il ripristino di quel sistema di governo che il popolo manfredoniano aveva sperato di aver seppellito con la sua elezione”.
Poi, da avvocato penalista qual è, Salvemini spiega: “Tecnicamente l’ing. Gianni Rotice ha commesso una vera e propria truffa (condotta prevista e punita dall’art. 640 del codice penale) ai danni dei manfredoniani raggirandoli con slogan elettorali appositamente coniati allo scopo di estorcergli il consenso necessario alla ‘presa della bastiglia’. Mi sento colpevole. Fortemente colpevole. Per questo chiedo umilmente perdono, cari concittadini. Ma sono anch’io, come voi, una vittima di questo raggiro”. (In alto, a sinistra, Rotice e Di Tullo; a destra, il neo assessore con Angelo Riccardi; sotto, i festeggiamenti per una vittoria di Riccardi; Di Tullo indicato dalla freccia)
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