A Foggia è guerra tra bande, al centro ci sarebbe la droga. L’omaggio social del “Cinghiale” a Russo, ucciso a marzo

Una scia di sangue tra fine 2021 e prima metà del 2022. La squadra mobile indaga sull’agguato costato la vita ad Alessandro Scopece

A Foggia sarebbe in atto una guerra tra bande criminali. Quattro omicidi tra la fine del 2021 e la prima metà del 2022. Prima l’omicidio del 32enne Pietro Russo in via Lucera, giustiziato il 28 dicembre dello scorso anno sull’uscio di casa. Il 25 marzo l’uccisione di Roberto Russo, 52 anni, raggiunto ed ammazzato mentre era in macchina in via Silvio Pellico, non lontano da San Ciro. A maggio è stata la volta di Alessandro Scrocco, 32 anni, vittima di un agguato in via delle Casermette mentre parcheggiava l’auto per fare rientro in carcere. Il giovane era in semilibertà.

Oggi, invece, 11 luglio, è stato freddato Alessandro Scopece, 37 anni, precedenti per droga, titolare dell’autolavaggio “White” in via Lucera 105. Ed è proprio lì, alla periferia di Foggia, nei pressi dell’incrocio con viale Candelaro, che Scopece ha trovato la morte, raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco. L’uomo è stato trasportato d’urgenza al Riuniti dove è deceduto poco dopo. Agli agenti della squadra mobile il compito di ricostruire la dinamica ed individuare il movente.

Se ci sia la criminalità organizzata dietro l’agguato a Scopece è presto per dirlo. Scorrendo i social, emerge uno scambio di “segui” con un noto esponente della “Società Foggiana”, uno dei boss del clan Sinesi-Francavilla. Scopece, detto “Cinghiale”, era anche molto vicino a Roberto Russo, il 52enne ucciso a marzo, tanto che sui social – dopo la sua morte – lo omaggiò con un video di musica neomelodica e la scritta “Sei il numero uno, non temevi avversari. Sei il mio pensiero fisso”. Russo era un volto noto agli inquirenti, coinvolto nel 2002 nel blitz “Pleiadi” che sgominò una rete di spacciatori tra Foggia e Cerignola. Ed è proprio nel mondo degli stupefacenti che potrebbero essersi consumati i recenti delitti in città: non si esclude, infatti, che sia in atto una guerra tra piccoli gruppi criminali per il controllo dello spaccio nel capoluogo dauno. Gruppi all’interno dei quali si celerebbero personaggi contigui o comunque gravitanti in ambienti della malavita organizzata.

Il fratello maggiore di Russo, Giovanni Russo detto “Giovanni di Foggia”, sarebbe legato al boss Raffaele Tolonese detto “Rafanill” (è il cognato), tra i capi della batteria Trisciuoglio-Tolonese. Roberto Russo venne intercettato da “Le Iene” a gennaio 2020, durante le registrazioni di un servizio sulla mafia foggiana. L’inviato Gaetano Pecoraro si recò in un ritrovo alla periferia della città per chiedere ai presenti un commento sugli attentati che in quel periodo imperversavano a Foggia, ma Russo si accese una sigaretta e non disse una parola.

Anche Scrocco aveva parentele scomode: il nipote Daniele Barbaro fu condannato in via definitiva per mafia ad 11 anni di reclusione per il blitz “Big Bang” quale affiliato al clan Sinesi-Francavilla e per concorso nel tentato omicidio del boss rivale Vincenzo Antonio Pellegrino alias “Capantica” (clan Moretti), commesso quando Barbaro aveva soltanto 16 anni.

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