“Bisogna leggere quello che sta succedendo. In passato non si è percepita la capacità di infiltrazione della mafia foggiana”. Lo ha detto il procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Roberto Rossi durante l’evento “La mafia uccide” organizzato a Palazzo Dogana da Gerarda Carbone dell’associazione “Cammino – Camera Nazionale Avvocati per le persone, per i minorenni e per le famiglie”. Tra gli ospiti anche il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, sempre in prima linea per parlare di lotta alla malavita.
Rossi, nel suo intervento, ha evidenziato il potere della criminalità organizzata in provincia di Foggia: “È capace di fare affari, investire soldi e usare mezzi informatici molto evoluti. È violenta – che a volte è una debolezza – ma contemporaneamente brava ad infiltrarsi in silenzio. A Foggia c’è un rapporto sottile tra certa borghesia e i clan. C’è poi un’ambiguità culturale, come dare solidarietà ai funerali del figlio di un boss. Oppure ottenere prestiti come se non ci fosse niente di male. Poi però ci sono certi soggetti vittime della criminalità organizzata che ad un certo punto dicono: piuttosto che essere vittima quasi quasi mi alleo. Può essere un ragionamento umano, ma è terribile. Pensano: Magari la prossima volta non denuncio e in cambio chiedo un favore. Il passaggio è sempre sottile. Solo la capacità di attenzione e discussione ci può far capire la vera evoluzione dei clan. Gli imprenditori, abituati a un certo modo di fare, devono comprendere che pagare le tasse è necessario ai fini della partecipazione alle gare pubbliche e che non è sufficiente ‘conoscere’ qualcuno. L’imprenditoria deve cominciare a capire che l’efficienza è necessaria”. Insomma, basta a certe amicizie e alle piccole o grandi “contiguità”.
“C’è poi il problema dei social e la subcultura mafiosa che si sta diffondendo. Un mondo ingovernabile, ma i clan hanno capito che possono utilizzarlo per veicolare un certo messaggio, soprattutto TikTok. Le donne dei clan intonano anche canzoni come quella del ‘maresciallo non ci prendi’. Un’influenza che poi ho notato durante un incontro in una scuola elementare. Ho provato a intonare il ritornello e ho scoperto che tutti i ragazzini conoscevano la canzone. C’è una capacità di influenza culturale fortissima che pone un problema educativo. A Foggia è uno strumento molto utilizzato”.












