“L’intensa campagna elettorale” della mafia per i politici di Trinitapoli. Il decreto di scioglimento del Comune

“Inquietante intreccio” tra amministrazione e clan nel lungo documento del Governo. Emerse pressioni della malavita sul corpo elettorale con elargizione – in tempo di pandemia – di pacchi e buoni alimentari

Contiguità tra politica e mafia. Ruota attorno a questo la relazione di scioglimento del Comune di Trinitapoli per infiltrazioni della criminalità organizzata. Nel centro della Bat, scenario da anni di una guerra tra i clan Miccoli-De Rosa-Buonarota e Gallone-Carbone, è emerso un “forte radicamento – si legge – di gruppi criminali dediti al traffico di droga, all’estorsione, all’usura”. La relazione ricorda che “negli ultimi anni si sono registrati numerosi scontri e attentati con vittime. La forza intimidatrice che ne consegue ha consentito alla criminalità organizzata del Basso Tavoliere di sviluppare un’elevata capacità di infiltrazione nel tessuto produttivo locale e nelle pubbliche amministrazioni”. 

“Apice” del conflitto “nel 2019 e tra il 2003 e il 2021”, periodi nei quali si sono verificati ben 14 omicidi, “tra cui quello del capoclan di una delle bande avvenuto proprio a Trinitapoli”. Negli ultimi anni sono caduti i boss Pietro De Rosa e, soprattutto, Cosimo Damiano Carbone, nome storico della mala nella provincia Bat.

La relazione prefettizia fa riferimento ad un esposto-denuncia “presentato da alcuni consiglieri comunali di minoranza” dal quale “è emerso il sostegno elettorale ricevuto dall’attuale amministrazione di Trinitapoli (sindaco Emanuele Losapio), nella tornata delle elezioni amministrative del 2020, da parte di un noto esponente di uno dei locali gruppi criminali”. La relazione evidenzia che questa persona è stata “rinviata a giudizio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari per diffamazione e minacce verso gli amministratori denunzianti e per pressioni sull’elettorato in occasione della tornata amministrativa), con le aggravanti del metodo mafioso”.

Omicidio Pietro De Rosa

Secondo “gli esiti ispettivi”, “il malavitoso ha effettivamente svolto una intensa campagna elettorale a favore di alcuni candidati, facendo pressioni sul corpo elettorale anche a mezzo dei principali canali social, con elargizione – in tempo di pandemia – di pacchi e buoni alimentari e con velate minacce e intimidazioni nei riguardi del corpo elettorale, utilizzando anche un linguaggio tipicamente mafioso evocante la personale collocazione nel contesto criminale di Trinitapoli, con la postilla – afferma la relazione prefettizia – che poi al momento opportuno avrebbe detto come sdebitarsi, e cioè con l’indicazione del voto”.

Ma non è tutto, “la relazione prefettizia evidenzia, poi, che il medesimo soggetto ha dichiarato, in maniera esplicita – nel corso di un interrogatorio concernente un procedimento penale iscritto a suo carico dalla DDA di Bari che ne ha chiesto il rinvio a giudizio contestandogli anche l’aggravante dell’art. 416. bis. 1 del codice penale – di essere il trait d’union tra un noto capo clan locale ucciso nel 2019 mentre era in sua compagnia, e gli esponenti della classe politica. Risultano, peraltro, riscontri certi ottenuti dalla commissione di indagine circa frequentazioni dell’attuale sindaco con il predetto capoclan ucciso”.

Il Comune di Trinitapoli

Secondo la relazione “è significativo che il primo cittadino non abbia mai effettuato alcun intervento o presa di distanza da tali dichiarazioni; peraltro la limitata estensione territoriale del comune e la sua contenuta dimensione demografica, elementi che favoriscono una capillare conoscenza delle dinamiche territoriali, avrebbero dovuto indurre proprio coloro che rivestono cariche pubbliche ad esercitare un adeguato controllo sociale e ad adottare prudenziali scelte politico-amministrative in particolare per quanto attiene alla sfera relazionale”.

Omicidio Carbone; nei riquadri, Giuseppe Gallone, Cosimo Carbone e Pietro De Rosa

Nella relazione prefettizia si sottolinea “la sostanziale continuità che lega l’attuale amministrazione comunale con la precedente (guidata dal sindaco Francesco Di Feo), ponendo in rilievo, il perpetuarsi di comportamenti omissivi e condotte illegittime, avviate nelle passate consiliature, direttamente agevolative degli interessi criminali. A conferma della sostanziale continuità tra le ultime due gestioni amministrative, la relazione prefettizia pone in evidenza la presenza nella giunta comunale di tre assessori della passata amministrazione, prontamente confermati dall’attuale primo cittadino tra cui l’ex vicesindaco, ai quali si aggiunge, come membro dello stesso organo, uno stretto familiare dell’ex sindaco, di professione avvocato difensore di fiducia di numerosi esponenti criminali locali; peraltro, l’attuale primo cittadino è stato anch’egli assessore tra il 2016 e il 2020 di passate giunte comunali prima della sua elezione a sindaco di Trinitapoli”.

Un quadro fosco arricchito da quello che la relazione indica come “un inquietante intreccio” tra l’attività di Governo dell’ente locale e gli interessi di ambienti malavitosi “tali da evidenziare – come emerso nel corso del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica – la sussistenza di una ‘compenetrazione organica’ tra i rappresentanti delle consorterie criminali e locali e l’amministrazione comunale; in particolare, l’attività ispettiva ha fatto emergere gravi irregolarità nell’affidamento del servizio per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, nella gestione degli alloggi popolari, nei servizi di guardiania e di vigilanza dei terreni comunali, nella concessione di contributi e affidamenti di beni mobili e immobili ad una associazione colpita da interdittiva prefettizia”.

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