Viveva la sua latitanza tra la brezza marina e qualche rapido acquisto al supermercato, cercando di passare inosservato. Ma per Carmine Mazzotta, 51 anni, la fuga è finita sabato mattina in un b&b di Torre Lapillo, sulla costa jonica salentina, dove si era nascosto per sfuggire all’arresto dopo la condanna definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio.
I carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, coordinati dalla Dda, l’hanno sorpreso nella stanza che aveva scelto come rifugio, ponendo fine a una latitanza iniziata l’8 marzo scorso. “Colonnello, come avete fatto? Io uscivo solo per godermi un po’ il mare e per fare la spesa”, avrebbe detto ai militari, incredulo, come riporta la Repubblica Bari.
Il blitz dei carabinieri: travestiti da turisti
L’operazione, condotta sotto la guida del tenente colonnello Cristiano Marella, è stata pianificata nei minimi dettagli. Gli investigatori, travestiti da turisti, hanno atteso il momento giusto per agire, accertandosi che nella struttura non fossero presenti bambini o altri ospiti. Quando hanno bussato alla porta, Mazzotta non ha opposto alcuna resistenza: si è consegnato senza armi e senza tentare la fuga.
In stanza sono stati trovati vestiti estivi e invernali, oltre a diversi smartphone, sim e appunti, elementi che ora saranno analizzati per ricostruire la rete di fiancheggiatori che lo ha aiutato durante la latitanza.
Un rifugio “sicuro” grazie alle amicizie
Secondo quanto riferito dagli investigatori, Mazzotta aveva scelto Torre Lapillo confidando su vecchie amicizie nella zona tra la marina e Porto Cesareo. I carabinieri hanno concentrato le ricerche proprio su quell’area, osservando movimenti sospetti attorno al b&b: un continuo via vai di persone note alle forze dell’ordine, che ha fatto scattare i sospetti.
Sono in corso indagini anche sulla posizione del titolare della struttura ricettiva, che avrebbe dichiarato ai militari di aver ospitato Mazzotta senza sapere chi fosse, in attesa della presentazione di documenti mai avvenuta.
Fine della latitanza, ora la cella
Mazzotta era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Gabriele Manca, 21 anni, avvenuto a Lecce il 17 marzo 1999. Ora, terminata la sua fuga con vista mare, è stato trasferito nel carcere di Borgo San Nicola, dove sconterà la lunga pena inflittagli dalla Corte di Cassazione.
Un’operazione chirurgica che, come evidenziato dagli investigatori a la Repubblica Bari, è stata resa possibile anche da un piccolo errore: l’irresistibile richiamo della brezza primaverile che ha tradito il latitante. Fine della corsa.










