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Home - Calici di mafia, così il “re del vino” riciclava i soldi sporchi dei clan foggiani. È la fine di un impero

Calici di mafia, così il “re del vino” riciclava i soldi sporchi dei clan foggiani. È la fine di un impero

Di Francesco Pesante
22 Ottobre 2021
in Inchieste
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È crollato definitivamente l’impero del “re del vino” Vincenzo Secondo Melandri, imprenditore ravennate, punto di riferimento della mafia foggiana e cerignolana per gli affari loschi nel Nord Italia. Melandri deve dire addio alle sue fiammanti auto d’epoca, tra cui l’Alfa Romeo Flavia e la Mercedes 190 SL, ma anche ad aziende e conti correnti. La Dia gli ha confiscato beni per oltre 50 milioni di euro. Un patrimonio che sarebbe stato costruito attraverso una lunga serie di truffe allo Stato. Stando alle carte dell’inchiesta, Melandri avrebbe sostituito i soldi sporchi ricevuti dai cerignolani Pietro Errico e Gerardo Terlizzi – denaro proveniente da frodi fiscali e usura – mediante bonifici effettuati a favore di società riconducibili ai due indagati (Vinicola garganica srl, Azienda Pignatella sas, Manfredi vini srl) “ad apparente pagamento delle fatture per operazioni inesistenti“. Si è stimato che l’importo del denaro riciclato soltanto “tra il 2014 e il 2017, pari alle movimentazioni finanziarie intercorse tra la Melandri Trading srl e le società cerignolane, al netto degli importi Iva trattenuti dalle stesse – riportano le carte degli inquirenti -, ammonta a non meno di 3.961.378 euro“.

Negli atti di indagine sono ripercorse le traversie giudiziarie a carico dell’imputato, “a testimonianza – scrive il gip Galanti – del ventennale spessore criminale che ne contraddistingue la figura e dell’indubbia pericolosità soggettiva”. Melandri fu coinvolto in fatti di cronaca già negli anni ’90, mentre nel Foggiano iniziò a farsi notare soltanto nel 2011 quando venne “denunciato dalla Guardia di Finanza di San Severo – si legge – per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture relative ad operazioni inesistenti. Una truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.
Me è l’11 giugno del 2012 che Melandri balzò con prepotenza agli onori delle cronache. Quel giorno fu arrestato dalla squadra mobile di Foggia e dalla Guardia di Finanza di Foggia nell’ambito dell’operazione denominata “Baccus”, per reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno di enti e dell’Unione Europea. “Baccus” sgominò il business tra mafia foggiana e mondo vitivinicolo romagnolo. Nomi di peso nell’inchiesta, tra i quali il boss Vito Bruno Lanza detto “U’ lepre”, mafioso di vertice della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza e Michele Carella alias “Recchia Long”. Pochi mesi fa, proprio nell’ambito del processo “Baccus”, la Cassazione ha annullato le assoluzioni di Lanza, Carella, Cesare Antoniello, Pasquale Di Mattia, Luigia Lanza, Teodosio Pafundi, Alessandro Carniola e Walter Cocozza, disponendo un nuovo giudizio dinanzi alla Corte di Appello.

In “Baccus”, Melandri fu condannato a 4 anni di reclusione. In un altro filone della stessa inchiesta, sono già stati condannati in via definitiva altri malavitosi locali di minor spessore criminale.

Vincenzo Secondo Melandri; nei riquadri, in alto Lanza e Carella; sotto, Terlizzi ed Errico

Più di recente, l’imprenditore del vino è stato condannato in primo grado a 9 anni e mezzo di reclusione per associazione a delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio a conclusione delle indagini eseguite dalla Dia di Bologna, coordinate dalla Procura di Ravenna e sfociate nell’operazione “Malavigna” per gli affari con i cerignolani. Il provvedimento, emesso su proposta del procuratore della Repubblica di Ravenna, Alessandro Mancini e della sostituta Lucrezia Ciriello, fa seguito al sequestro già operato dalla Dia nel 2020 in base al quale il Tribunale di Bologna, presieduto da Francesco Caruso, aveva ritenuto sussistente, tra l’altro, la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni nella disponibilità di Melandri e del suo nucleo familiare.

La misura ablativa emessa nelle scorse ore interessa partecipazioni societarie e 9 compendi aziendali attivi nel settore vitivinicolo siti nella provincia di Ravenna, 74 beni immobili ubicati tra le province di Ravenna, Forlì e Brescia, 6 auto d’epoca e 3 rapporti bancari e assicurativi recanti disponibilità finanziarie di cui un conto corrente acceso presso un istituto bancario di San Marino; quest’ultimo sarà oggetto di confisca a cura delle competenti autorità sammarinesi d’intesa con l’autorità giudiziaria bolognese così come previsto dalla Convenzione di “amicizia e buon vicinato” del 1939. Il valore complessivo dei beni oggetto del provvedimento di confisca ammonta ad oltre 50 milioni di euro.

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Tags: CerignolaFoggiamafiaMelandri
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