Per gentile concessione del Corriere del Mezzogiorno – Puglia, in osservanza dell’articolo 70 della Legge sul Diritto d’Autore
Lo Yin e lo Yang: un po’ di buio nella luce, un po’ di luce nel buio. Parlano lingue opposte l’aggressione di un imprenditore iscritto a Futuro Nazionale ai danni di un extracomunitario (avvenuta nei giorni scorsi a San Benedetto del Tronto) e la rincorsa di un altro extracomunitario per restituire il portafogli a chi l’aveva perso (come successo nei giorni scorsi a Carpino). In quale dei due episodi cercare lo Yin? E in quale lo Yang? E se è vero che ciascuno dei due contiene sia l’uno che l’altro, perché sulla stampa nazionale ci è finito solo il pestaggio razzista?
Forse perché le buone notizie confondono le idee, autorizzano un’immotivata fiducia nel prossimo. E allora l’esemplare lezione di civiltà di Sissoko (originario del Mali, dipendente di un’azienda agricola di Carpino) esce dai radar di un’informazione rassegnata alla mediocrità, così abituata a mostrare la ferocia dei lupi che quando ne scopre uno ammansito dalla provvidenza (come quello di francescana memoria) non sa che farsene, non sa raccontarlo.
Sta di fatto che questo Sissoko ha trovato un portafogli contenente documenti, denaro e carte di credito, e respingendo la tentazione – cui magari avrebbe ceduto la maggior parte dei moralisti che vaneggiano di remigrazione – di tenerlo per sé, ha provato a restituirlo al proprietario. Che però non viveva a Carpino, come lui, ma nel vicino paese di Cagnano Varano. E durante il viaggio in corriera, mettendo a tacere lo Yin e lo Yang che gli bisbigliavano «chi te lo fa fare…», avrà pensato a quanto sarebbero stati orgogliosi i suoi genitori, che pur vivendo di stenti non gli hanno fatto mancare la pratica della dignità.
Fin quando è riuscito a rintracciare il proprietario del portafogli, a riconsegnarglielo lontano dalle telecamere, da uomo a uomo come in biblico ricongiungimento della specie. Tutto sotto silenzio, se non fosse stato per la Pro Loco di Carpino che commentando questo gesto ha detto «l’onestà è un valore che appartiene alle persone, non alle loro origini».
Chissà quanti episodi come questo avvengono ogni giorno nelle campagne foggiane, dove ogni estate si trasferiscono – per fare lavori che gli italiani non fanno più – oltre 50 mila ragazzi provenienti da 15 paesi africani. La regolamentazione dell’emigrazione in Italia è un tema ormai cruciale, impossibile negarlo. Ma il fronte della remigrazione, come negazione dei tempi moderni (il 13% della previdenza nazionale si regge sui contributi versati da questi ragazzi), è solo benzina sul fuoco del consenso.












