Nuovi particolari emergono dall’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari eseguite dai carabinieri nei confronti di presunti appartenenti a un’organizzazione dedita alla ricettazione e al riciclaggio di autovetture e componenti provenienti da furti commessi in diverse regioni del Sud Italia.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe gestito un articolato sistema di approvvigionamento, smontaggio, occultamento e rivendita di ricambi provenienti da veicoli rubati, sfruttando depositi tra Cerignola e Foggia e una rete di spedizioni che consentiva di distribuire la merce sul mercato nazionale. Gli accertamenti avrebbero inoltre portato a quantificare in oltre 2,5 milioni di euro i profitti illeciti generati dall’attività contestata.
Chi è finito in carcere e chi ai domiciliari
Il giudice per le indagini preliminari Carlo Portano ha disposto la custodia cautelare in carcere per Massimo Battaglino, 27 anni, nato a Canosa ma residente a Cerignola; Francesco Leonardo Dimmito, 31 anni, di Cerignola; e Savino Pasticci, 23 anni, di Cerignola.
Agli arresti domiciliari sono finiti invece Sergio Calvio, 35 anni, di Cerignola; Salvatore Cortese, 28 anni, di Cerignola; Giuseppe Gasparro, 54 anni, di Cerignola; Giuseppe Intellicato, 53 anni, di Cerignola; e Massimiliano Merra, 32 anni, di Cerignola.
Tra gli altri indagati figurano inoltre Massimo Dell’Isola, 47 anni, di Canosa di Puglia; Marinov Marin Iliev, 50 anni, cittadino bulgaro residente a Cerignola; Francesco Perrucci, 20 anni, di Cerignola; Giuseppe Vannulli, 36 anni, di Cerignola; Domenico Maggio, 37 anni, di Cerignola; e Maurizio Lotito, 50 anni, di Cerignola.

Il presunto capo e la rete dei depositi
Per la procura il presunto promotore dell’organizzazione sarebbe stato Francesco Leonardo Dimmito, titolare della Dimmito Car srl, società che secondo l’accusa avrebbe costituito la copertura commerciale attraverso cui immettere sul mercato i ricambi provenienti da veicoli rubati.
Le carte descrivono una struttura con ruoli ben definiti. Dimmito avrebbe coordinato il reperimento delle parti meccaniche e di carrozzeria, la loro vendita e la gestione dei canali commerciali.
Battaglino e Merra sarebbero stati impegnati nella preparazione e nell’imballaggio dei ricambi nei depositi foggiani, mentre Vannulli e Maggio si sarebbero occupati delle spedizioni e della movimentazione della merce. Perrucci avrebbe gestito i contatti telefonici con i clienti, mentre Dell’Isola sarebbe stato uno dei referenti per la compravendita dei pezzi di ricambio.
Dalle BMW alle Audi: l’elenco delle auto finite nell’inchiesta
Particolarmente dettagliato l’elenco delle autovetture indicate nell’ordinanza.
Gli investigatori contestano la gestione e la commercializzazione di componenti provenienti da numerosi veicoli rubati, tra cui una Land Rover Evoque, una BMW Serie 1, un’Alfa Romeo Stelvio, una Jeep Compass, una Dacia Sandero Stepway, una Volvo XC40, una Renault Kadjar, una Citroen C3 Aircross, una Fiat Panda, una Fiat 500, una Volkswagen Polo, una Volkswagen Golf, una Seat Arona, una Mini Cooper, una Mercedes GLB, una Jaguar E-Pace, una Peugeot 3008, una Volkswagen T-Roc, una Audi A3 e una Audi RS6.
Secondo l’accusa, dopo i furti le auto sarebbero state smontate e private degli elementi identificativi. I componenti sarebbero poi stati stoccati nei depositi riconducibili agli indagati e successivamente venduti a clienti e officine mediante documentazione ritenuta falsa o attraverso canali commerciali apparentemente leciti.
Le motivazioni del gip
Nell’ordinanza il giudice sottolinea la gravità dei fatti contestati e il rischio di reiterazione dei reati, evidenziando come alcuni degli indagati fossero ritenuti perfettamente inseriti nel presunto meccanismo criminale e in grado di proseguire le attività illecite.
Il gip richiama inoltre i precedenti penali di alcuni indagati e ritiene sussistenti esigenze cautelari legate anche al possibile inquinamento probatorio.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.











