Si è aperta con le parole dello scrittore israeliano Eshkol Nevo la 25ª edizione del Libro Possibile di Vieste, in un clima segnato dalle polemiche che avevano accompagnato la sua presenza alla rassegna letteraria. Nelle settimane precedenti, infatti, intellettuali, esponenti politici e religiosi avevano sottoscritto un appello chiedendo l’esclusione dell’autore, ritenendo insufficiente la sua presa di posizione nei confronti delle politiche del governo israeliano e della guerra nella Striscia di Gaza.
Dal palco di Vieste, però, Nevo ha voluto chiarire senza ambiguità la propria posizione.
“Sono contro questo governo, basta guerre infinite”
“La mia posizione politica? Sono contro l’attuale leadership di governo. La mia opposizione è netta. A questo governo manca una visione, e lo scrivo nei miei libri. Manca la capacità di immaginare un futuro senza guerre. Siamo stufi di queste guerre infinite. Dobbiamo dire basta a quello che succede a Gaza e in Libano. Ad ottobre ci saranno le elezioni e mi auguro che ci sia un cambio di passo, una leadership diversa, orientata alla pace”, ha dichiarato lo scrittore israeliano.
Parole che hanno rappresentato uno dei momenti più significativi della serata inaugurale del festival garganico, spostando il dibattito dalla polemica sulla sua partecipazione al tema del conflitto in Medio Oriente e della ricerca di una prospettiva di pace.
L’intervento di monsignor Santoro
A condividere il messaggio di Nevo è stato anche Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto, chiamato a introdurre l’intervento del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme.
Nel suo intervento, Santoro ha richiamato il magistero di Papa Francesco e di Papa Leone, ribadendo che la pace non può essere intesa come una semplice assenza di conflitti, ma deve fondarsi sulla giustizia, sul dialogo e sulla costruzione di relazioni capaci di superare le divisioni.
La serata inaugurale del Libro Possibile si è così trasformata in un momento di riflessione sul dramma della guerra e sul ruolo della cultura nel promuovere il confronto e la convivenza tra i popoli.










