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Home - Monte Sant’Angelo, parentele pericolose anche nel nuovo consiglio comunale

Monte Sant’Angelo, parentele pericolose anche nel nuovo consiglio comunale

Di Francesco Pesante
22 Giugno 2017
in Inchieste
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Occhi puntati su Monte Sant’Angelo dove le recenti elezioni hanno riconsegnato un sindaco alla città dell’Arcangelo, dopo due anni di commissariamento. Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni criminali destò scalpore a causa dell’emergere dei legami tra politica e soggetti della mala locale, molti dei quali coinvolti nell’operazione Rinascimento.

Appena l’8 giugno scorso, a poche ore dalla tornata elettorale, una seduta della Commissione Antimafia aveva posto l’attenzione sui comuni italiani commissariati per mafia. Tra questi Monte Sant’Angelo, “comune nel quale – si legge nel resoconto del presidente Rosy Bindi – si è verificato il caso di incandidabilità accertato successivamente alla scadenza del termine di cui dispongono le commissioni elettorali. Questo comune è stato sciolto nel 2015, si è trattato del primo consiglio comunale sciolto nella provincia di Foggia per infiltrazione mafiosa. Come è noto, la provincia di Foggia presenta una situazione particolarmente grave in questo momento. Alle elezioni amministrative del comune di Monte Sant’Angelo concorrono per la carica di sindaco 3 candidati appoggiati da altrettante liste, dall’esame dei nominativi dei partecipanti alla competizione elettorale è dato rilevare che nella lista “Verso il futuro” (quella di Donato Troiano, ndr) risultano candidati Michele Ferosi (che ha poi preso 248 voti, ndr), già vicesindaco della precedente amministrazione sciolta per condizionamento mafioso, e il candidato Mario Pio Arena (sempre con Troiano, ndr), per il quale è stata accertata, dopo l’ammissione della candidatura alla carica di consigliere, una causa di incandidabilità”. Ferosi non è stato eletto anche se Troiano potrebbe lasciargli l’unico seggio in consiglio conquistato, mentre Arena ha ottenuto una manciata di voti. 

Ma la Bindi segnala altri casi: “Alcuni dei candidati presenti in ben due liste si trovano, in ragione di rapporti di parentela o di affinità o anche solo per le frequentazioni, prossimi a esponenti della criminalità locale, così da poter rappresentare elementi di continuità con la precedente amministrazione sciolta, come è stato rilevato anche dalla sentenza del TAR che confermava il decreto di scioglimento”.

Lo stesso neo sindaco Pierpaolo D’Arienzo è cugino del 37enne Ivan Rosa, morto ammazzato il 19 marzo 2014 a Bosco Quarto, quando venne raggiunto e ucciso a colpi di fucile calibro 12. Rosa era anche accusato di aver minacciato l’architetto del Comune, Giampiero Bisceglia al quale crivellarono di colpi la serranda del suo garage e l’automobile.

‘Fic sicc’ Ricucci e Vincenzo Totaro; alle spalle, il municipio

Tra i candidati eletti, dunque, non mancano i collegamenti con gli esponenti del vecchio governo cittadino sciolto per mafia. Come due neo consigliere sostenute da Forza Italia e vicine a Vincenzo Totaro, ex direttore facente funzione del Parco del Gargano ed ex assessore ai Lavori Pubblici. In una relazione della Prefettura di Foggia, relativa allo scioglimento per mafia, si scriveva: “Totaro è persona legata da rapporti d’amicizia con i “Macchiaioli”, in particolare con gli esponenti della famiglia Ricucci. A conferma di tale vicinanza si segnala che nel marzo 2014, pochi giorni dopo l’omicidio di Ivan Rosa (soggetto già implicato nell’atto intimidatorio contro il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale Giampiero Bisceglia), nel corso delle conseguenti indagini, venne acquisito il filmato di un circuito di videosorveglianza dove si era appena svolta una festa della famiglia di Pasquale Ricucci (detto fic’ secc’, arrestato poco più di un mese fa), ritenuto esponente di spicco della batteria “Macchia”. Dalla visione del filmato si nota inequivocabilmente la presenza di Totaro che si avvicina salutando Ricucci in maniera affettuosa e confidenziale”.

Tra gli eletti, infine, spunta anche un’altra persona legata a soggetti della vecchia amministrazione. Come la nipote del socio di Damiano Totaro, l’ex assessore destinatario di un’interdittiva antimafia nei confronti della sua RSSA nella quale, tra le altre cose, lavorano le compagne di due soggetti coinvolti in “Rinascimento”.

Tags: Antimafiamonte sant'angeloRosy Bindi
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