Sono trascorsi 38 anni dalla strage del Bacardi, l’agguato di mafia che stravolse gli assetti criminali di Foggia. La notte del primo maggio 1986 in un circolo privato di piazza Mercato (il Bacardi, appunto) furono trucidate quattro persone, tre foggiani e una donna di Terlizzi. Restò invece ferito un uomo di San Ferdinando di Puglia, principale obiettivo dei sicari. Quella strage di mafia, che la Cassazione rubricò a quadruplice omicidio, mise fine al progetto di espansione in Capitanata della Sacra corona unita sancendo, di fatto, l’ascesa dei mafiosi foggiani.
Erano gli anni del clan Rizzi-Moretti, guidato dai boss Giosuè Rizzi detto “Il Papa di Foggia” e Rocco Moretti alias “Il porco”, che soppiantò il clan Laviano, riferimento della Scu nel capoluogo dauno. I Laviano vennero letteralmente sterminati tra il 1986 e il 1989: 8 omicidi, un tentato omicidio, una vittima di lupara bianca: Giuseppe “Pinuccio” Laviano, rapito, ammazzato e mai restituito ai propri cari. Per la morte di Laviano fu condannato all’ergastolo Franco Vitagliani detto “A sciuccarell” che per aver salva la vita dal clan rivale, tradì l’amico andando a prenderlo a casa in auto per accompagnarlo in stazione a San Severo: l’ordine era di consegnarlo vivo a chi voleva torturarlo e ammazzarlo, lui invece, per risparmiargli le crudeltà, gli sparò al capo. Laviano intendeva lasciare Foggia, ormai messo all’angolo da Rizzi e soci. Ma i boss lo volevano morto e così fu.

Inizialmente, per l’omicidio di Laviano fu accusato anche il boss Moretti, ritenuto tra i mandanti ma il capomafia venne assolto. Secondo una ricostruzione dell’epoca, mai dimostrata, Moretti mostrò ai suoi sodali la foto della testa mozzata di Laviano, come fosse un trofeo. La storia è rimasta una mera leggenda.
Ma torniamo a quella notte al Bacardi quando alcuni killer fecero irruzione nel circolo di piazza Mercato e trucidarono quattro persone: Giovanni Rollo, Pompeo Rosario Corvino e Pietro Piserchia, tutti di Foggia e Antonietta Cassanelli di Terlizzi, quest’ultima compagna del boss della droga di San Ferdinando di Puglia, Gennaro Manco che restò ferito. Una mattanza per mandare un segnale chiaro a tutti, “a Foggia comando io”, ovvero Giosuè Rizzi, che per questa strage venne condannato a 29 anni di carcere con l’accusa di esserne stato il mandante. Assolto, come detto, l’altro grande accusato, l’attuale capomafia di Foggia, Rocco Moretti.

Rizzi finì in cella il 17 febbraio del 1988 quando fu arrestato per tentata estorsione ai danni del titolare della discoteca “Metropoli”, vicenda per la quale venne poi assolto in appello. Ma nel frattempo – giugno ‘88 – gli fu notificato in carcere il mandato di cattura per la strage del Bacardi. A quella condanna si aggiunsero quelle nei processi “Panunzio” e “Day Before”. Il fine pena era inizialmente previsto per il 2018, ma nel 2010 venne scarcerato per indulto e buona condotta. Tornò a vivere nella sua abitazione di piazza Mercato, a pochi passi dal circolo della strage ormai chiuso; si diede alla pittura, ma forse studiava anche un modo per tornare protagonista nella scena criminale. Qualcuno glielo impedì, uccidendolo il 10 gennaio 2012 in via Napoli.
Negli ultimi anni si sono susseguite grandi operazioni contro la mafia foggiana, attualmente sono in carcere quasi tutti i principali esponenti dei clan Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese. Tra i “big” in libertà figura soltanto Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, scarcerato di recente.
L’ultima stangata potrebbe arrivare dal processo “Game Over” contro il narcotraffico aggravato dalla mafiosità. Nei giorni scorsi la Dda ha chiesto circa 7 secoli di carcere per i 64 imputati del processo con rito abbreviato in corso a Bari. Venti tra boss e affiliati sono invece processati a Foggia con rito ordinario.













