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Home - La crisi del M5S, tra piazze, sardine e liste autonome. Furore non demorde: “Rimaniamo sempre alternativi ai partiti tradizionali”

La crisi del M5S, tra piazze, sardine e liste autonome. Furore non demorde: “Rimaniamo sempre alternativi ai partiti tradizionali”

Di Antonella Soccio
22 Novembre 2019
in Politica
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Sono le Sardine il nuovo Movimento 5 Stelle? È questa la domanda che si fa insistente in Emilia Romagna e che sta travolgendo i pentastellati, che ieri nella consultazione on line sulla piattaforma Rousseau hanno visto soccombere il progetto di Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Beppe Grillo. La base degli iscritti, molto limitata comunque, perché hanno votato solo 28mila persone, ha ratificato il sì a liste autonome nelle due regioni prossime al voto, Emilia appunto e Calabria. No ai patti civici, no ad altre alleanze. Presumibilmente anche in Puglia i pentastellati si comporteranno analogamente.

Abbiamo chiesto all’europarlamentare Mario Furore se questo non sia il segnale della fine ormai della straordinaria avventura politica del MoVimento 5 Stelle. Il MoVimento è destinato lentamente ad estinguersi?

“Ho letto le analisi sulle Sardine, sono estremamente felice quando i cittadini scendono in piazza liberamente e pacificamente per manifestare – osserva l’onorevole Furore a l’Immediato -. La piazza è da sempre il simbolo del M5S e quindi non potrei che guardare con simpatia a chi si espone e partecipa, ma protesta deve essere sempre accompagnata da proposta e soprattutto mi auguro che certi movimenti e battaglie non diventino solamente operazioni di marketing a uso e strumento di una parte politica, perché sarebbe davvero un peccato”.

E aggiunge: “Per quando riguarda il M5S io non credo ad una fase di stallo, questo è quello che vuole raccontare il mainstream come Repubblica, in questo momento abbiamo bisogno solo di strutturarci meglio al fine di garantire una partecipazione più ampia e un coinvolgimento della base. Su questa idea ad esempio è venuta fuori la proposta di Rousseau dei progetti per i facilitatori nazionali per tematiche”.

Le parole di Di Maio, quando dice che il Movimento è la terza via, l’alternativa ai due poli, non sono una resa rispetto al vecchio progetto di Gianroberto Casaleggio? Il Movimento non doveva essere quell’insieme di onestà ed efficienza dal basso, dai cittadini, che ingloba i partiti e le ideologie?

“A mio avviso rimaniamo sempre alternativi ai partiti tradizionali, più che a due poli- risponde Furore- Alternativi a come si concepisce la gestione del potere, lontani dalle clientele, dal voto di scambio e da tanto che purtroppo ha sempre caratterizzato la vecchia politica tanto della Lega quanto del Pd. Un errore grande fatto é quello di essersi rinchiusi nel palazzo pensando a risolvere concretamente i problemi, e mentre eravamo nel palazzo altri hanno offerto una narrazione su di noi ingiusta: di incompetenza o di mala gestione. La verità è che dovevamo strutturarci prima quando avevamo il vento in poppa, ma nulla è perduto, soprattutto abbiamo come portavoce abbiamo il compito di non disperdere questo patrimonio importante, ci vogliono più scelte partecipate e coinvolgimento della base e raccontare e comunicare meglio i nostri risultati”.

Secondo Furore il MoVimento avrebbe dovuto sfruttare i famosi cappotti gialli del Sud per radicarsi, laddove invece sono stati travolti dalla comunicazione e dai temi di Matteo Salvini. Siete stati troppo aleatori sui territori? “Aleatori no. Ma abbiamo sottovalutato la portata comunicativa degli altri”, conclude.

Tags: Giuseppe ConteM5SMario FuroreSardine
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