“Sono uscita dalla Maternità del Riuniti di Foggia con il Covid!”. La denuncia di una mamma: “Ora vivo separata dai miei affetti”

Il racconto: “Tutto stava procedendo alla grande fino a quando non ricevo la chiamata della mia compagna di stanza che mi dice di essere risultata positiva. L’ospedale? Non mi ha contattata”

“Il 12 ottobre scorso mi sono recata in ospedale per far nascere il mio secondogenito, Thomas. Mai avrei immaginato di uscire dalla Maternità con il Covid”. Il racconto della mamma foggiana Maria Rosaria mette a nudo una “falla” nel sistema organizzativo interno del Policlinico “Riuniti” di Foggia.

“Prima di salire in reparto – spiega -, sono stata sottoposta a due tamponi anti Covid (uno rapido e uno molecolare), al quale sono risultata negativa (come del resto tutte le altre pazienti ricoverate). Ovviamente quelle positive sono portate al reparto Covid per partorire. Le regole in reparto sono molto rigide e c’è molta differenza tra il reparto ospedaliero e quello universitario, che si trovano sullo stesso corridoio, uno di fronte all’altro. Il reparto universitario permette ai papà, con il tampone negativo, di assistere al parto e di entrare un’ora al giorno per le visite; nel reparto ospedaliero, invece, nonostante il tampone negativo, non si può assistere al parto e vengono concessi 15 minuti di visita da parte del marito nel corridoio senza accedere al reparto! Tutto questo perché dicono che devono evitare i contagi da parte dei parenti (e ci può stare). Ma quello che vi sto per raccontare ha dell’incredibile”, prosegue.

“Il venerdì torno a casa, e, poiché esco da un posto sicuro fatto di controlli – racconta – chiedo a tutta la mia famiglia di eseguire un tampone per stare sereni e abbracciarci in sicurezza. Tutto stava procedendo alla grande fino a quando non ricevo la chiamata della mia compagna di stanza che mi dice di essere risultata positiva al tampone Covid, che ripeteva per portare la bambina al controllo post dimissioni. Lei era entrata in ospedale venerdì 8 ed è stata dimessa giorno 14; al mio arrivo aveva un po’ di tosse e freddo, ma senza febbre. Non appena ricevo la chiamata, poiché non mi sentivo al top, ho deciso di effettuare un tampone molecolare per essere certa di un risultato attendibile: il test ha confermato la mia positività. In tutto questo l’ospedale non si è degnato di chiamarmi per avvisarmi che io ero stata in stanza con una persona che è risultata positiva. Ho denunciato io la cosa, ricevendo in cambio solo accuse. Così mi ritrovo contagiata, costretta a vivere separata in casa da mio marito, e ad indossare costantemente una mascherina, a non potermi vivere serenamente i miei bambini, a non poterli abbracciare e baciare, a vedere Nicole che mi chiede di togliere la mascherina perché vuole un bacio, ad aver costretto mio marito e tutta la mia famiglia alla quarantena essendo stati a contatto con me, a non poter festeggiare nemmeno il compleanno di mia figlia”.

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