“Confezionavano pacchetti di fake news costruite a tavolino sulla mia persona e avrebbero pagato proprio l’Immediato per la pubblicazione”. Questa la frase campata in aria dell’ex sindaco di Manfredonia, Gianni Rotice.
In un post social delirante, Rotice ha risposto all’articolo de l’Immediato che ieri ha riportato alcuni passaggi chiave della sua testimonianza in un processo di pochi giorni fa nel quale è parte offesa contro la testata. Un articolo che è solo la fredda e nuda cronaca dell’udienza con riportate testualmente le domande di giudice, pm e avvocato e relative risposte di Rotice. Quest’ultimo ha rivelato di non conoscere il contenuto della relazione di scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia e di non conoscere il ruolo del clan Romito (oggi ribattezzato clan Lombardi-Scirpoli-Raduano) a Manfredonia. Piuttosto grave e paradossale per una persona che ha ricoperto l’incarico di sindaco della città per quasi due anni, proprio in seguito al commissariamento per mafia. È lecito che un giornalista si chieda se sia normale tutto questo? C’è ancora la libertà di stampa e di pensiero in provincia di Foggia? Per “querelo man” Rotice forse no.
Ma soprattutto Rotice ha stravolto il senso di una intercettazione dell’inchiesta “Giù le mani” che qui ricordiamo: nelle carte giudiziarie è emerso che l’assessore indagato Angelo Salvemini parlò dell’ipotesi di un esposto da inviare ai giornali: “Bisognerebbe fare un esposto e mandarlo ai giornali dove dici.. ma com’è che la Prefettura non ancora si muove di fronte a uno (il sindaco Rotice, ndr) che ci ha in Consiglio Comunale delle persone… ora mi dispiace per quella persona… a uno che c’ha la ‘zita’ (fidanzata, ndr) che è tizio e caio (ndr, Scirpoli Libera Maria compagna del sindaco)” – e sorella del pregiudicato, boss della mafia garganica, Francesco Scirpoli -. “Va bene? Procedete, fate! Pietro (il referente di Salvemini in quel momento, ndr) muovetevi con la stampa… con la stampa andate dal.. andate da l’Immediato (ndr, testata giornalistica locale) dì a l’Immediato tieni queste sono mille euro sto facendo un esempio… sono mille euro di pubblicità… tieni pubblicami questa roba, facciamoci due risate”.
Sempre nelle carte del giudice si legge: “In particolare, il Salvemini sollecitava a predisporre un esposto da inviare ai giornali per dare clamore mediatico anche a vicende diverse al sol fine di colpire i destinatari”. Salvemini: “Un bel dossier come hanno fatto loro con tutti i cosi anonimi… un bel dossier però questa volta lo si fa nome e cognome”. Ovviamente nulla di tutto questo si è mai verificato e nessun esposto è mai giunto ai giornali. Ma è bastata questa intercettazione, senza alcun riscontro concreto, per portare Rotice a parlare di “pacchetti di fake news costruite a tavolino sulla mia persona e avrebbero pagato proprio l’Immediato per la pubblicazione”. Il tutto mentre invece l’Immediato viene citato solo come esempio, forse anche alla luce del seguito della testata e dell’influenza superiore a molte altre testate. Il direttore de l’Immediato viene inoltre definito, sempre da Rotice, “un diffamatore seriale”, ma il casellario giudiziario risulta nullo e pulito. L’ex sindaco dovrebbe informarsi prima di sparare baggianate di questo tipo. La reazione scomposta di Rotice ha tirato in ballo anche l’avvocato de l’Immediato, reo di averlo incalzato in aula facendogli rimediare una magra figura.
La comitiva di amici
Chi è molto bravo a stravolgere davvero il senso delle cose è proprio Rotice, basta vedere il flop alle ultime Comunali. La sua lista, ridotta ormai a poco più di una comitiva di amici, ha dimezzato il risultato elettorale rispetto ad appena due anni e mezzo fa, ma l’ex sindaco ha parlato di risultato che “consolida il consenso a favore del nostro progetto”.
Sostenitori e richieste di voto
Sempre Rotice dimentica che uno dei suoi maggiori sostenitori nella campagna elettorale del 2021 è indagato per favoreggiamento alla mafia oltre che citato da un pentito della “Società Foggiana”. Ed ancora, la sua fidanzata, sorella del boss, scrive in un giornale la cui linea editoriale è stata stigmatizzata da Roberto Rossi, capo della Direzione distrettuale antimafia di Bari che in commissione antimafia a Roma ricordò l’atteggiamento negazionista rispetto ai temi mafiosi da parte della testata. Il direttore del giornale è, quello sì, un diffamatore seriale, pluripregiudicato.
E ancora, negli interrogatori di “Giù le mani” è emerso che la famiglia Rotice avrebbe chiesto i voti alla solita e discussa famiglia di Manfredonia durante la campagna elettorale del 2021.
Infine, non si possono non ricordare le pesantissime parole pronunciate dal commissario prefettizio Vittorio Piscitelli durante una conversazione con l’ex amministratore di Ase, Raphael Rossi. L’intercettazione è comparsa nelle carte di “Giù le mani”. Ecco cosa diceva Piscitelli su Rotice: “Quello si è sputtanato con il fatto dell’Energas… quando io lo sfiduciai… quello è un uomo d’affari… fa affari con chiunque… e sicuramente anche con la mafia. Comunque adesso vuole rientrare perché può contare sui voti di questi qua… e al ballottaggio sicuramente potrà contare anche su Riccardi… anche perché avrà anche lui un ruolo”.










