Non più “Far West”, definizione ormai consumata e insufficiente per raccontare l’escalation di violenza che attraversa la Puglia. La nuova chiave di lettura arriva da un editoriale pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, che utilizza l’espressione “Sindrome di Tijuana” per descrivere il clima criminale che da settimane segna diverse città pugliesi, tra sparatorie, agguati e omicidi.
Nel pezzo viene ricostruita una lunga sequenza di episodi recenti: dai cinque colpi esplosi in pieno centro a San Severo contro un pregiudicato, fino all’omicidio del cameriere innocente a Bisceglie durante un agguato in un ristorante destinato al proprietario. E ancora Foggia, con l’uccisione del 42enne Annibale Carta, personal trainer noto in città, e il delitto di Giuseppe Stefano Bruno avvenuto il 29 aprile lungo via Cerignola, alla periferia del capoluogo.
Il paragone con Tijuana e il cinema di Hollywood
Nel ragionamento sviluppato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la metafora del Far West non sarebbe più adeguata a spiegare una criminalità organizzata ormai strutturata e radicata nel tessuto economico e sociale.
Da qui il richiamo a Tijuana, città di confine diventata nell’immaginario collettivo simbolo della violenza per bande e della perdita del controllo da parte dello Stato, anche grazie a film come “L’infernale Quinlan” di Orson Welles e “Traffic” di Steven Soderbergh.
Secondo l’editoriale, proprio come nella città messicana, anche in Puglia si starebbe assistendo a una violenza selettiva e continua, legata agli equilibri interni delle organizzazioni criminali e alla loro capacità di infiltrarsi nell’economia locale.
Gli studiosi: “Fenomeni strutturali, non emergenze”
La Gazzetta del Mezzogiorno riporta anche le analisi di studiosi e osservatori del fenomeno mafioso.
Per il sociologo pugliese Leonardo Palmisano, “le mafie pugliesi sono meno visibili ma profondamente radicate nel tessuto economico. La violenza esplode quando gli equilibri criminali saltano”.
Lo storico Vito Antonio Leuzzi evidenzia invece il legame tra criminalità e trasformazioni economiche del territorio, mentre Daniela Marcone, figlia di Franco Marcone, il funzionario pubblico assassinato dalla mafia foggiana nel 1995, sottolinea come “la criminalità prosperi dove lo Stato è percepito come distante”.
Nell’editoriale viene citato anche l’economista barese Gianfranco Viesti, che individua tra le criticità della regione “la debolezza della politica” e il peso della cosiddetta “quarta mafia”, caratterizzata da gruppi criminali frammentati e particolarmente feroci.
“Non è il Far West”
Secondo la riflessione pubblicata dalla Gazzetta, la differenza rispetto alla classica immagine western sarebbe sostanziale.
Nel Far West cinematografico la violenza nasceva in territori ancora privi di organizzazione e istituzioni consolidate. In Puglia, invece, lo sviluppo esiste già e le organizzazioni criminali tentano di piegarlo ai propri interessi attraverso intimidazioni, traffici illeciti ed equilibri di potere.
Per questo la definizione di “Sindrome di Tijuana” viene proposta come chiave interpretativa più complessa e aderente alla realtà: una situazione in cui criminalità organizzata, fragilità istituzionali e tensioni sociali producono un clima di violenza costante e radicata.









