Il Servizio sanitario nazionale aumenta il numero di visite ed esami garantiti nei tempi previsti, ma la Puglia continua a occupare le posizioni più critiche nella classifica delle liste d’attesa. Nei primi sei mesi del 2026, in Italia, sono state eseguite entro i limiti temporali indicati dai medici oltre un milione e 600mila prestazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Restano tuttavia fuori dai tempi clinici oltre 2 milioni e 800mila tra prime visite specialistiche ed esami diagnostici.
Il dato emerge dal primo bollettino trimestrale predisposto dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, attraverso la nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Puglia figura tra le tre regioni italiane nelle quali, per le prime visite, la percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia resta ancora inferiore al 70%.
Puglia sotto il 70% per le prime visite
Nel confronto tra il primo semestre del 2025 e quello del 2026, Agenas registra un miglioramento nella maggior parte delle regioni. Basilicata, Marche, Lazio, Veneto, Molise, Calabria e Campania mantengono percentuali superiori all’80%, mentre Liguria e Lombardia superano questa soglia grazie a un significativo recupero.
La situazione resta invece particolarmente critica in Puglia, Friuli Venezia Giulia e Umbria, dove meno di sette prime visite su dieci vengono effettuate entro i tempi indicati sulla ricetta. Agenas segnala alcuni segnali di inversione di tendenza, ma il divario rispetto alle regioni più efficienti rimane ancora ampio.
Il quadro pugliese assume particolare rilievo alla luce delle numerose segnalazioni dei cittadini e delle forze politiche sui tempi necessari per ottenere prestazioni specialistiche. In alcuni territori, per visite ortopediche o esami diagnostici, le disponibilità comunicate dai centri di prenotazione arrivano anche all’anno successivo.
Migliorano gli esami, ma la Puglia resta sotto l’80%
La performance pugliese risulta leggermente migliore per gli accertamenti diagnostici. La regione rientra infatti nel gruppo che, pur mantenendo percentuali di rispetto dei tempi inferiori all’80%, ha mostrato un miglioramento rispetto al primo semestre del 2025.
Nella stessa fascia si trovano la Provincia autonoma di Trento, la Sardegna e l’Umbria. Dieci regioni, tra cui Veneto, Campania, Basilicata, Marche, Lazio, Toscana, Molise, Emilia-Romagna, Calabria e Piemonte, riescono invece a garantire nei tempi stabiliti più dell’80% degli esami diagnostici.
Oltre 14 milioni di prenotazioni in sei mesi
Nel primo semestre del 2026 sono state effettuate complessivamente 14.954.182 prenotazioni, contro i 13,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.
Le prime visite specialistiche sono state 8.395.341. Di queste, il 78,5%, pari a oltre 6 milioni e mezzo, è stato garantito entro i tempi previsti, contro il 76,4% del 2025. Gli esami diagnostici sono stati invece 6.558.841, con una percentuale di rispetto dei tempi pari all’84,6%, in aumento rispetto all’82,8% registrato un anno prima.
Nonostante il miglioramento, circa un milione e 800mila prime visite e oltre un milione di accertamenti diagnostici sono stati eseguiti oltre i termini clinici indicati dal medico.
Le prestazioni più in difficoltà
Le maggiori criticità riguardano alcune visite specialistiche. La prima visita oncologica viene garantita nei tempi previsti nel 95,2% dei casi, mentre le percentuali scendono sensibilmente per altri settori.
La visita neurologica viene effettuata nei tempi nel 77% dei casi, quella gastroenterologica nel 74,7%, quella urologica nel 74,4%, l’oculistica nel 73,7% e la dermatologica appena nel 70,2%.
Il ritardo nell’accesso a una prima visita o a un esame può incidere sulla tempestività della diagnosi e, in alcuni casi, sul decorso della malattia.
Cosa significano i codici U, B, D e P
Il medico, al momento della prescrizione, deve indicare sulla ricetta la classe di priorità della prestazione.
La lettera “U” identifica le prestazioni urgenti, da eseguire entro 72 ore. La classe “B” prevede un’attesa massima di dieci giorni. La lettera “D” indica le prestazioni differibili, da effettuare entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami diagnostici. La classe “P”, riservata alle prestazioni programmabili, prevede un limite massimo di 120 giorni.
I miglioramenti più significativi rilevati da Agenas riguardano proprio le prestazioni urgenti e brevi. Le visite urgenti effettuate entro 72 ore sono passate dal 77,7% all’81%, mentre quelle in classe B sono aumentate dal 77,3% all’80,2%.
Per gli esami urgenti la quota di prestazioni garantite nei tempi è salita dal 73,2% al 76,4%, mentre per quelli con priorità breve è passata dal 75,9% al 77,6%.
Il peso delle prescrizioni programmabili
Agenas segnala anche forti differenze tra le regioni nell’attribuzione delle classi di priorità. In alcune realtà una quota molto elevata di prescrizioni viene classificata come programmabile, con un’attesa consentita fino a 120 giorni.
Le percentuali più alte si registrano in Basilicata, con l’87,7%, in Campania con l’84,4%, in Molise con il 75,1% e in Calabria con il 69,7%.
Secondo l’Agenzia, una diversa distribuzione delle priorità può condizionare i risultati complessivi e rendere più difficile il confronto tra i sistemi sanitari regionali.
Le buone pratiche di Toscana e Piemonte
Il rapporto individua alcune esperienze positive che potrebbero essere replicate anche nelle regioni più in difficoltà.
La Toscana ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per analizzare circa 350mila prescrizioni dermatologiche. È emerso che una visita su tre riguardava la valutazione di nei non sospetti. La revisione dei criteri prescrittivi ha consentito di ridurre del 5% le richieste e di far salire dal 60,5% al 63,1% la quota di visite garantite nei tempi previsti.
Il Piemonte ha invece introdotto algoritmi per utilizzare gli slot rimasti liberi nelle agende e assegnarli automaticamente alle richieste più urgenti. Grazie a questo sistema, le prenotazioni con priorità breve garantite nei tempi sono passate, in tre anni, da circa il 50% a oltre il 95%.
Agenas: “Segnali positivi, ma resta molta strada da percorrere”
Il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, parla di un andamento complessivamente positivo, soprattutto per le prestazioni urgenti e brevi, ma riconosce la permanenza di numerose criticità.
La piattaforma nazionale consentirà di ampliare progressivamente il numero delle prestazioni monitorate e di lavorare con le singole regioni per individuare interventi organizzativi. Per la Puglia, però, i dati del primo semestre confermano una situazione ancora lontana dagli standard delle realtà più efficienti e la necessità di accelerare sulle misure per garantire l’accesso alle cure entro i tempi previsti.










