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Home - Mafia foggiana, “Decimabis” in appello. Per l’accusa nessun imputato merita uno sconto di pena

Mafia foggiana, “Decimabis” in appello. Per l’accusa nessun imputato merita uno sconto di pena

Al centro dell'inchiesta il sistema mafioso delle estorsioni della Società foggiana, ricostruito anche grazie alle dichiarazioni di nove collaboratori di giustizia. Alla sbarra Pellegrino "Capantica" e altri nomi noti della mala locale

Di Francesco Pesante
11 Luglio 2026
in Apertura, Foggia
In alto, Pellegrino, Ariostini, Direse e Gesualdo; sotto, Clemente, Stanchi, Morelli e Gelormini

In alto, Pellegrino, Ariostini, Direse e Gesualdo; sotto, Clemente, Stanchi, Morelli e Gelormini

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Prosegue davanti alla Corte d’Appello di Bari il processo Decimabis, uno dei principali filoni giudiziari sulla Società foggiana, con la Procura generale che chiede la conferma delle condanne inflitte in primo grado ai presunti appartenenti ai clan storici del capoluogo dauno che scelsero il rito ordinario.

Nel corso della seconda parte della requisitoria, il sostituto procuratore generale Francesco Barbanente ha chiesto la conferma della condanna a 15 anni di reclusione per Vincenzo Antonio Pellegrino, detto “Capantica”, indicato come uno dei boss storici della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza e figura di riferimento dell’organizzazione quando Rocco Moretti e il figlio Pasquale erano detenuti.

“Capantica” ai vertici della Società foggiana

Secondo la Procura generale, Pellegrino avrebbe ricoperto un ruolo di vertice all’interno della Società foggiana, partecipando alle decisioni strategiche insieme ai capi delle altre batterie criminali cittadine.

Nella requisitoria il pg ha ricordato come l’imputato, oggi 74enne e detenuto dall’aprile 2016, sia accusato di essere stato uno dei dirigenti dell’organizzazione mafiosa, chiamato ad assumere le decisioni più importanti insieme ai vertici delle batterie Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Tolonese.

Per la pubblica accusa non esistono elementi tali da giustificare una riduzione della pena già fissata in primo grado.

Chieste conferme per altri otto imputati

Il procuratore generale ha concluso anche per altri otto imputati, chiedendo la conferma delle condanne già pronunciate dal Tribunale di Foggia.

La richiesta riguarda l’ex latitante Leonardo Gesualdo detto “il vavoso”, condannato a 12 anni, Savino Ariostini, alias “Nino 55”, Michele Morelli, Ciro Stanchi detto “Big Jim”, Mario Clemente, Giuseppe Perdonò, Massimiliano Russo e Pietro Stramacchio, tutti condannati a 11 anni per associazione mafiosa.

Secondo il pg, nessuno degli imputati merita ulteriori attenuazioni della pena, avendo già beneficiato delle circostanze attenuanti generiche nel giudizio di primo grado.

La requisitoria proseguirà nella prossima udienza con l’esame delle posizioni di Felice Direse, condannato a 13 anni per mafia, Marco Gelormini, condannato a 4 anni per tentata estorsione, e Alessandro Morena, condannato a 9 anni per due episodi di usura e relative estorsioni.

L’inchiesta Decimabis e il sistema delle estorsioni

L’operazione Decimabis rappresenta uno dei più importanti procedimenti contro la criminalità organizzata foggiana degli ultimi anni.

L’indagine, nata dopo il blitz Decima Azione del 2018, ha ricostruito il sistema delle estorsioni gestito dalle tre batterie della Società foggiana, individuato dagli inquirenti come uno dei principali canali di finanziamento dell’organizzazione insieme al traffico di sostanze stupefacenti.

Le misure cautelari furono complessivamente 44 tra novembre e dicembre del 2020. Il procedimento si è poi diviso tra rito ordinario e abbreviato.

Nel processo celebrato con rito ordinario davanti al Tribunale di Foggia furono inflitte dodici condanne, ora al vaglio della Corte d’Appello di Bari. Parallelamente, nel procedimento abbreviato, si registrarono ventisette condanne e una sola assoluzione dopo il giudizio d’appello.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Il quadro accusatorio si fonda su intercettazioni e sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.

Nel corso del processo hanno reso dichiarazioni i pentiti Alfonso Capotosto, Carlo Verderosa, Giuseppe Folliero, Patrizio Villani e Danilo Pietro Della Malva. Successivamente si sono aggiunte anche le collaborazioni dei fratelli Ciro Francavilla e Giuseppe Francavilla, divenuti collaboratori dopo la sentenza di primo grado. Quest’ultimo è stato ascoltato anche durante il processo d’appello.

Il caso Gesualdo e il dissociato Clemente

Nel corso della requisitoria il procuratore generale ha dedicato particolare attenzione anche alla posizione di Leonardo Gesualdo, ritenuto un affiliato della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza.

Gesualdo è ricordato dagli inquirenti per una delle più lunghe latitanze nella storia della mafia foggiana: sfuggì all’arresto durante il blitz del 16 novembre 2020 e venne catturato soltanto il 6 ottobre 2025. Secondo l’accusa avrebbe svolto un ruolo operativo nella riscossione delle estorsioni e nella consegna dei proventi agli altri affiliati, mentre alcuni collaboratori di giustizia lo hanno descritto anche come un killer.

Tra gli imputati figura anche Mario Clemente, ritenuto il primo dissociato della storia della Società foggiana. Attualmente agli arresti domiciliari, nei mesi scorsi ha dichiarato in aula di essersi avvicinato ai Testimoni di Geova e di aver interrotto ogni rapporto con il passato criminale, senza però accusare altri presunti appartenenti all’organizzazione.

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Tags: CapanticaCiro Francavillacollaboratori di giustiziaCorte d'Appello di BariDda BaridecimabisestorsioniGiuseppe Francavillaleonardo gesualdoMafia foggianaMario ClementeprocessoRocco Morettisocieta foggianaVincenzo Antonio Pellegrino
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