Dai ricchi appalti per Cara e Gino Lisa fino alla mazzetta da 10mila euro. I legami del foggiano Leccese con Lerario

L’imprenditore arrestato è titolare di una società che nel luglio scorso ha vinto un appalto da 2 milioni e 150mila euro con la Protezione civile pugliese relativo al campo di Borgo Mezzanone

Ha ammesso di aver intascato una busta con denaro da un imprenditore, negando pregressi accordi corruttivi. L’ex dirigente della Protezione civile regionale, Mario Lerario, in carcere dal 23 dicembre dopo essere stato arrestato in flagranza di reato, è stato sottoposto oggi a udienza di convalida. Anche l’imprenditore foggiano Luca Leccese (ai domiciliari) avrebbe ammesso di aver consegnato una tangente a Lerario. Leccese è titolare di una società che nello scorso mese di luglio ha vinto un appalto da 2 milioni e 150mila euro con la Protezione civile pugliese relativo al campo di Borgo Mezzanone.

Nelle carte dell’inchiesta, 64 pagine firmate dalla gip Anna Perrelli, sono ricostruiti mesi di indagini attuate anche grazie alle microspie piazzate nell’auto di Lerario. Durante l’inchiesta è spuntato proprio l’imprenditore foggiano, Luca Leccese, 57 anni, l’uomo che avrebbe consegnato a Lerario una bustarella da 10mila euro. Il nome di Leccese è citato anche nelle carte dell’inchiesta sulle presunte tangenti al Comune di Foggia. Secondo l’ex consigliere comunale di maggioranza, Bruno Longo, l’imprenditore stava “nel gruppo di Landella” ed era tra coloro che “vincono tutti gli appalti al Comune di Foggia”.

200 banconote da 50 euro

Secondo l’impianto accusatorio, Lerario “dirigente – si legge nell’ordinanza cautelare – delle sezioni strategia e governo dell’offerta, protezione civile (ad interim) e fino al 31 ottobre 2021 anche della ‘sezione provveditorato economato'” avrebbe “indebitamente” ricevuto “per l’esercizio delle funzioni o dei suoi poteri da Leccese Luca Ciro Giovanni, una busta contenente la somma di euro 10.000 suddivisa in 200 banconote da 50 euro“.

Nelle carte si legge che Leccese è “rappresentante legale della Edil Sella s.r.l. unipersonale, esercente attività di lavori di completamento e finitura di edifici nca, ed avente in corso di esecuzione appalti affidati con delibere a firma del Lerario per conto della Protezione civile per un importo complessivo di circa 2.800.000 euro”.

Le “zone d’ombra”

A parere degli inquirenti, “le indagini svolte hanno fatto emergere delle zone d’ombra sulla gestione dell’attività contrattuale della Regione Puglia appannaggio di Lerario, idonee ad ingenerare il sospetto di presunte irregolarità – dietro le quali si celano condotte corruttive – nell’approvvigionamento di lavori, servizi e forniture, stante la ricorrenza di affidamenti diretti, di frazionamenti impropri degli appalti e soprattutto di aggiudicazioni frequenti in favore di una rosa di operatori economici, in difformità ed elusione alla normativa di settore. Nel corso delle investigazioni, anche attraverso le attività di intercettazione telefoniche e ambientali – riporta ancora l’ordinanza -, sono stati acquisiti elementi a supporto di condotte potenzialmente integranti fattispecie di reato corruttive a carico di Lerario e degli imprenditori Leccese e Donato Mottola (ai domiciliari), aggiudicatari di diversi appalti della Regione Puglia” e con i quali l’ex dirigente regionale avrebbe intrattenuto “rapporti, anche personali, di frequentazione”.

Gli appalti di Leccese, da Mezzanone al Gino Lisa

Sempre secondo le carte, in questo “turbine di rapporti continuativi tra Lerario e gli imprenditori” sarebbe emersa la figura di Leccese destinatario di una serie di appalti, servizi e forniture. Ad esempio gli interventi di rifunzionalizzazione e messa in sicurezza della biblioteca Magna Capitana di Foggia, ma soprattutto interventi urgenti per la realizzazione di impianti elettrici, illuminazione ed idrici da realizzarsi al Cara di Borgo Mezzanone. Una gara vinta per un importo di 2 milioni e 150mila euro, finalizzata alla realizzazione di una foresteria dedicata per mettere in isolamento ed istituire una sorveglianza sanitaria per i migranti positivi al Covid-19. E ancora, il progetto di realizzazione di uffici e centrale operativa per l’aeroporto Gino Lisa di Foggia, destinato ad ospitare una sede distaccata della Protezione civile.

Lerario e Leccese, più volte intercettati, sono stati filmati dagli inquirenti a Bari dove l’imprenditore, il 23 dicembre scorso, ha adagiato alcune ceste e pacchi nel bagagliaio dell’auto del dirigente regionale. Poi Leccese ha preso una busta da una tasca del proprio soprabito per riporla nel vano porta oggetti del veicolo di Lerario.

Finito davanti agli inquirenti, Leccese ha negato di aver consegnato soldi, limitandosi a parlare di cesti natalizi e champagne; ma davanti alle immagini estrapolate dalla telecamera posizionata nell’auto di Lerario, l’imprenditore ha ammesso la dazione di denaro.

A coordinare le indagini che riguardano almeno altri cinque episodi corruttivi con altrettanti imprenditori, alcuni legati alla struttura per le maxi emergenze Covid nella Fiera del Levante, sono il procuratore Roberto Rossi e l’aggiunto Alessio Coccioli, che hanno insistito per la custodia in carcere. La difesa, invece, ha chiesto la scarcerazione. La gip si è riservata e si attende la decisione nelle prossime ore. (In alto, Lerario; nel riquadro, Leccese)

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