Scrocco, il delitto di Capodanno e il nipote affiliato al clan. Indagini serrate dopo l’omicidio davanti al carcere

Sul caso indaga la squadra mobile, al momento si escludono collegamenti con la criminalità organizzata locale. La vittima, già nota agli inquirenti, era zio di Daniele Barbaro, giovane terribile dei Sinesi

Indagini serrate per fare luce sull’omicidio di martedì 17 maggio davanti al carcere di Foggia. Sotto analisi il filmato della videosorveglianza che ha immortalato l’agguato mortale al 32enne Alessandro Scrocco, mentre il giovane – in semilibertà – parcheggiava per fare rientro nel penitenziario. La squadra mobile tende ad escludere la pista della criminalità organizzata. Resterebbero vive altre ipotesi. Gli ultimi due omicidi in città, Pietro Russo ucciso a fine 2021 e Roberto Russo ammazzato a marzo di quest’anno, avrebbero acceso i riflettori sul mondo della droga. Con i maggiori boss in cella a scontare lunghe condanne, prende corpo la possibilità che sia in atto un conflitto tra “cani sciolti” per accaparrarsi il controllo del traffico di stupefacenti in città.

C’è poi la pista della vendetta: il 2 gennaio 2010, Scrocco uccise Giuseppe Speranza al termine di una lite per futili motivi. All’epoca Scrocco, per festeggiare il Capodanno, sparò alcuni colpi di fucile in aria, rischiando di ferire i parenti di Speranza. Quest’ultimo lo rimproverò, poi gli “sequestrò” l’arma. Infine, la lite e gli spari al rione Candelaro dove i due abitavano. Speranza venne soccorso e trasportato in ospedale, ma morì poco dopo. Scrocco svanì nel nulla per qualche giorno, l’arma del delitto non fu più ritrovata, ma la sera del 9 gennaio il giovane decise di costituirsi in Questura. Al termine del processo che ne scaturì, Alessandro Scrocco fu condannato in via definitiva a 15 anni.

In alto, Alessandro Scrocco; sotto, Giuseppe Speranza; sullo sfondo, la scena del delitto davanti al carcere di Foggia

Le moto rubate e il nipote affiliato ai Sinesi

Nel 2008, quando aveva 18 anni, Scrocco e un’altra persona vennero fermati per concorso in ricettazione di un paio di moto rubate. Nello stesso periodo, Domenico Scrocco, fratello maggiore di Alessandro fu arrestato per detenzione di armi. Un piccolo arsenale riconducibile al clan Sinesi era nascosto nella sua abitazione, ma custodito dal 17enne Daniele Barbaro, nipote dei due Scrocco. Barbaro, all’epoca latitante dopo essere fuggito da una comunità di recupero, venne sorpreso nel sonno a tratturo Villanova, alle spalle di via San Severo, casa dello zio che in quell’occasione venne denunciato a piede libero. In appartamento c’erano un fucile a canne mozze, una pistola Beretta calibro 7,65 e una “Derringer” calibro 22 a 2 colpi. La polizia rinvenne anche alcuni passamontagna.

Domenico Scrocco fu assolto totalmente nel 2013 perché, secondo i giudici, non sapeva niente dell’arsenale. Il pm chiedeva la condanna dell’imputato a 3 anni per concorso in detenzione illegale e alterazione di armi. Il nipote, invece, fu condannato in via definitiva per mafia ad 11 anni di reclusione per il blitz “Big Bang” quale affiliato al clan Sinesi e per concorso nel tentato omicidio del boss rivale Vincenzo Antonio Pellegrino alias “Capantica”, commesso quando Barbaro aveva soltanto 16 anni.

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