È stato condannato a 10 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale Francesco Checchia, il 29enne di Lucera accusato della brutale aggressione ai danni del netturbino Gianluigi Esposito, morto dopo otto mesi di agonia in ospedale.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Foggia Mario De Simone, che ha riqualificato l’accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, accogliendo la richiesta avanzata dalla difesa.
La richiesta della Procura e la decisione del giudice
La Procura di Foggia aveva contestato a Checchia il reato di omicidio volontario e, tenendo conto della scelta del rito abbreviato, aveva chiesto una condanna a 14 anni di reclusione, pari al massimo della pena applicabile dopo la riduzione di un terzo prevista per il rito alternativo.
Di diverso avviso il gup, che ha escluso la volontà di uccidere riqualificando il fatto come omicidio preterintenzionale. Al tempo stesso il giudice non ha riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche.
Il difensore Giacomo Grasso aveva chiesto l’assoluzione del proprio assistito oppure, in subordine, la riqualificazione giuridica del reato.
L’aggressione del luglio 2024
I fatti risalgono al 15 luglio 2024, quando Gianluigi Esposito, 56 anni, dipendente della Tecneco, si trovava alla guida di un furgone aziendale in via Canova, a Lucera.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo venne raggiunto da almeno due persone, tra cui Checchia, e colpito ripetutamente con violenti pugni al volto e alla testa.
Trasportato d’urgenza in ospedale, fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico e ricoverato prima al Policlinico di Foggia e successivamente trasferito al Policlinico di Bari, dove è deceduto il 28 marzo 2025, dopo un lungo periodo di ricovero.
Il nesso tra l’aggressione e la morte
Secondo la ricostruzione della Procura, sostenuta dal sostituto procuratore Giampetruzzi, l’aggressione avrebbe provocato le conseguenze cliniche che hanno portato al decesso del 56enne.
Nell’imputazione si contesta che Checchia, insieme a un’altra persona rimasta ignota, avrebbe colpito violentemente Esposito al volto, provocandogli lesioni che, attraverso una serie di complicanze cliniche culminate in uno shock emorragico e in un arresto cardiocircolatorio irreversibile, ne avrebbero determinato la morte.
Parte civile solo madre e sorella
Nel procedimento si sono costituite parte civile esclusivamente la madre e la sorella della vittima.
La sentenza chiude il giudizio di primo grado, segnando uno degli episodi più drammatici avvenuti negli ultimi anni a Lucera, dove la morte del netturbino aveva profondamente colpito la comunità cittadina.













