“Tengo Sannella oggi”, il pizzo della mafia foggiana al gruppo Tamma. “Imprenditore negò in modo assoluto di essere vittima di estorsione”

Soldi alle batterie della “Società Foggiana”, le intercettazioni nelle carte del blitz “Decimabis”. Nel mirino gli ex patron del Foggia Calcio. Il gip: “Anche loro nella lista delle estorsioni”

Fa rumore il nome dei Sannella nell’ordinanza “Decimabis” contro la mafia foggiana. Gli imprenditori del pastificio Tamma, attivi anche nel campo delle energie rinnovabili e con un passato nel mondo del calcio, spuntano tra le vittime delle estorsioni. Nelle carte del gip Agnino, emergono conversazioni emblematiche tra alcuni esponenti della batteria Sinesi-Francavilla. Una vicenda che sottoscrive, nei fatti, quanto detto ieri in videoconferenza dal pm della Direzione nazionale antimafia, Giuseppe Gatti: “A Foggia l’estorsione è vissuta come un’assicurazione, un canone periodico”.

Protagonisti del pizzo ai Sannella, Alessandro Aprile alias “Schiattamort'”, Francesco Pesante detto “U’ Sgarr” e Antonio Salvatore soprannominato “Lascia Lascia”. Tema della discussione, le pressioni sui due imprenditori. “Pesante – si legge -, dopo aver rendicontato ai sodali l’esito di un pregresso incontro con Francesco Tizzano e Rodolfo Bruno (entrambi del gruppo Moretti, ndr) afferente questioni illecite, li informava che Emilio Ivan D’Amato (anche lui “morettiano”) oltre ad aver incassato la somma di 19mila euro rinvenente da un’estorsione relativa ad una Fiera non meglio indicata, aveva riscosso dalle mani di Fedele Sannella anche la somma di 10mila euro“. Qui “U’ Sgarr” specificava chiaramente che tale tangente era relativa alla società “Tamma Industrie Alimentari srl” “il cui amministratore unico – riporta il gip – si identifica in Sannella Francesco“. L’intercettazione: “Oh, hai capito i soldi della Fiera? Se li è presi Emilio… là se li è presi… sono 19mila euro… vabbè quello glieli da… al mese… si è preso altri dieci di Fedele della Tamma”.

“Tizzano – è scritto ancora nell’ordinanza – forniva la conferma dell’assoggettamento dei fratelli Sannella. Invero, lo stesso, dopo aver informato il correo di aver quasi terminato il giro ‘di sua competenza’ per la riscossione delle tangenti presso le attività d’impresa assoggettate dalla ‘Società’: ‘io l’unica cosa che devo fare con te… ci sediamo 10 minuti perché io sto finendo’, specificava che nella stessa giornata avrebbe provveduto ad incassare anche la tangente versata dai sopracitati fratelli: ‘tengo Sannella oggi'”. “Al riguardo, i conversanti lasciavano intendere che la materiale riscossione verso questi ultimi avveniva con cadenza trimestrale: ‘e si… va bene… quello è un altro fatto… quelli sono i tre mesi’“. “Aprile – si legge ancora -, riguardo alla tangente periodicamente imposta ai fratelli Sannella – da lui gestita e seguita unitamente a Tizzano” – indicava in Pesante “U’ Sgarr” il materiale riscossore della tangente che i Sannella avevano versato in precedenza: ‘l’altra volta glieli diedero allo Sgarro 2.500 euro’“.

“Sannella negò in modo assoluto di essere vittima di estorsione”

Un passaggio degli inquirenti sull’ormai famigerata “lista” con i nomi degli imprenditori che pagavano il pizzo. “Ad ulteriore riscontro del fatto che il gruppo imprenditoriale riconducibile ai fratelli Sannella Fedele e Francesco Domenico fosse stato assoggettato dalla Società, vi è il fatto che lo stesso figura anche nella ‘lista delle estorsioni’, utilizzata dagli esponenti del predetto sodalizio mafioso per il controllo e la gestione dell’attività estorsiva, nonché per la contabilizzazione, rendicontazione e ripartizione interna dei relativi proventi. Nel manoscritto – evidenzia il gip – sono riportati i nomi degli imprenditori foggiani che sistematicamente pagano il pizzo alle batterie. La ‘lista delle estorsioni’ consta di numero 2 fogli di carta manoscritti, sui quali sono riportati i nominativi di alcuni imprenditori edili e commercianti, in corrispondenza dei quali sono indicate alcune cifre e scadenze, riconducibili a somme di denaro da percepire e/o percepite. Nella prima pagina è riportato, tra le varie voci, anche la dicitura ‘Sannella 3.000’ coincidente con le informazioni emerse dalle intercettazioni”. Il pentito Verderosa, il 16 gennaio 2020, indicò in Pesante “l’ideatore dell’assoggettamento dei Sannella, aggiungendo che il pizzo era di 3mila euro e metà della somma estorta finiva nella cassa comune”. Fedele Sannella, sentito il 28 gennaio successivo, ‘negava – scrive il gip – in modo assoluto di essere vittima di estorsione’“. (In alto, i fratelli Sannella; nei riquadri, Pesante, Salvatore e Aprile)

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