Il clan dei Montanari si “prende” le aree un tempo controllate dai Romito. La strategia dei Li Bergolis-Lombardoni nel focus Dia

Lungo capitolo sulla mafia garganica nella relazione semestrale degli investigatori, periodo luglio-dicembre 2020. Riflettori accesi sugli affari del reggente Enzo Miucci e sulla rete di alleanze nel promontorio

“Lo scenario criminale dell’area garganica risulta ancora fortemente influenzato dal clan dei Montanari nel cui ambito un ruolo chiave è svolto dalla famiglia Li Bergolis di Monte Sant’Angelo”. Lo riporta l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (periodo luglio-settembre 2020). “Il clan è dedito al traffico di sostanze stupefacenti, alle estorsioni, al riciclaggio e al reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività commerciali, nonché alle rapine ai portavalori un settore quest’ultimo che lo avrebbe portato più volte a interagire con la criminalità del basso Tavoliere e segnatamente con quella cerignolana. In chiave extraregionale – continuano gli investigatori nel focus dedicato alla mafia garganica – opererebbe con alcune cosche calabresi (in particolare il clan Pesce-Bellocco, in affari con il reggente dei Li Bergolis, Enzo Miucci alias “U’ Criatur”, come emerso dall’ordinanza “Friends”, ndr). L’instabilità dell’area in argomento e i processi evolutivi ancora in corso e tesi a colmare i vuoti di potere nelle opposte fazioni riconducibili ai clan Li Bergolis e Romito se da un lato offrono l’occasione alle nuove leve di scalare e giungere ai vertici dell’organizzazione, dall’altro costituiscono terreno fertile per una maggiore influenza delle realtà mafiose foggiana e cerignolana le quali appaiono capaci di produrre significativi effetti sugli equilibri e gli assetti dell’intero Gargano. In tale contesto criminale sintomatiche sono due sentenze, registrate nel semestre, che hanno interessato diversi sodalizi.

La prima del 5 ottobre 2020 ha riguardato un esponente di vertice del clan ex Romito condannato alla pena dell’ergastolo in quanto ritenuto colpevole dell’omicidio di un elemento vicino al clan Li Bergolis (Matteo Lombardi “A’ Carpnese”, condannato per l’uccisione di Giuseppe “L’Apicanese” Silvestri, ndr). L’altra del 30 novembre 2020 ha decretato la condanna alla pena detentiva perpetua di un esponente della famiglia Li Bergolis (il 40enne manfredoniano Giovanni Caterino detto “Giuann Popò”, ndr) ritenuto colpevole (per i giudici della Corte d’Assise di Foggia fu il basista, ndr) del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017 nel corso del quale fu ucciso, tra gli altri, un elemento apicale della neocostituita alleanza Lombardi-Romito-Ricucci (Mario Luciano Romito fratello di Franco, quest’ultimo ucciso nel 2009 ndr), attesa l’esigenza di ridefinire con la sua eliminazione fisica ‘gli assetti di potere all’interno della criminalità mafiosa operante sull’area garganica’. La sentenza ha peraltro stigmatizzato le ‘modalità plateali della condotta illecita, volta a provocare allarme sociale, attribuendo evidenza pubblica all’azione delittuosa e rafforzando il messaggio omertoso a chi doveva intenderlo, con l’adozione di metodiche operative caratterizzate da inaudita quanto implacabile ferocia (si veda, a tal riguardo, il coinvolgimento, tra le vittime, dei fratelli Luciani, due agricoltori incensurati, completamente estranei ai fatti, che, al momento dell’agguato, attraversavano con il loro furgone il tratto stradale interessato dall’azione del gruppo di fuoco, nonché, ad omicidio già avvenuto…)”.

Mario Romito in un bar di Manfredonia la mattina della strage di San Marco

Secondo la Dia, “nonostante la detenzione dei suoi vertici e del suo reggente (Enzo Miucci, nipote del patriarca deceduto Ciccillo Li Bergolis e procugino dei fratelli Matteo, Armando e Franco, tutti e tre in carcere per le lunghe condanne incassate in “Iscaro Saburo”, ndr), il clan Li Bergolis rappresenterebbe il punto di riferimento anche per gli altri gruppi attivi nel promontorio. Si tratta dei Lombardi detti ‘Lombardoni’ di Monte Sant’Angelo (i fratelli Matteo e Antonio, il primo comparso nelle carte dell’inchiesta sulla strage di San Marco, ndr) che annoverano familiari stanziati in particolare nell’area di San Nicandro Garganico e Manfredonia, dei Prencipe originari di San Giovanni Rotondo e degli Iannoli-Perna il cui referente attualmente libero è considerato uno dei due luogotenenti del reggente della famiglia Li Bergolis. Il clan sarebbe sempre più proiettato verso la graduale espansione nelle aree che in precedenza erano sotto l’influenza dei Romito (Manfredonia e Mattinata) e sembrerebbe attuare una strategia criminale che mirando a lenire i caratteri più cruenti ed efferati dell’organizzazione riuscirebbe a penetrare nel tessuto socio-economico controllandone i settori più importanti. Significative al riguardo sono le interdittive antimafia emesse nel mese di luglio dal prefetto di Foggia che hanno riguardato un’impresa agricola e una ditta di pulizie, con sede in Monte Sant’Angelo, i cui titolari sono stati ritenuti vicini al clan Li Bergolis. Ciò a conferma di come il crimine organizzato di quel comune sia espressione del più ampio contesto della mafia garganica spesso basata su legami prettamente familiari e su uno strettissimo controllo del territorio dove il potere di intimidazione mafiosa viene esercitato avvalendosi anche di gruppi emergenti del promontorio, come quelli di Vieste e San Nicandro Garganico al fine di acquisire una posizione dominante nei traffici illeciti.

Il clan ex Romito originario di Mattinata-Manfredonia – prosegue la relazione – fino agli inizi degli anni Duemila era inquadrato nel clan dei Montanari ma la discovery degli atti del processo “Iscaro&Saburo” (2004) ne acclarava la scissione e l’inizio della faida contro la famiglia Li Bergolis. La rimodulazione degli assetti criminali a seguito dell’uccisione del reggente dei Ricucci (Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, ndr) sarebbe confluita nell’alleanza dei Ricucci-Romito-Lombardi ai quali resta legata la frangia militare mattinatese. Allo stato attuale l’influenza di tale consorteria mafiosa risulterebbe meno definita sia per le pronunce giudiziarie che hanno riguardato le sue più influenti frange militari e decisionali, sia per lo stato di detenzione dei vertici della criminalità viestana collegati ai Romito. Sotto questo profilo, inoltre, non meno importanti risultano essere i risvolti investigativi e giudiziari che hanno duramente colpito la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza alla quale il clan risulta legato. Alla stregua dei Montanari il clan in argomento può contare su appoggi e sinergie nell’intera area garganica attraverso figure di estremo interesse come quella di un elemento che funge da raccordo con il clan Raduano di Vieste”.

La faida tra scissionisti a Vieste 

Ed è proprio a Vieste che continua il resoconto della Dia, dove “la faida scissionista (2015-2019) tra i gruppi Iannoli-Perna (legati ai Li Bergolis) e Raduano (sinergici ai Romito) risulta ancora ridimensionata grazie alle operazioni di polizia giudiziaria cui sono seguite già le prime condanne che non hanno risparmiato gli stessi vertici delle consorterie. Al momento, se il primo sodalizio può ritenersi di fatto disarticolato nelle gerarchie più elevate, il secondo sarebbe retto da un pregiudicato arrestato il 27 novembre 2020 in flagranza di reato per detenzione di sostanze stupefacenti. In un territorio che rispecchia la logica bipolare che contraddistingue gli equilibri criminali nell’area è pacifico che la situazione di stallo a Vieste sia stata indotta anche dalle azioni di contrasto condotte da Magistratura e Forze di polizia nei confronti dei contrapposti clan Romito e Li Bergolis i quali hanno avuto un ruolo determinante nella guerra attraverso figure di sintesi tra i vari sodalizi. Grazie alla sua posizione geografica e alla particolare conformazione delle coste Vieste rappresenterebbe un’importante rotta per i traffici di marijuana proveniente dai Balcani – in particolare dall’Albania – e offrirebbe terreno fertile per la criminalità locale impegnata nel redditizio settore degli stupefacenti. Anche l’indotto economico connesso al fiorente mercato turistico (strutture ricettive, attività di ristorazione, guardianie e servizi vari) ricadrebbe da tempo nelle mire dei sodalizi sia per le attività estorsive, sia per la gestione diretta delle attività imprenditoriali sane al fine di riciclare i proventi illeciti”.

Il Gargano più nascosto

La Dia non sottovaluta altre aree del promontorio scenario negli anni di numerosi episodi di cronaca. “Nello scenario generale dell’area garganica – si legge nella relazione semestrale – assumono un ruolo sempre più strategico anche i territori di San Marco in Lamis e Rignano Garganico da una parte e San Nicandro Garganico e Cagnano Varano dall’altra, territori da considerarsi cerniere di un altro articolato contesto criminale. Nell’area di San Marco in Lamis e Rignano Garganico, infatti, ai gruppi locali dei Martino (già federato ai Li Bergolis-Miucci) e dei Di Claudio-Mancini tra loro contrapposti si aggiungerebbero anche sacche di pregiudicati cui talvolta si rivolgono i sodalizi di Foggia, San Severo e Gargano.

Anche nell’area a nord del promontorio un vero settore di intersezione tra la criminalità garganica e quella sanseverese si registra una situazione di particolare fermento. In tale ambito territoriale e in particolare sul territorio di San Nicandro Garganico sarebbe attiva, nel campo degli stupefacenti e delle rapine, la famiglia Tarantino (in passato coinvolta nella “faida Garganica” che la vide contrapposta alla famiglia Ciavarrella). A seguito del ritorno in libertà del suo capo il clan pare abbia scalato le gerarchie garganiche grazie anche all’asse con Monte Sant’Angelo e segnatamente con il clan dei Montanari. La convivenza con altri soggetti di equivalente caratura criminale potrebbe tuttavia compromettere gli attuali equilibri criminali”.

La mala all’ombra di San Pio

“Al pari dei territori dei comuni di San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano l’area di San Giovanni Rotondo rappresenta uno snodo strategico e di interesse per le varie compagini criminali della zona”. Ne sono convinti gli investigatori Dia che spiegano: “Sul territorio, sebbene siano stati assicurati alla giustizia elementi di vertice della mafia garganica, il predominio del clan Li Bergolis non accennerebbe a diminuire e nel tempo ha proceduto a una rimodulazione del tessuto criminale composto da vecchie e nuove leve particolarmente attive nel settore dello spaccio di stupefacenti. Al suo interno, però, non mancano elementi che sebbene collegati al clan dei Montanari svolgono la loro attività criminali in maniera autonoma e controcorrente rispetto ai consolidati equili- bri esistenti rendendo quel territorio una sorta di zona fluida. Ciò è come emerso in occasione dell’operazione antidroga denominata ‘Drug Express’ del 19 dicembre 2020. L’indagine ha permesso di disarticolare un gruppo criminale dedito allo spaccio di stupefacenti a San Giovanni Rotondo con canali di approvvigionamento a Cerignola. Le attività delittuose erano dirette da un pregiudicato (William La Fratta, ndr) già legato alla batteria mafiosa Prencipe a sua volta collegata ai Li Bergolis di Monte Sant’Angelo”. (In alto, un’immagine tratta dal docufilm di TV8, “Mappe Criminali”; sullo sfondo, l’area dove sorgeva la masseria Orti Frenti, scenario di un noto summit di mafia)

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come





Change privacy settings