Proposta di patteggiamento per 25 dei 32 indagati nell’inchiesta sui presunti maltrattamenti ai danni di pazienti oligofrenici ospiti della struttura sociosanitaria-riabilitativa Don Uva di via Lucera a Foggia. Le pene richieste oscillano da un minimo di quattro mesi a un massimo di due anni, quattro mesi e otto giorni di reclusione, con sospensione condizionale per quelle fino a due anni.
Il pm ha sottolineato come l’accordo sia stato proposto “in considerazione dell’incensuratezza e del comportamento processuale” degli imputati, molti dei quali hanno fornito “dichiarazioni confessorie ed etero-accusatorie” durante gli interrogatori di garanzia. I 25 indagati potranno formalizzare il patteggiamento fino alla chiusura definitiva delle indagini preliminari, quando la procura deciderà chi rinviare a giudizio.
Le accuse e il quadro dell’inchiesta
L’inchiesta, denominata “New Life”, ha portato alla formulazione di 69 capi d’accusa a carico di 32 indagati, tra cui otto infermieri, ventuno operatori socio-sanitari, due educatori professionali e un addetto alle pulizie. Trenta di loro sono accusati di maltrattamenti aggravati ai danni di 28 pazienti, di cui 26 donne, ricoverati nella struttura.
Le violenze si sarebbero protratte per mesi: i pazienti sarebbero stati picchiati con mestoli e scope, minacciati, umiliati e vessati, subendo maltrattamenti con sevizie e crudeltà. A tre indagati vengono contestati episodi di violenza sessuale, tra cui palpeggiamenti e induzione di degenti a compiere atti sessuali.
La procura accusa inoltre uno degli imputati di favoreggiamento, per aver cercato di sabotare le telecamere nascoste installate dai carabinieri nel reparto. Contestati anche 62 sequestri di persona e un tentato sequestro, per aver chiuso nelle stanze alcuni degenti impedendo loro di uscire e vagare nei corridoi.
Il 24 gennaio 2023, i carabinieri eseguirono 30 misure cautelari, con sette arresti in carcere, otto ai domiciliari e quindici divieti di avvicinamento ai pazienti o alla struttura.
Le pene proposte per il patteggiamento
Il pm ha formulato pene differenziate per i 25 imputati che potrebbero accettare l’accordo. Tra queste: quattro mesi per Antonio Roberto, operatore socio-sanitario accusato di favoreggiamento. Quattro mesi e nove giorni per Teresa Longo, operatrice socio-sanitaria accusata di un sequestro di persona. Un anno, otto mesi e sei giorni per Vittorino De Santis (oss) e Anna Sanna (educatore), accusati di maltrattamenti. Un anno, otto mesi, dieci giorni per Assunta Santarsiero (educatore), accusata di maltrattamenti e sequestro.
Un anno, otto mesi, ventiquattro giorni per Giuseppe Antonucci, infermiere, accusato di maltrattamenti e due sequestri. Un anno, nove mesi, otto giorni per Luigi Surgo, infermiere, e Antonio Pio Pagliuso, operatore socio-sanitario, per maltrattamenti e sequestro. Due anni, quattro mesi e otto giorni per Anna Antonietta Perrella, operatrice socio-sanitaria, accusata di maltrattamenti e dodici sequestri di persona.
I sette esclusi dal patteggiamento
Per sette indagati il pm ha ritenuto non concedibili le attenuanti a causa della gravità delle condotte contestate. Tra questi: Anna Maria Amodio, infermiera, accusata di maltrattamenti, dieci sequestri e violenza sessuale per non aver impedito i palpeggiamenti di un collega su una paziente. Pasquale Andriotta e Antonio Melfi, operatori socio-sanitari, imputati di maltrattamenti, violenza sessuale e sequestri. Martina Pia Longo, oss, e Nicola Scopece, infermiere, per cui il pm ha stabilito che le attenuanti non sarebbero comunque prevalenti sulle aggravanti.
Tuttavia, il pm non esclude la possibilità di valutare eventuali proposte di patteggiamento avanzate dai difensori di questi sette imputati. L’inchiesta si avvia ora alla fase decisiva, con la Procura pronta a formalizzare le richieste di rinvio a giudizio.








