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Home - “Il gotha mafioso garganico” controllava il mondo dell’acquacoltura. Dalla relazione dei commissari all’ultima inchiesta

“Il gotha mafioso garganico” controllava il mondo dell’acquacoltura. Dalla relazione dei commissari all’ultima inchiesta

Di Francesco Pesante
5 Maggio 2022
in Inchieste
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Una recente inchiesta di Procura di Foggia e Guardia di Finanza ha acceso i riflettori sul mondo dell’acquacoltura in riva al golfo di Manfredonia. I militari hanno eseguito un sequestro preventivo di denaro nei confronti di tre amministratori di altrettante società operanti nel settore dell’acquacoltura, indagati per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e malversazione a danno dello Stato. Le indagini, condotte dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto di Manfredonia con il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno permesso di accertare diversi illeciti commessi al fine di ottenere i contributi erogati dal Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca nonché la totale omessa esecuzione degli interventi progettati e finanziati.

Ombre sul mondo dell’acquacoltura erano già emerse nella relazione della commissione d’accesso agli atti che portò allo scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia, all’epoca guidato dal sindaco Angelo Riccardi. “Il comparto dell’acquacoltura sta vivendo in anni recenti una forte espansione – scrissero i commissari – e, conseguentemente, importanti porzioni di mare (‘specchi d’acqua’) sono state assegnate a privati e imprese, al fine di potervi installare colture intensive di organismi acquatici. L’assegnazione degli specchi d’acqua ad uso acquacoltura da parte del Comune è avvenuta mediante dei “Rende Noto” affissi nell’Albo Pretorio. Non risultano procedure di bando pubblico e gli unici documenti in materia anti-mafia acquisiti dall’ente riguardano delle autocertificazioni da parte dei titolari delle società concessionarie”.

I commissari definirono “inspiegabile” la ragione per la quale l’amministrazione Riccardi, “già inadempiente sotto il profilo degli obbligatori accertamenti da compiersi ai sensi del vigente ‘Codice Antimafia’ – si legge -, invece di inasprire i propri controlli sui soggetti a qualunque titolo concessionari di spazi pubblici, li rendeva assai più blandi”. E ancora: “La circostanza, già di per sé assai emblematica, appare ancora più incomprensibile in considerazione del fatto che in data 31 marzo 2017 veniva sottoscritto un Protocollo d’Intesa tra la Prefettura di Foggia ed alcuni Enti Locali, fra i quali figura proprio il Comune di Manfredonia, volto a regolamentare gli accertamenti da compiersi in materia di “autorizzazioni e licenze amministrative”. 

Da sinistra, Scirpoli, Romito, Gentile e Quitadamo

La relazione elencò una serie di aziende “in odor di mafia”, con “riconducibilità diretta o indiretta a soggetti contigui alla criminalità organizzata del territorio”. Presidenti di cda, membri di società e consiglieri di cooperative dell’acquacoltura vennero accostati a personaggi del calibro di Pietro La Torre detto “U’ figlie du poliziot”, elemento di spicco del clan Lombardi-La Torre. Altri ancora furono sorpresi in compagnia di manfredoniani “positivi in Banca Dati”, con precedenti per stupefacenti, ricettazione, furto aggravato, favoreggiamento. Spuntò anche il nome del neo pentito Antonio La Selva, commerciante ittico della città e di Michele Zino sul conto del quale i commissari scrissero: “Arrestato nel 2005 dai Carabinieri di San Giovanni Rotondo a seguito di indagine unitamente a 40 persone per spaccio e traffico di sostanze stupefacenti e risulta contiguo alla criminalità Manfredoniana-Mattinatese”.

Zino venne accostato anche ad Antonio Guerra in quanto sorpresi insieme dai carabinieri di Manfredonia durante alcuni controlli nei pressi del lungomare cittadino. “Sul conto di Guerra – si legge -, giova segnalare come lo stesso, in data 31.10.2016, fosse sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, unitamente ad altri soggetti di spicco della criminalità organizzata operante sul territorio garganico e, in particolare, sipontino. Fra questi, anche i capi-clan Francesco Scirpoli, Mario Luciano Romito, Antonio Quitadamo, Michele Silvestri, Danilo Pietro Della Malva, Giovanni Iannoli, Francesco Pio Gentile. In buona sostanza, Guerra, controllato unitamente a Zino, veniva tratto in arresto nel 2016 in compagnia del ‘gotha‘ mafioso garganico“.

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Tags: acquacolturamafia GarganoManfredonia
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