Pesci gratis e già puliti per il boss della mafia garganica: “Li squamo e te li porto io”. Tarzan&co al servizio di Fic secc

La discesa all’inferno di La Selva e Gibilisco, costretti a sottostare alle pressanti richieste del capoclan Ricucci. Gli inquirenti: “La Primo Pesca srl era un’impresa a partecipazione mafiosa”

Al servizio dei boss ed incapaci di denunciare i propri aguzzini. È la storia di Antonio La Selva e Salvatore Gibilisco che in pochi anni hanno mandato le proprie vite a rotoli a causa delle prevaricazioni dei capi della mafia garganica Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese” e Pasquale Ricucci alias “Fic secc”, il primo oggi all’ergastolo, il secondo ucciso in un agguato a novembre 2019. Tutti i protagonisti di questa storia sono stati coinvolti nell’operazione antimafia “Omnia Nostra” di dicembre 2021.

Poche settimane fa, La Selva detto “Tarzan” si è pentito ed ha cominciato a collaborare con la giustizia. L’uomo, da semplice gestore di una ditta di prodotti ittici nella quale lavorava con l’amico Gibilisco, la “Primo Pesca srl”, avrebbe “ripulito” i soldi della malavita consegnando l’azienda nelle mani dei boss. Gli inquirenti hanno documentato numerosi incontri tra capi e picciotti del clan nella sede della società a Macchia, piccola frazione di Monte Sant’Angelo.

“La Primo Pesca srl è un’impresa a partecipazione mafiosa – spiegano i magistrati nelle carte dell’inchiesta – nel contesto della quale i rappresentanti dell’organizzazione divengono responsabili di condotte prevaricatore ai danni dei rappresentanti formali dell’impresa. Le condotte si perfezionano costringendo questi ultimi a cedere costantemente ed in forma gratuita forniture di pesce, ‘in cambio’ della ‘protezione’ accordata dal sodalizio criminale alle vittime, nell’ambito della generale strategia di controllo dell’azienda”. Furono persino costretti ad assumere un parente di Ricucci, Mario Scarabino, anche lui arrestato in “Omnia Nostra”, “che dal 2017 al 2021 – le parole di La Selva dopo essersi pentito – ha regolarmente preso soldi. Pagato a nero. Non assunto. Scarabino veniva a che ora voleva, non veniva, comandava, faceva il padrone in tutti i sensi, in più ogni fine mese si prendeva 1500 euro senza far niente. Fino al 7 dicembre che ci hanno arrestati ha percepito 1500 euro al mese”.

Mario Scarabino

A parere degli inquirenti, il clan di Lombardi e Ricucci è “un vero e proprio ente che produce, promuove e vende protezione privata alla stregua di un ‘bene’ del quale effettivamente gli imprenditori riescono ad avvantaggiarsi e per il quale viene pagato un prezzo: la logica della protezione consente all’associazione mafiosa la ricerca della ricchezza attraverso l’intimidazione diffusa, Si tratta di una ulteriore espressione del controllo del territorio che l’organizzazione criminale tende a perpetrare in ogni sua forma. In questo rapporto sinallagmatico – evidenziano gli inquirenti -, Pasquale Ricucci, elemento di vertice del sodalizio criminale, rappresenta il principale soggetto agente“. 

Nelle carte, vengono riportati alcuni casi emblematici di totale prostrazione di La Selva e Gibilisco verso “Fic secc”. “Emerge un completo assoggettamento di Primo Pesca srl – nei suoi rappresentanti e gestori – a Ricucci, consistente per lo più nella gratuita elargizione di pescato palesemente vantata come pretesa“. 

Foto tratta dall’ordinanza cautelare “Omnia Nostra”

La Selva veniva rimproverato se non forniva puntualmente il pesce al boss, già pulito e squamato per essere consumato da Ricucci all’ora di pranzo, non più tardi delle ore 12. “Un adirato Ricucci chiama La Selva – si legge – rimproverandolo che al magazzino, dove era appena stato, non c’era nessuno per consegnargli il pesce e La Selva cerca di tranquillizzarlo. Compulsato da Ricucci, La Selva, al fine di soddisfare l’esigenza del primo, si preoccupa di chiamare Gibilisco che aveva l’incarico di prendere la merce per Ricucci, per sapere dove si trova e quanto tempo impiegherà per arrivare al magazzino”. 

Dopo un tentativo di chiamata di La Selva, Ricucci ricontatta il primo e La Selva gli assicura che la merce è stata presa e sta arrivando: “Guarda che noi i pesci li abbiamo presi però devi aspettare che arrivano solo…”. Ricucci: “Si ma tu lo sai che io all’una mangio?”. La Selva cerca di giustificare il ritardo nella consapevolezza che gli stessi servissero per la sera… La Selva: “No tu hai detto domani sera a me” e Ricucci ribatte: “Di che, le palle, io ho detto a mezzogiorno…”. La Selva cercando di calmierare l’atteggiamento contrariato di Ricucci lo rassicura mettendosi personalmente a disposizione per soddisfare la sua esigenza: Te li pulisco io subito subito di persona”.

A quel punto La Selva, “preoccupato della reazione di Ricucci nel caso non riesca a soddisfare la sua esigenza – scrivono ancora gli inquirenti -, chiama Gibilisco e lo stimola ad essere al magazzino con i pesci per Ricucci nel più breve tempo possibile”. La Selva: “Siccome che questo qua all’una deve mangiare, sono le undici e un quarto, tu per le dodici e qualcosa riesci a stare qua? Vedi di farcela, tu però corri”. Anche Gibilisco è “consapevole che conviene soddisfare ad ogni costo la richiesta di Ricucci: ‘Vedo di fare il più veloce possibile’“.

Alla fine Ricucci otterrà ciò che pretendeva. “Una volta ricevuti i pesci, La Selva chiama Ricucci e gli dice che pulirà gli stessi e glieli porterà a casa personalmente. ‘Allora li squamo.. e mo me la vedo io dai, te li porto io’“.

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