Gli imprenditori del “gruppo Landella” e il consiglio di Agostinacchio a Iaccarino: “Al sindaco mandalo in galera”

Le carte dell’inchiesta sul sistema corruttivo a Palazzo di Città. Le rivelazioni dell’ex consigliere comunale Bruno Longo al genero Amorese: “Questi vincono tutti gli appalti al Comune di Foggia”

Dai consigli di Agostinacchio fino alle rivelazioni di Longo al genero Amorese. Uno spaccato del mondo politico foggiano viene fuori dalle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex sindaco, Franco Landella. Molti sapevano del sistema corruttivo a Palazzo di Città tanto che l’ex presidente del Consiglio comunale, Leonardo Iaccarino si recò in compagnia di Bruno Longo presso lo studio di Paolo Agostinacchio, primo cittadino di Foggia negli anni ’90. Tema della discussione, la presunta tangente chiesta da Landella all’imprenditore Azzariti per sbloccare l’appalto della pubblica illuminazione. Nelle carte dell’inchiesta, l’interrogatorio di Iaccarino da parte dei pm Enrico Infante e Roberta Bray.

P.M. -DOTT.SSA BRAY: È andato da Agostinacchio?
P.M. DOTT. INFANTE: Bruno Longo e Michele De Carlo sanno delle interlocuzioni sindaco Azzariti? Che cosa sanno?
IACCARINO: Sì, sì, ne sono a conoscenza, come no. 

P.M. DOTT.SSA BRAY: Perché gliel’ha detto lei, non perché gliel’ha Azzariti; Azzariti ha parlato solo con lei, giusto? 

IACCARINO: Certo. Loro però ne sono a conoscenza. E l’Avvocato Paolo Agostinacchio; certo, ho raccontato tutto all’Avvocato Paolo Agostinacchio. 

P.M. DOTT. INFANTE: In che occasione, perché? 

IACCARINO: Sono stato accompagnato da Bruno Longo … In che circostanza? Nella circostanza in cui l’amministrazione voleva passare il quorum per la sfiducia del Presidente del consiglio da 21/22 a 17 e allora Agostinacchio, che mi ha parlato da padre a figlio, mi dice: “Leo, ma tu sai tutte queste cose? Perché non lo mandi in galera”. Io la risposta che davo, dicevo: “Spero di essere intercettato, almeno prima o poi mi chiameranno”, poi l’intercettazione è andata per altre … 

P.M. DOTT. INFANTE: Lei è andato a dire ad Agostinacchio di queste vicende. Quali vicende? In compagnia di chi? Quando, più o meno? il perché ce l’ha detto, quando volevano modificare lo statuto del Comune … 

IACCARINO: Ero accompagnato da Bruno Longo.
P.M. DOTT. INFANTE: E si è svolto questo colloquio, dove? Nello studio di Agostinacchio, a casa sua, dove? 

IACCARINO: Nello studio dell’Avvocato Agostinacchio, dell’onorevole Agostinacchio. 

P.M. DOTT.SSA BRAY: E lei gli ha raccontato di queste vicende? 

IACCARINO: Sì. 

P.M. DOTT.SSA BRA Y: Dove queste vicende sono la pubblica illuminazione, e poi? 

IACCARINO: Datemi una mano e io vi parlerò. Non posso ricordare tutto, se mi dite di cosa io… 

P.M. DOTT. INFANTE: Quindi il suggerimento era “perché non lo denunci”? 

IACCARINO: “Leo, perché non lo vai a denunciare così lo mandi in galera?” e io ho detto: “Ho paura, non lo voglio fare“, anche perché se mia moglie viene a scoprire una cosa del genere … Quella già un’opportunità mi ha dato, la seconda mi caccia di casa. E gli ho detto: “Perché non lo fai tu, onorevole?” e lui mi ha detto: “Tu fai il tuo”. 

“Gli imprenditori appoggiati da Landella

 

Non solo pubblica illuminazione. Lo scandalo riguarderebbe anche la famosa “tangente Tonti” che l’imprenditore Paolo Tonti avrebbe versato per sbloccare i lavori di un complesso edilizio nei pressi dell’ospedale di Foggia. Almeno 32mila euro nelle tasche di sindaco e alcuni consiglieri comunali. I magistrati riportano “una conversazione intercettata con il genero nonché consigliere comunale Claudio Amorese”, durante la quale Bruno Longo “ha parlato – si legge nelle carte dei magistrati – delle decisioni prese nell’ultimo consiglio comunale a favore degli imprenditori appoggiati, a dire dello stesso, da Franco Landella“.

“Lo stesso Longo, oltre ad accusare palesemente anche Leonardo Iaccarino di aver appoggiato le decisioni del sindaco per un tornaconto personale di chiara natura economica (a tal proposito egli ha citato l’eloquente brocardo latino “pecunia non olet”), ha nuovamente parlato degli attuali rapporti di dubbia liceità esistenti tra politica, mondo imprenditoriale foggiano e gestione degli appalti. Ha anche espresso nuovamente – riportano ancora gli inquirenti – la propria convinzione che alcuni imprenditori agiscano per conto e su indicazioni di altri che avrebbero maggior peso politico ed economico, tra cui si annovererebbe il binomio Tonti-D’Alba, lasciando intendere che il primo rappresenterebbe la longa manus del secondo (Bruno Longo: “quindi appare in tutta la sua evidenza un Consiglio comunale eterogeneo che vota uno degli accapi discutibili… a favore di chi vince gli appalti al Comune di Foggia perché la verità è questa, uno è Luca Leccese l’altro Michele D’Alba, quindi voglio dire anche ai ciechi e ai sordi questo è chiaro perché di quel voto, uno si chiamava Tonti ma era Michele D’Alba, uno si chiama EdilStella ma è Luca Leccese… i quali guarda caso stanno nel gruppo di Landella e vincono tutti gli appalti al Comune di Foggia“)”“Il tutto si evince – riportano i pm – dalla lettura della trascrizione in merito al comportamento di Landella a margine del Consiglio Comunale”.

“Al minuto 04:38 Claudio dice: “…ma non ho capito ma Fiore e Iaccarino su tutti gli accapi hanno votato insieme?” 

Bruno: “si ma lì pecunia non olet (il denaro non ha odore)”
Claudio: “eh si, si, si”
Bruno: “il problema non è che hanno votato a favore di Landella, hanno votato…”
Claudio: “hanno votato nel loro interesse”
Bruno: “a favore di loro stessi, chi tiene la campagna elettorale chi tiene la famiglia e di questo io ne ho contezza e ne ho certezza”
Claudio: “ah quindi non è neanche uno sfruttamento politico”
Bruno: “no, diciamo che sono delle pratiche che hanno tentato di coinvolgere anche noi e che noi abbiamo detto no”
Claudio: “ah perfetto”
Bruno: “quindi appare in tutta la sua evidenza un Consiglio Comunale eterogeneo che vota uno degli accapi discutibili ….a favore di chi vince gli appalti al Comune di Foggia, perché la verità è questa, uno è Luca Leccese e l’altro Michele D’Alba, quindi voglio dire anche ai ciechi e ai sordi questo è chiaro perché di quel voto, uno si chiamava Tonti ma era Michele D’Alba, uno si chiama EdilStella ma è Luca Leccese …i quali guarda caso stanno nel gruppo di Landella e vincono tutti gli appalti al Comune di Foggia …quindi voglio dire, la lettura che devi dare è quella che poi io di quel soggetto, nonostante lui predichi vicinanza a me io non metto sul mio castelletto voti neanche un voto suo, questo poi è un altro ragionamento”
Claudio: “a chi ti riferisci?”
Bruno: “di Iaccarino no”
Claudio: “ahi!…”
“I due riprendono a parlare della situazione politica e delle elezioni regionali”. 

Erminia Roberto: “Nulla a che vedere con questi personaggi”

Erminia Roberto

Nelle carte spunta anche una chiacchierata tra lo stesso Longo e l’ex assessora e consigliera comunale, Erminia Roberto. “Due giorni prima della controversa seduta consiliare – si legge -, Bruno Longo aveva avuto una interessante conversazione con il consigliere comunale Erminia Roberto, che si era anch’ella dimostrata contraria all’approvazione dell’accapo inerente al suddetto accordo di programma.

Dall’ascolto della predetta captazione – riportano ancora le carte giudiziarie -, sono emerse ulteriori indicazioni sul presunto pagamento di una tangente finalizzata ad ottenere il consenso del maggior numero possibile di partecipanti all’assemblea comunale del 21 luglio. Il passaggio che avvalora a questa ipotesi è quello in cui i due consiglieri comunali hanno fatto riferimento a presunte illecite interferenze poste in essere da altri componenti del consiglio comunale; nella fattispecie, è stato citato proprio Antonio Capotosto”, tra gli arrestati nell’inchiesta. Bruno Longo: “Pure perché ci sono i suoi emissari – di Franco Landella, ndr – che vengono a fare delle… proposte indecenti, come quel Capotosto… le distanze le dobbiamo prendere, soprattutto sui fatti urbanistici”.

“Alle parole proferite da Bruno Longo – si legge ancora sulle carte degli inquirenti – ha fatto eco la risposta di Erminia Roberto, la quale è sembrata essere a conoscenza degli stessi fatti e che si è dichiarata sollevata dal non trovarsi nelle condizioni di dover avere rapporti diretti con il consigliere Capotosto (Erminia Roberto: “io grazie a Dio con quello proprio non ho nulla a che…” “si, si ma mi trovi perfettamente d’accordo anche perché noi non abbiamo nulla a che vedere con questi personaggi”)”. (In alto, Agostinacchio, Landella e Longo)

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