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Home - Il Gargano era roba loro, case e terreni sottratti per decenni alla gente onesta. Il “sistema” del clan

Il Gargano era roba loro, case e terreni sottratti per decenni alla gente onesta. Il “sistema” del clan

Di Francesco Pesante
17 Settembre 2022
in Inchieste
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Il Gargano era roba loro. Interi territori del promontorio venivano gestiti dal clan Lombardi-Ricucci-La Torre, soprattutto dalla frangia mattinatese dell’organizzazione criminale, quella guidata dal boss Francesco Scirpoli detto “Il lungo” e dai fratelli Antonio e Andrea Quitadamo detti “Baffino”, questi ultimi due oggi collaboratori di giustizia. Le carte di “Omnia Nostra”, maxi blitz antimafia del dicembre 2021, raccontano anni di minacce e prevaricazioni, almeno dal 1995.

Il gruppo criminale si sarebbe impossessato di case e terreni, mandando via da Mattinata tanta gente onesta. Gli inquirenti – che nell’ordinanza “Omnia Nostra” hanno pubblicato vario materiale fotografico ritraente gli animali del clan nelle terre delle vittime – scrivono che “l’entroterra è stato, nel tempo, oggetto di una conquista territoriale dei fratelli Quitadamo”. Si parla di un “utilizzo indebito di terre ad uso esclusivo degli appartenenti alla consorteria, fortificando in tal modo il vincolo associativo nello specifico settore dell’allevamento di bestiame”.

Secondo gli inquirenti “è lo stesso Antonio Quitadamo a fornire prova del metodo attraverso cui è di fatto entrato in possesso, insieme al fratello Andrea, di ampi territori. Nel colloquio carcerario dell’8 luglio 2018, l’uomo indica Scirpoli come colui che in passato lo aiutò ad occupare con la forza intimidatrice dell’associazione mafiosa parte di territorio dell’agro di Mattinata (Contrada Autrana) mediante un furto di bestiame posto in essere da entrambi i sodali e concesso dallo stesso Scirpoli ai fratelli Quitadamo cosicché diventando inopinatamente un loro feudo, utile anche per capitalizzare proventi idonei all’assistenza alla famiglia del fratello detenuto Andrea”.

“A me quello che mi ha aiutato a me, è stato quello, perché quel pisciaturo di mio fratello stava in galera (movimento labiale ‘Francesco’, Scirpoli, ndr)”.

Conferma del particolare “connotato metodologico di acquisizione delle terre da parte dell’associazione mafiosa” arriva da una conversazione tra Scirpoli e Pietro La Torre detto “U’ figlie du poliziot” o “U’ Muntaner”, uno degli elementi di rilievo del clan.

La Torre: “E mano mano che sali sopra, questo è costruttore allora li conosce i cristiani là, vai per dire al dottore più avanti ‘uè c’è un ragazzo, un compagno mio, lo dobbiamo fare prolungare (estendere, ndr) con gli animali…’ quelli ti fanno andare i cristiani perchè parla lui, non è che il cristiano si va ad informare e dice ‘no quello no, mantienilo alla larga…’, hai capito?… poi hai visto come siamo noi, metti il piede e vai andando andando, poi il primo anno sta zitto, il secondo ti avvii a fare il cancello, vai andando andando”.

Animale riconducibile a Quitadamo che pascola in terreni “conquistati” dal clan con la forza

Scirpoli: “Però Pietro ti posso dire una cosa, stanno due metodi per acquistare le zone, o lo fai alla ‘Baffino’ e diciamo che…”

La Torre: “Secondo me non conviene però a quella maniera”.

Scirpoli: “Oppure, oppure, io dentro a quella serra tempo ci è voluto, la serietà, il pagamento bello, a tenere contenti i cristiani, veniva quello con il problema vedi, e risolvi il problema, ho detto una volta che ho fatto…”

La Torre: “Però tu sei entrato, sei entrato in un ettaro… hai messo il piede…”

Tanti proprietari terrieri avrebbe vissuto anni da incubo. Qualcuno ha anche avuto il coraggio di raccontarli agli inquirenti. “Il metodo Baffino di cui parla Scirpoli si delinea attraverso l’analisi unitaria delle acquisizioni investigative riferite agli approfondimenti operati in merito al dominio di cui i Quitadamo godono e fanno godere ai sodali dell’associazione mafiosa nell’ampia parte di territorio dell’entroterra mattinatese che ricomprende le zone di contrada Autrana e contrada Tagliata. In particolare quest’ultima è stata interessata da una pluriennale azione intimidatoria che ha costretto molti proprietari di ville e terreni a lasciare le loro proprietà, in modo tale che i fratelli Quitadamo sono allo stato i titolari di una vera e propria indebita occupazione di quella porzione di territorio”.

Gli inquirenti hanno sentito “tre formali proprietari di immobili in contrada Tagliata che hanno subito nel tempo atti intimidatori quali danneggiamenti, furti ed incendi”. La ricostruzione di una delle vittime: “Premetto di essere proprietario di un fabbricato rurale, un immobile con annessi degli appezzamenti di terra per un totale di 6500 metri quadrati; questo immobile è stato da me acquistato intorno agli anni ’90, prima ho acquistato il terreno in comunione con mia moglie e poi ho costruito l’abitazione subito dopo. Ho acquistato e costruito questi immobili per passare i fine settimana in campagna. Ho avuto sin da subito problemi di vicinato poiché già nel 1995 producevo la prima denuncia per violazione di domicilio e furto; gli eventi delittuosi si sono susseguiti ininterrottamente fino ai giorni nostri. In tal senso produco copia di tutte le denunce presentate sino ad ora. Voglio precisare che insieme ai furti e ai danneggiamenti ho sempre subito il pascolo abusivo di capi di bestiame che si verifica tuttora, tale situazione mi induceva già nel 2013 a lasciare di fatto abbandonata la mia proprietà perché esasperato“.

“Omnia Nostra” ha inflitto un colpo durissimo alla mafia garganica. Ben 50 persone vanno verso il processo: alla sbarra boss, sodali, picciotti e colletti bianchi collusi con l’organizzazione criminale. Il blitz ha provocato anche i primi pentimenti. Gli stessi “Baffino” oggi collaborano con la giustizia e sono entrati in un programma di protezione. (In alto, i due Quitadamo, Scirpoli e La Torre)

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Tags: mafia Gargano
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