Nuova udienza davanti al Tribunale collegiale di Foggia nel processo “Giù le mani”, l’inchiesta che ruota attorno alle presunte pressioni nel mondo politico e imprenditoriale di Manfredonia e alle vicende interne all’azienda dei rifiuti, ASE con imputati, tra gli altri, Michele Fatone, Raffaele Fatone, Angelo Salvemini, Grazia Romito, Luigi Rotolo, Michele Romito, Giuliana Galantino, Gianni Rotice e Michele Rotice.
L’udienza del 5 maggio, presieduta dal giudice Mario Talani, si è concentrata in particolare sulla deposizione del teste Giovanni Delli Santi, ascoltato dal pubblico ministero Roberto Galli.
Il nodo della firma contestata
Durante l’esame, il pubblico ministero ha richiamato le dichiarazioni rese da Delli Santi nel 2021 davanti alla polizia, già acquisite al fascicolo processuale attraverso un “patteggiamento probatorio” concordato tra le parti.
Il punto centrale dell’audizione ha riguardato un presunto documento che, secondo il verbale del 2021, sarebbe stato fatto firmare a Delli Santi da Michele Fatone, presunto “dominus” in ASE, senza permettergli di leggerne il contenuto.
Il pm Galli ha letto in aula uno stralcio delle vecchie dichiarazioni: “Mi ha fatto mettere una firma senza darmi la possibilità di leggere. Io ho chiesto di cosa si trattasse, ma lui mi ha detto: ‘Firma e non preoccuparti che non ti succede niente’”.
In aula, però, il teste ha mostrato più volte difficoltà mnemoniche e ha negato inizialmente di aver firmato documenti.
“Ho avuto due infarti, non ricordo”
Nel corso dell’udienza il clima si è fatto particolarmente teso quando il pm ha mostrato a Delli Santi una dichiarazione prodotta dalla difesa di Fatone in un procedimento cautelare.
Il teste ha riconosciuto la firma come propria, ma non il contenuto del documento.
“Quelle scritte non lo so, non mi ricordo”, ha dichiarato. Poi, davanti alle ulteriori domande del pubblico ministero, ha aggiunto: “Ho avuto due infarti, c’ho il diabete, tumore al pancreas… la testa non accompagna più”.
Il confronto tra accusa e difesa
L’avvocato di Fatone ha cercato di evidenziare le contraddizioni tra le dichiarazioni rese nel 2021 e quelle fornite oggi in aula.
La difesa ha insistito sul fatto che Delli Santi abbia escluso di aver ricevuto pressioni o minacce dagli imputati e che abbia dichiarato di essersi recato in commissariato accompagnato da Michele Guerra per riferire la vicenda delle “buste”.
Alla domanda diretta del presidente del collegio sul fatto se stesse dicendo la verità durante la deposizione, il teste ha risposto: “Sì, sì”.
Acquisiti i verbali di Balzamo
Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche il teste Michele Balzamo, ma le parti hanno concordato l’acquisizione dei verbali di sommarie informazioni già rese nel 2021 al commissariato di Manfredonia, con conseguente rinuncia all’esame dibattimentale del teste.
Il processo rinviato al 12 maggio
Il Tribunale ha infine rinviato il procedimento al prossimo 12 maggio alle ore 12.30. In quella data dovrebbero essere ascoltati i testi Binetti e Rossi, con ulteriori valutazioni da parte delle parti sull’eventuale acquisizione concordata di altri atti investigativi.
Il processo “Giù le mani” resta uno dei procedimenti più delicati legati alle vicende dell’ASE e della gestione ambientale a Manfredonia, con numerosi filoni accusatori e una lunga istruttoria ancora in corso.
I nomi degli imputati, le accuse principali e gli episodi contestati
Il processo “Giù le mani” nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta di Procura di Foggia e Guardia di Finanza ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice, insieme al fratello Michele detto “Lino”, avrebbe chiesto a Michele Romito di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che Luna”.
Romito risponde di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.
Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretaria comunale Giuliana Galantino (imputata ma anche parte offesa), che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.
Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.










