Covid, picco di morti: è Foggia la provincia più colpita del Sud. Istat: “In Italia mortalità più alta dal Dopoguerra”

Rispetto all’intero anno 2020, nei primi quattro mesi del 2021 l’impatto dei decessi per il virus sui decessi totali è aumentato soprattutto nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno

Il sesto rapporto dell’Istat consegna un quadro nero per la provincia di Foggia sul fronte Covid: per tasso di mortalità standardizzato (SSR: 1,16) è la più colpita del Mezzogiorno. Un valore molto indicativo, perché scaturisce da un approccio efficace per misurare l’impatto dell’epidemia di Covid-19 sulla mortalità, visto che ad essere conteggiato è l’eccesso di decessi per il complesso delle cause, vale a dire quanti morti in più (per tutte le cause) ci sono stati nel Paese rispetto agli anni precedenti. L’eccesso di mortalità può fornire un’indicazione dell’impatto complessivo dell’epidemia, non solo tenendo conto dei decessi attribuiti direttamente a Covid-19, ma anche di quelli che possono essere sottostimati o indirettamente collegati, come le morti causate da un trattamento ritardato o mancato a causa di un sistema sanitario sovraccarico.

Eppure, le regioni  che nel 2020 hanno riportano aumenti significativamente più alti del tasso standardizzato di mortalità sono il Piemonte, la valle D’Aosta, la Lombardia e la Provincia autonoma di Trento. Un caso in controtendenza è invece quello del Lazio, unica Regione a riportare un tasso di mortalità nel 2020 leggermente inferiore al quinquennio precedente. Come è stato più volte evidenziato, infatti, il Nord è stata la ripartizione più interessata alla diffusione della pandemia: considerando tutto il 2020, il 60% dei casi e il 71% dei decessi si è concentrato in questa area geografica. Inoltre, la Regione Lombardia è stata quella che durante tutto l’anno ha riportato il maggior numeri di casi e conseguentemente di decessi Covid-19. Questo fenomeno ha determinato un alto valore del tasso standardizzato di mortalità generale, anche se, considerando questo indicatore, la regione con il più alto tasso di mortalità è stata la Valle D’Aosta. In generale il Centro e il Mezzogiorno registrano tassi di poco superiori agli anni precedenti.

Analizzando i rapporti dei tassi standardizzati a livello provinciale, Bergamo si conferma essere la provincia con la più alta mortalità generale rispetto agli anni precedenti (SRR=1,55), seguita da Cremona (SRR=1,53), Lodi (SRR= 1,47) e Piacenza (SRR= 1,41). Nel Centro, la Provincia con il più alto tasso di mortalità rispetto al periodo di riferimento 2015-2019 è stata Pesaro Urbino (SRR=1,26), mentre al Sud c’è Foggia. In linea con i valori regionali, Roma ha avuto nel 2020 un tasso di mortalità generale significativamente inferiore al 2015-2019 (SRR=0,97).

Quanto al dettaglio per età si conferma, anche nei primi mesi del 2021, il drammatico impatto dell’epidemia Covid-19 sulla popolazione di età più avanzata. Mentre, come era già avvenuto nel 2020, i decessi di persone con età inferiori a 50 anni sono sempre inferiori alla media dei mesi corrispondenti del periodo 2015-2019; nel mese di gennaio l’eccesso di decessi del 2021 rispetto al 2015-2019 è dovuto per i tre quarti all’incremento di morti con 80 anni o più.

Da marzo 2021, si cominciano ad osservare gli effetti positivi della campagna vaccinale che ha prioritariamente puntato a proteggere la popolazione più fragile. Se da un lato l’eccesso di decessi di marzo 2021, rispetto al dato medio dello stesso mese del periodo 2015-2019, continua a essere attribuibile per quasi il 90% ai morti di 65 anni e più, d’altro canto rispetto al picco di decessi di marzo 2020 il calo più importante si deve soprattutto alla classe 80+; il crollo dei decessi di questa classe di età rispetto a marzo 2021 spiega il 70% della diminuzione dei decessi totali osservata tra marzo 2021 e marzo 2020 ; un altro 26% è dovuto alla minore mortalità della classe 65-79 anni.

Il rapporto Istat

Il sesto Rapporto prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) presenta una sintesi delle principali caratteristiche di diffusione dell’epidemia Covid-19 e del suo impatto sulla mortalità totale del 2020 e un’analisi dettagliata della nuova fase epidemica che, nel primo quadrimestre 2021, si caratterizza anche per la progressiva diffusione della vaccinazione Covid-19. Contestualmente vengono diffusi dall’Istat i dati sui decessi giornalieri per tutti i comuni aggiornati fino al mese di marzo 2021. La base dati di mortalità giornaliera, che l’Istat ha reso disponibile per il monitoraggio tempestivo dei decessi, è consolidata a distanza di 45 giorni rispetto alla data di evento mediante l’integrazione delle notifiche di cancellazione per decesso di fonte anagrafica (ANPR e comuni) con i dati sui deceduti risultanti all’Anagrafe tributaria.1 Nel Report si fornisce inoltre una stima anticipatoria a livello regionale, a soli 15 giorni di ritardo data, relativamente ai decessi per il complesso delle cause avvenuti nel mese di aprile 2021.

In Italia, dall’inizio dell’epidemia con evidenza di trasmissione (20 febbraio 2020) fino al 30 aprile 2021 sono stati segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrato 4.035.367 casi positivi di Covid-19 diagnosticati dai Laboratori di Riferimento regionale (data di estrazione della base dati della Sorveglianza Integrata 26 maggio 2021), di cui 1.867.940 nei primi 4 mesi del 2021, il 46% del totale.

Rispetto alla prima ondata epidemica (definita tra inizio marzo e fine di maggio 2020) è molto cambiata la capacità diagnostica dell’infezione, grazie all’aumento della possibilità di eseguire tamponi molecolari e alla ricerca attiva di casi secondari che è stata messa in atto da Regioni e Provincie Autonome. È stato stimato, grazie anche all’indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2 condotta da Istat e Ministero della Salute4 che nella prima ondata il rapporto tra i casi notificati e i casi reali fosse almeno di 1 a 6.

Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità generale di gennaio-aprile 2021

L’andamento dei decessi per il complesso delle cause nei mesi di gennaio-aprile 2021 risente da un lato del contesto epidemiologico, dall’altro degli effetti delle misure di contenimento della diffusione dell’epidemia e della campagna vaccinale. Nei mesi di gennaio e febbraio si assiste a una progressiva riduzione dell’eccesso di mortalità misurato rispetto alla media dei mesi corrispondenti del periodo 2015-2019, mentre i decessi del primo bimestre del 2021 sono comunque superiori allo stesso periodo del 2020, quest’ultimo come più volte documentato è stato infatti caratterizzato da livelli particolarmente bassi della mortalità totale.

A marzo 2021 si interrompe il calo dei decessi totali che era in atto dal picco della seconda ondata epidemica di novembre 2020, con la curva che inverte la tendenza rispetto al primo bimestre del 2021 (cfr. Figura 4). La causa non può essere ricercata nel fatto che febbraio abbia meno giorni rispetto a marzo in quanto i decessi medi giornalieri passano da quasi 2 mila a oltre 2 mila 100 e crescono di pari passo con l’aumento dei decessi Covid-19.

Considerando per analogia ai precedenti Rapporti il dettaglio provinciale, le Figure 6-8 consentono di apprezzare la distribuzione territoriale dei tassi di incidenza dei casi confermati di Covid-19 (per 100.000 abitanti) e l’eccesso di mortalità totale, nel periodo gennaio-marzo 2021, sia rispetto al quinquennio precedente che al 2020. La rappresentazione delle mappe di diffusione a livello provinciale mostra come in questi primi 3 mesi dell’anno 2021 le Province con il maggior tasso di incidenza dei nuovi casi di Covid-19 siano quelle del versante Nord-orientale: Bologna, Gorizia, Forlì-Cesena, Udine, Rimini, Bolzano/Bozen. Molto bassa appare l’incidenza in alcune province della Sardegna (Sud Sardegna, Oristano, Sassari), in alcune Province della Calabria (Catanzaro, Cosenza, Crotone) e della Sicilia (Ragusa, Enna Agrigento).

Osservando la distribuzione delle variazioni percentuali dei decessi rispetto ai due periodi di riferimento (gennaio-febbraio 2015-2019 e gennaio-febbraio 2020) si osservano valori alti nella Provincia di Udine (variazione del 42,7% e del 45,3% rispettivamente), Forlì-Cesena (29,8% e 25,9%). Riportano delle alte variazioni percentuali con segno negativo rispetto al 2020 proprio le città che erano state maggiormente colpite durante la prima ondata del 2020 (Bergamo -84,0%; Cremona – 78,1%; Lodi – 77,7%; Piacenza -76,8%). Quanto al dettaglio per età si conferma, anche nei primi mesi del 2021, il drammatico impatto dell’epidemia Covid-19 sulla popolazione di età più avanzata (Tabella 5). Mentre, come era già avvenuto nel 2020, i decessi di persone con età inferiori a 50 anni sono sempre inferiori alla media dei mesi corrispondenti del periodo 2015-2019; nel mese di gennaio l’eccesso di decessi del 2021 rispetto al 2015-2019 è dovuto per i tre quarti all’incremento di morti con 80 anni o più.

Da marzo 2021, si cominciano ad osservare gli effetti positivi della campagna vaccinale che ha prioritariamente puntato a proteggere la popolazione più fragile. Se da un lato l’eccesso di decessi di marzo 2021, rispetto al dato medio dello stesso mese del periodo 2015-2019, continua a essere attribuibile per quasi il 90% ai morti di 65 anni e più, d’altro canto rispetto al picco di decessi di marzo 2020 il calo più importante si deve soprattutto alla classe 80+; il crollo dei decessi di questa classe di età rispetto a marzo 2021 spiega il 70% della diminuzione dei decessi totali osservata tra marzo 2021 e marzo 2020 ; un altro 26% è dovuto alla minore mortalità della classe 65-79 anni.

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