Si aprirà il prossimo 2 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Foggia il processo con rito immediato nei confronti di quattro presunti esponenti della mafia garganica accusati del duplice omicidio di Nicola Ferrelli, 40 anni, e dello zio Antonio Petrella, 54 anni, assassinati il 20 giugno 2017 alla periferia di Apricena in un agguato che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, si inserisce nella lunga guerra tra clan che per anni ha insanguinato il territorio tra il Gargano, Apricena e San Marco in Lamis.
Sul banco degli imputati siederanno Matteo Lombardi, 56 anni, detto “A’ carpnese” di Monte Sant’Angelo, ritenuto uno dei vertici del clan Lombardi-Scirpoli-La Torre; Pietro La Torre, 44 anni, “U’ Muntaner” di Manfredonia; Francesco Scirpoli, 44 anni, “il lungo” di Mattinata; e Luigi Ferro, 57 anni, “Gino di Brancia”, di San Marco in Lamis. Tutti elementi apicali del clan rivale dei montanari Li Bergolis-Miucci.
L’agguato e le accuse
Secondo la ricostruzione della Dda, quel pomeriggio le due vittime viaggiavano a bordo di un Fiat Doblò quando furono raggiunte da una BMW station wagon sulla quale si trovavano i quattro imputati.
I primi colpi sarebbero stati esplosi dal veicolo in corsa. Successivamente il Doblò finì contro uno spartitraffico. A quel punto, tre killer (Ferro sarebbe rimasto alla guida) scesero dall’auto continuando a sparare con pistola, Kalashnikov e fucile.
Nel capo d’imputazione si legge che i colpi avrebbero “sfracellato il volto delle vittime”, un particolare che rende la misura della ferocia attribuita dagli inquirenti all’esecuzione. “Li abbiamo macellati”, le parole di Scirpoli finite nelle carte dell’inchiesta.
Nove collaboratori di giustizia
Il cuore dell’impianto accusatorio è rappresentato dalle dichiarazioni di nove collaboratori di giustizia che, in tempi diversi, hanno riferito agli investigatori circostanze ritenute convergenti sul coinvolgimento degli imputati.
Tra questi figurano i viestani Marco “Pallone” Raduano, Giuseppe Della Malva, Danilo “U’ meticcio” Della Malva e Gianluigi “U’ minorenn” Troiano; i fratelli mattinatesi Antonio Quitadamo e Andrea Quitadamo detti “Baffino”; il collaboratore di giustizia di Monte Sant’Angelo Matteo Pettinicchio, ex numero due dei Li Bergolis, e i foggiani Carlo Verderosa e Giuseppe Francavilla “il capellone”.
Secondo la procura, alcuni di loro avrebbero appreso direttamente da Scirpoli e La Torre dettagli sull’agguato, mentre altri avrebbero raccolto informazioni nell’ambiente criminale di riferimento.
Le immagini delle telecamere
A supporto delle dichiarazioni dei pentiti c’è anche una consulenza antropometrica eseguita sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza che immortalarono l’azione di fuoco.
Gli esperti incaricati dagli investigatori avrebbero riscontrato compatibilità tra corporatura e caratteristiche fisiche dei sicari ripresi nei filmati e quelle di Lombardi, La Torre e Scirpoli, tutti facilmente riconoscibili. Lombardi per la bassa statura, La Torre per la camminata e Scirpoli per il suo metro e novanta.
Una guerra di mafia
Per la Dda il duplice omicidio rappresenta uno dei capitoli della sanguinosa contrapposizione tra gruppi criminali operanti nell’area di Apricena e Poggio Imperiale.
L’accusa sostiene che l’agguato sia stato commesso per favorire il clan Lombardi-Scirpoli-La Torre, alleato della batteria Moretti della “Società foggiana” e del gruppo Padula-Cursio di Apricena, in contrapposizione al clan Ferrelli-Di Summa, ritenuto vicino ai Sinesi-Francavilla.
Sul tavolo, secondo gli investigatori, vi erano il controllo del territorio, il traffico di stupefacenti e le altre attività illecite della zona. Tra gli obiettivi favorire l’ascesa di Angelo Bonsanto, “figlioccio” di Rocco Moretti, in quel territorio.
Gli arresti e il processo
Le indagini hanno portato a due distinti blitz. Il 25 settembre 2025 furono arrestati Scirpoli e La Torre, già detenuti per altre vicende giudiziarie. Lo scorso 11 maggio è stata invece la volta di Lombardi (ergastolano per altre vicende) e Ferro.
Tutti si dichiarano estranei alle accuse. In particolare La Torre ha chiesto nei mesi scorsi di essere ascoltato dai magistrati per ribadire la propria innocenza.
La procura ha ottenuto dal gip di Bari il giudizio immediato, saltando così l’udienza preliminare. Sono circa venti i familiari delle vittime individuati come persone offese che potranno costituirsi parte civile nel processo. Gli imputati rischiano l’ergastolo.












