Mafia dei colletti bianchi, le “capacità truffaldine” dei foggiani insospettabili: “Uagliò fanno paura, ogni cosa che fanno sono soldi della comunità europea”

Un giro di “sovrafatturazioni” nelle carte di “Grande Carro”, maxi operazione di DDA di Bari e carabinieri del Ros. Il ruolo centrale di imprenditori agricoli, professionisti e geometri

Sono i colletti bianchi a garantire il salto di qualità alla mafia foggiana. Dimostrazione tangibile nella maxi operazione “Grande Carro” messa a segno da DDA di Bari e carabinieri del Ros. 48 gli arresti: un duro colpo alla cosca Delli Carri (costola dei Sinesi-Francavilla), smantellata fin dai vertici. Fondamentale, stando all’ordinanza del gip De Benedictis, il ruolo di insospettabili come Antonio Ippedico e Antonio Andreano, ritenuti tra gli “organizzatori” dell’associazione criminale.

L’incastro tra boss, imprenditori agricoli, commercialisti, geometri, funzionari regionali e politica avrebbe portato vagonate di euro nelle casse della “Società Foggiana” a scapito dell’Unione Europea, raggirata da sofisticati artifizi.

Nelle carte di “Grande Carro” si legge: “Gli imprenditori agricoli Antonio Andreano, Antonio Ippedico e Aldo Delli Carri, avvalendosi di imprese agricole individuali o società agricole avevano richiesto ed ottenuto ingenti aiuti comunitari per l’acquisto di macchinari e capannoni agricoli”. L’attività criminale funzionava così: “le fatture giustificative dei costi sostenuti erano emesse dalle società estere compiacenti che permettevano, attraverso varie compravendite, un aumento considerevole dei prezzi rispetto a quelli pagati ai reali fornitori e/o produttori dei beni. L’acquisto dei macchinari agricoli sarebbe avvenuto attraverso società situate in Bulgaria, Romania e Portogallo che, interposte fra i reali produttori dei macchinari e le aziende agricole pugliesi, avrebbero permesso la sovrafatturazione dei macchinari stessi e la conseguente inflazione dei costi, che risultano essere stati sovvenzionati con fondi pubblici UE e nazionali”.

In una circostanza, Ippedico avrebbe prestato la somma di 260mila euro a Donato Matteo Forte (legale rappresentante della Tre F Società cooperativa agricola) “per simulare – scrive il giudice – la disponibilità economica requisito fondamentale per l’accesso al finanziamento previsto dal 2° bando della misura 123 PSR 2007-2013; Forte impegnò la somma di 363mila euro per simulare il pagamento dei macchinari industriali in favore della società rumena SC Utilaje Prod Com srl, finanziati con provvidenze comunitarie, con l’aspettativa che tale danaro in tempi brevi fosse rientrato nuovamente nella sua disponibilità, quale compenso da parte della società rumena Agrocereal Tomato srl, gestita da Andreano, di una fittizia vendita di ‘pomodori secchi’, in modo da poterlo riutilizzare per l’emissione dell’attestazione bancaria relativa al nuovo finanziamento, come si desume in modo chiaro da alcune conversazioni telefoniche”. 

Lo stesso Forte, “ottenuta l’approvazione dalla Regione Puglia – si legge nelle carte – di un progetto esecutivo da realizzarsi a Foggia località Posta Stifano per un importo complessivo di 1.640.520 euro di cui 820.260 euro finanziabili in conto capitale, pari al 50% della spesa ammessa a finanziamento, simulando la disponibilità economica con danaro prestatogli dal correo Ippedico e producendo falsa dichiarazione a firma del geometra Angelo Sacchi, attestante il possesso dei requisiti per accedere al bando regionale, sovrafatturava le attrezzature industriali, nella realtà acquistate sul territorio nazionale e tedesco, mediante contratti e fatturazioni della società bulgara Iti Bu Ltd, fatta apparire ditta rivenditrice, e supportando le sovrafatturazioni con falsi preventivi di raffronto e/o fatti emettere ad hoc da ditte italiane compiacenti. Cosimo Specchia e Giovanni Bozza, rispettivamente in qualità di responsabile di misura della Regione Puglia di Bari e di funzionario deputato ad eseguire il collaudo finale delle opere realizzate, approvavano la documentazione contabile degli acquisti in assenza dei previsti requisiti, nonché avallavano le sovrafatturazioni delle attrezzature industriali fatte con le fatture di vendita intestate alla bulgara ITI BU LTD, non riportanti i numeri di matricola dei macchinari”.

“Ippedico fa paura”

Spicca nell’associazione criminale il ruolo di Antonio Ippedico che, secondo il gip, “avrebbe messo a disposizione” della cosca Delli Carri, “le proprie competenze nel settore agroalimentare. Poi, con i sodali Antonio Andreano e Aldo Delli Carri e in concorso con un funzionario della Regione Puglia incaricato dell’istruttoria delle domande di aiuto, con artifici e raggiri consistiti nel simulare la sussistenza dei presupposti necessari per fruire degli aiuti economici comunitari, avrebbe indotto in errore l’organo erogatore AGEA, procurando un ingiusto profitto per sé e per l’organizzazione mafiosa d’appartenenza”.

Aldo Delli Carri, rivolgendosi ad un suo interlocutore, manifestò tutta la sua ammirazione nei confronti di Ippedico e Andreano per le loro capacità truffaldine, che stavano accumulando ingenti patrimoni e che lo stavano orientando in tali meccanismi fraudolenti. “Comunque… mi stanno facendo fare delle cose… comunque… uagliò Ippedico fa paura… mo si è preso un oleificio grande… mo si sta comprando altri 100 ettari sotto San Severo… sì però hai capito che cosa fa compà… cioè ogni spillo che muove… ogni cosa che fa… sono soldi della comunità europea… lui si studia… non lo so come cazzo fa…”

E ancora: “Lui si mette i soldi in tasca… è l’unico personaggio… lui ed Ippedico che quando fanno queste strutture qua si mettono i soldi in tasca… me lo hanno fatto capire a me come si fa… perché… allora perché hanno le società estere? Bulgaria… Romania” e definiva Andreano ed Ippedico per ciò che realmente erano, ossia “rapinatori con la penna”.

“Pomodori secchi”

“Andreano e Ippedico – riporta il gip -, in ragione del vincolo associativo, in relazione al finanziamento approvato ad Aldo Delli Carri, orientavano quest’ultimo a predisporre la fittizia operazione commerciale dei ‘pomodori secchi’ da eseguire nella città di Rimini per un importo di euro cinquecentomila in funzione del finanziamento approvatogli, finalizzata a giustificare nuovamente la disponibilità del danaro versato in favore della ‘Sc integro agrocereal srl’ condotta dal prestanome rumeno Cono Morena”. L’intercettazione: “oh Antonio un’altra cosa importante per lui mo a lui gli approvano la pratica no è approvata già… quest’anno va in corso mi ha detto Lo Drago… come si chiama quella pratica tua… di quant’è un milione e sette… uno e tre… lui si deve preparare… quattro… cinquecentomila euro di produzione di pomodori secchi… io dico di fargli già quest’anno una quota… può scaricarsi… mo’ ci preparo io il piano che dici… glielo voglio far fare già… però non deve fare il deposito qua…”

Conclusioni giudice

“Si coglieva in modo inequivocabile – conclude il giudice – che le sovrafatturazioni delle attrezzature oggetto di finanziamento attuate dal sodalizio criminale, rientrassero in un meccanismo che vedeva coinvolti anche funzionari della Regione Puglia e liberi professionisti – tecnici progettisti, nonché emergeva ancora una volta che il rientro in Italia delle somme di danaro bonificate verso la Romania avvenisse mediante la fittizia vendita di produzioni agricole ‘pomodori secchi’, utilizzando fatturazioni eseguite con società estere”.



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