La costa pugliese continua a fare i conti con un fenomeno radicato e difficile da estirpare: l’abusivismo edilizio sul mare. Un quadro allarmante raccontato da Repubblica Bari, che parte anche dalla provincia di Foggia, dove si concentrano alcuni dei casi più emblematici e irrisolti.
Torre Mileto, il simbolo degli abusi nel Foggiano
Tra i casi più gravi spicca quello di Torre Mileto, nel territorio di Lesina, diventato negli anni un vero e proprio caso di studio. Qui sorgono almeno 2.800 case e villette costruite negli anni Settanta a ridosso del mare, in un’area protetta attraversata dalle rotte migratorie degli uccelli.
Nonostante un piano regionale che nel 2009 prevedeva circa 800 abbattimenti, ne sono stati eseguiti solo poche decine. “Tutto a spese del Comune”, ha spiegato il sindaco uscente Primiano Di Mauro, evidenziando le difficoltà economiche e amministrative che rallentano gli interventi.
Baia Zaiana e le denunce degli ambientalisti
Sempre nel Gargano, a Baia Zaiana, nel territorio di Peschici, gli ambientalisti hanno deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica per denunciare lo “sventramento” di un’area inclusa nel Parco nazionale del Gargano.
Nel mirino le opere realizzate nel tempo da una famiglia locale: uno stabilimento balneare, una scalinata, una strada di accesso e persino un ristorante incastonato nel costone roccioso. Il sindaco Luigi D’Arenzo ha ipotizzato la possibilità di non demolire tutto, sostenendo che “la strada serve per le emergenze”, posizione che ha acceso ulteriormente il dibattito.
Un problema diffuso lungo tutta la costa
Il fenomeno non riguarda solo il Foggiano. Da Polignano a Mare a Mola di Bari, passando per Trani e il Salento, Repubblica Bari descrive una lunga sequenza di situazioni irregolari: campeggi trasformati in vere e proprie cittadelle sul mare, ville abusive mai demolite, strutture turistiche nate senza autorizzazioni e ancora oggi in piedi.
A Polignano, ad esempio, il cosiddetto Club Adriatico conta oltre 400 soci ed è finito al centro di un’inchiesta. A Mola di Bari, invece, alcune villette costruite negli anni Novanta sono ferme allo stato di scheletro, in attesa di demolizione dopo sentenze definitive.
I numeri dell’illegalità e i ritardi nelle demolizioni
Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, la Puglia è seconda solo alla Campania per reati legati al “ciclo del cemento”. Nel 2024 sono state denunciate 1.281 persone, con sequestri e sanzioni per un valore complessivo di 12,5 milioni di euro.
Nonostante i controlli e i sequestri, però, gli abusi spesso restano per decenni. Le procedure di demolizione risultano lunghe e complesse, tra ricorsi, costi elevati e difficoltà amministrative.
Tra coste deturpate e interventi ancora insufficienti
Alcuni interventi sono stati avviati, come nel caso di Torre Guaceto, dove è prevista la demolizione di un rudere ormai a ridosso dell’acqua. Ma si tratta ancora di episodi isolati rispetto a un fenomeno molto più ampio.
Il risultato è una costa segnata da costruzioni illegali che, stagione dopo stagione, restano al loro posto. Un’eredità pesante che continua a compromettere uno dei patrimoni naturali più preziosi della regione, senza che le soluzioni adottate finora riescano a incidere in modo definitivo.












