Mafia/ “Le cose che si muovono a Foggia tutte lui le muove”, il potere intimidatorio del “Malato” nelle carte di Grande Carro. Il messaggio all’imprenditore: “Mettiti la scorta”

Estorsioni a società di energia rinnovabile nella maxi ordinanza contro la mafia foggiana. Il ruolo di Franco Delli Carri detto “il malato”, le minacce alle vittime e i contrasti tra batterie criminali

“Là tutte le cose che si muovono a Foggia tutte lui le muove”. Questa è una delle frasi spuntate nelle oltre 1100 pagine dell’ordinanza “Grande Carro”. All’interno di una Ford Festa, Pasquale Spinetti parlava così a Giuseppe Pagliarulo, entrambi arrestati nel blitz di DDA e carabinieri del Ros. Al centro della conversazione il ruolo di Franco Delli Carri, capo della cosca Delli Carri, costola della batteria Sinesi-Francavilla.

Nell’intercettazione si parla apertamente dell’estorsione alla “Eurowind Lacedonia S.r.l.”, società di energie rinnovabili. Uno dei rappresentanti dell’azienda avrebbe dovuto corrispondere al sodalizio mafioso l’importo di 72mila euro, concordato con Delli Carri.

Ecco cosa riportano gli inquirenti nelle carte: “Spinetti dava ulteriore riscontro alla partecipazione di Francesco Delli Carri, detto ‘Franco’, appellato come ‘il malato’, nipote di Roberto Sinesi (boss dei Sinesi-Francavilla), all’attività estorsiva, riconoscendone il ruolo apicale nell’ambito della ‘Società Foggiana’. ‘Quello è da Franco… a Foggia… è il nipote di ‘quello’ chi sono!… oh io sono il ‘malato’ sono stato in galera… insomma è quello che è… là tutte le cose che si muovono a Foggia tutte lui le muove…)’: Delli Carri Francesco, detto ‘Franco o Francuccio’ è, infatti, noto con il soprannome ‘U’ Malatu’, così come è stato accertato nell’ambito di un’attività del Nucleo Investigativo CC di Foggia, riunita, in seguito, nell’attività di indagine, convenzionalmente denominata ‘Corona’, condotta dai carabinieri del Ros di Bari”.

“Ulteriore elemento della mafiosità del metodo utilizzato e della consapevolezza di effettuare l’estorsione ad un rappresentante della Eurowind, in favore di una compagine di stampo mafioso – scrivono ancora gli inquirenti -, emerge poi in maniera solare dalla già richiamata contrapposizione con la batteria Moretti-Pellegrino. Il 24 novembre 2014, Michele Pelosi (vicino ai Delli Carri, arrestato nel blitz, ndr) riferiva che un uomo di Eurowind si era recato a Foggia per interloquire con esponenti del clan opposto al suo, volendosi, quindi, riferire al precedente incontro avuto con due elementi della batteria mafiosa Moretti-Pellegrino. Emblematico al riguardo il passaggio della conversazione tra presenti in cui Pelosi riferiva che il rappresentante di Eurowind si era recato a Foggia per interloquire con esponenti del clan opposto al suo.

“…Perché è andato a Foggia… è andato da… da proprio da ‘quelli’ che stanno contro a noi… e ‘quelli’ contro a ‘noi’ ci hanno mandato a chiamare a noi… hanno detto ‘ma là state voi… non state voi…’ e noi abbiamo detto non stiamo da nessuna parte noi… se no questi vanno dalla questura ci vanno subito a dire che stiamo ‘noi’ per il fatto dei soldi e ci fanno arrestare… sì… là si usa così… eh… e dicemmo noi ‘no’… ah no perché lo vedi noi già stiamo chiudendo… però non ci vogliamo prendere i cosi ancora viene fatto qualche altro danno di quelli… e scusa tu non sai chi è… né niente… ti vuoi prendere già i soldi…’ e se ci fanno il danno a quello non ti fanno arrestare…e no poi sta… noi sappiamo che là stavate voi… noi non ci stiamo là! hai capito zi pe? un altro clan… è un altro clan a parte… eh… ‘quelli’ che stanno proprio contro a noi…”.

“Sistema quel fatto se no ti spariamo. Mettiti la scorta, stronzo”

Uno dei rappresentanti della “Eurowind” sarebbe stato il destinatario di una serie di minacce molto esplicite. Alcune delle quali riportate nella maxi ordinanza “Grande Carro”. “Metti qualcuno in mezzo e sistema quel fatto se no ti spariamo… metti qualcuno in mezzo e sistema il fatto altrimenti ti spariamo”. E ancora: We pezzo di merda, come vedo non hai ancora messo qualcuno per lo mezzo vuoi vedere come si inizia una guerra nei tuoi confronti e dei tuoi cari ok noi siamo pronti guardati sempre intorno stronzo”.

Dopo un atto intimidatorio, anche altre minacce: “Buongiorno, quello che è successo sabato era giusto per farti capire. Adesso abbiamo fatto materialmente, adesso iniziamo fisicamente ok, mettiti la scorta stronzo per tutti i tuoi cari, non scherzare, arrivederci a presto… non chiamare metti qualcuno”.

Stando ai capi di imputazione riportati nell’ordinanza cautelare, Vincenzo Buonavita, Francesco Delli Carri, Giuseppe Pagliarulo, Michele Pelosi e Pasquale Spinetti avrebbero obbligato i vertici della ‘Eurowind Lacedonia S.r.l.’ “a pagare loro una tangente di 72.000 euro annui (originariamente richiesta nella misura di 200.000 euro annui) per consentirgli di effettuare il raccolto sulle loro piantagioni (primo versamento effettuato il 19 ottobre 2014, seguito da altro versamento di tremila euro poco prima del 5.1.15)”.





Change privacy settings