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Home - “Giosuè Rizzi fu ucciso per ordine di zio Rocco”, pentito barese rivela le confidenze del nipote del boss Moretti

“Giosuè Rizzi fu ucciso per ordine di zio Rocco”, pentito barese rivela le confidenze del nipote del boss Moretti

Di Francesco Pesante
27 Giugno 2021
in Inchieste
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Fu Rocco Moretti a volere la morte di Giosuè Rizzi? Un tempo alleati, negli anni ’80 si parlava di clan Rizzi-Moretti, poi forse rivali. Giosuè Rizzi, uno dei nomi storici della Società Foggiana, fu ammazzato al semaforo di via Napoli il 12 gennaio 2012. Rizzi rimase in cella ininterrottamente dal 17 febbraio 1988 al 15 maggio 2009, poi venne nuovamente arrestato per evasione dai domiciliari. Per i giudici fu tra gli artefici della strage del Bacardi del 1 maggio 1986, giorno nel quale la mafia foggiana mise fine all’egemonia della Sacra Corona Unita nel capoluogo dauno.

Sopra, Giosuè Rizzi; in alto, l’omicidio del 12 gennaio 2012; nel riquadro, Rocco Moretti

Rizzi, detto “Il Papa di Foggia” dal pentito Salvatore Annacondia, tornò libero nel 2010 e si diede alla pittura, ma senza dimenticare il business criminale, caratterizzato soprattutto dalle estorsioni alle attività commerciali della città. La sua vita terminò il 12 gennaio 2012, sotto una pioggia di proiettili. Un uomo che era in sua compagnia rimase ferito. Oltre 9 anni dopo, quell’omicidio resta ancora irrisolto. Ma nella recente sentenza “Decima Azione”, 25 condannati nella “Società Foggiana”, lo spettro di Rizzi torna ad emergere. È il boss barese pentito, Mimmo Milella, lo stesso dell’inchiesta sul giudice arrestato De Benedictis, a parlare di Rizzi e Moretti.

Nel capitolo della sentenza dedicato a Rocco Moretti alias “Il porco”, Mammasantissima della mala foggiana, il giudice Giovanni Anglana scrive: “La notorietà di Moretti Rocco nel panorama criminale regionale è tale che con lui si interfacciavano anche i potenti boss della criminalità organizzata barese, come ricordava Milella Domenico (esponente di vertice del clan Parisi egemone nel quartiere Japigia di Bari)”.

Domenico Milella

Milella: “A Bari, quarta sezione a Bari, io sono stato con i foggiani, sono stato anche con Rocco Moretti in carcere, sempre a Bari, lui prima che faceva le videoconferenze veniva, prima che, sai, c’erano le videoconferenze, prima si veniva per il processo, lui era al carcere di Terni dove stava Parisi Savino… (…)” 

Milella ricordava alla pm Manganelli di aver interpellato Moretti in occasione dell’omicidio di un suo sodale, chiedendogli se gradisse l’interruzione delle attività ludiche nel carcere di Bari in segno di rispetto.

Milella: “No, Rocco Moretti abbiamo parlato, parlavamo di Savino, un po’ delle guerre nostre. Ci fu un episodio, che le posso dire, quando morì quello che ammazzarono che era dei Moretti, alla benzina, che stava giocando alle macchinette”. Pm Manganelli: “Bruno Rodolfo?” Milella: “Esatto, Bruno”. Pm Manganelli: “Beh, che ti disse?” Milella: “Siccome a noi c’è l’usanza che quando muore una persona giriamo il biliardino in carcere…” Pm Manganelli: “Giocate?” Milella: “No, non giochiamo a biliardino. Quando uno muore si gira il biliardino in segno di lutto per una persona, e siccome noi rispettavamo Rocco Moretti gli dicemmo: ‘Zio Rocco …’, andai io a parlare perche ero io anche il responsabile della quarta sezione, e gli dissi: ‘Vuoi che abbasso il biliardino per rispetto tuo?’ Disse: ‘No no, qua capiscono, meglio di no, fate finta di niente che qua a me già mi tengono…’, disse questa cosa qua (…)”.

Alessandro Moretti

“Milella – riporta il giudice – precisava che Moretti era molto riservato, evitava di parlare delle vicende della Società Foggiana, a differenza del nipote (Alessandro Moretti detto “Sassolin”, ndr) che gli aveva parlato della guerra in atto con i Sinesi-Francavilla e dell’assassinio di un vecchio boss della mafia foggiana (Giosuè Rizzi), sempre per ordine di zio Rocco”, il quale, stando alla testimonianza, non avrebbe gradito l’avvicinamento di Rizzi ai rivali del clan Sinesi-Francavilla

Milella: “Alessandro Moretti si spinse un po’ di più che mi raccontò la storia di zio Rocco, noi zio Rocco lo chiamiamo. Rocco Moretti lo zio uscì dopo tanti anni e gli disse… andò alle persone, parecchie persone dice: ‘Mo’ avete mangiato, avete fatto, mo’ sono uscito io e dovete dare tutto a me‘, fece capire che Giosue Rizzi si affiancò a Roberto Sinesi, alla squadra di Sinesi, e… sai, le cose poi le riesci a percepire, però non è che ti ha detto…”

Pm Manganelli: “Che era stato Rocco?”

Milella: “Brava! Che era stato lui. Riuscii a percepire che questo si era montato la testa…”

Pm Manganelli: “Rizzi?”

Milella: “Rizzi, c’era un fatto di uno schiaffo di tanti anni fa, ma la cosa che non gli andava giù di Rocco Moretti che si era affiancato ai Sinesi, stava iniziando a fare qualcosa con loro e fece capire che…”

Pm Manganelli: “Quindi fece capire Alessandro Moretti?”

Milella: “Che veniva… la mano era da loro, però non più di tanto”

Quando Francesco Sinesi sfidò Rocco Moretti

“Sempre in relazione ai rapporti difficili tra i Moretti e i Sinesi – si legge nella sentenza di Decima Azione –, Milella riferiva che, per loro prassi, gli esponenti della criminalità organizzata foggiana durante i periodi di detenzione carceraria si ignorano, senza dar luogo a vendette o ritorsioni; lo dimostra anche un episodio, riferito de relato, relativo ad una sfida lanciata a zio Rocco da Sinesi Francesco dopo l’attentato contro suo padre Roberto (e nell’ambito del quale venne ferito il nipotino del boss)”.

Milella: Facevano finta di niente, non si litigavano, stavano in cella insieme pure. Però c’è l’episodio, prima che arrivavo io, che vi posso raccontare, so che quando arrivò la prima volta Rocco Moretti al carcere di Bari, che me lo dissero gli amici miei, che Sinesi (Francesco) stava già lui a Bari prima. Francesco era prima al carcere di Bari, e Rocco Moretti arrivò di sera e Francesco Sinesi lo sfidò, disse: ‘Scendi’ la sera. Pm Manganelli: “E poteva? Non era chiusa la cella?” Milella: “No, alle quattro, la sera alle quattro, a Bari fino alle quattro di pomeriggio possiamo stare, doveva scendere al passeggio alle tre così, lui arrivò verso quell’ora, disse: ‘Ora sono stanco, domani scendo’, perché si diceva il fatto dell’agguato che avevano preso il bambino i Sinesi, insomma, ed erano arrabbiati i Sinesi per il fatto del bambino che avevano sparato e che avevano ucciso il bambino (in realtà rimase ferito, ndr), quelle cose là. Il giorno dopo come uscì Francesco Sinesi disse: ‘Vieni qua’ e pensava Rocco, lui pensava che Rocco si doveva prendere paura a contatto delle persone, trentamila persone che stavano attorno a me, e gli disse: ‘Vieni qua’ e lui si sbottonò la camicia disse…” Pm Manganelli: “Rocco?” Milella: “Si. Si sbottonò la camicia e disse: ‘Che cos’è il fatto, vieni a qua, andiamo là che qua le persone sentono a noi’, non si prese paura e lo sfidò nel senso dice: ‘Che cosa è il problema?’ Si aspettava che Francesco faceva qualcosa, Francesco non fece niente, poi si misero a parlare e finì là, nel senso che chiacchierarono tutta la giornata dei fatti loro”. Pm Manganelli: “Perché si sbottonò la camicia?” Milella: “Perché uno si incastra, se deve fare a botte si toglie la maglietta, la camicia si incastra”. P.M. Manganelli: “Per avere più agilità. Ma poi presero…” Milella: “Con quel gesto lui capì che non si prendeva paura, perché Sinesi diceva che tutta la giornata, il giorno dopo al passaggio lo doveva menare”. Pm Manganelli: “Sinesi a Rocco Moretti?” Milella: “Sì. Me l’hanno raccontato persone che stavano prima di me, che arrivavo io (..)” Milella: “Il fatto che mi ha raccontato Alessandro Moretti che ve l’ho detto prima, che quando è uscito… ”

Pm Manganelli: “Di Giosuè o di Rocco?” Milella: “Di Rocco Moretti che quando è uscito ha cercato soldi a tutti e ha detto: ‘Ora devo mangiare io’… A tutta la criminalità foggiana e poi è andato sulle estorsioni però prima la criminalità foggiana. Toglieva le macchine alle persone di prepotenza (…)” Milella: “Economicamente stavano bene, da non avere niente, mi disse, ‘come è uscito mio zio ci siamo messi tutti bene’, così mi disse”. Pm Manganelli: “Alessandro?” Milella: “Si”. Pm Manganelli: “Diceva lui che macchina aveva?” Milella: “No, diceva, si fa per dire: ‘Avevamo i frigoriferi vuoti, quando è uscito lo zio ci siamo messi a posto’“.

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Tags: FoggiaGiosuè RizzimafiaMoretti
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