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Home - Coronavirus, Locatelli (Consiglio superiore sanità): “Consolidato lo stop dei contagi al Sud”

Coronavirus, Locatelli (Consiglio superiore sanità): “Consolidato lo stop dei contagi al Sud”

Di Redazione
17 Aprile 2020
in Sanità & Salute
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Calano ancora i ricoveri in terapia intensiva. Ad oggi sono 2.812, 124 in meno rispetto a ieri. Di questi, 971 sono in Lombardia, 61 in meno rispetto a ieri. Dei 106.962 malati complessivi, 25.786 sono ricoverati con sintomi, 1.107 in meno rispetto a ieri, e 78.364 sono quelli in isolamento domiciliare. Diminuiscono anche i nuovi contagi e i decessi.

STOP ALLA DIFFUSIONE DEL CONTAGIO NEL CENTROSUD, DATO SOLIDO –“Essere riusciti a impedire la diffusione del contagio nelle regioni del centro sud è un dato ormai solidamente corroborato dall’evidenza dei numeri: anche oggi ben 13 tra Regioni e Province autonome hanno un numero di decessi inferiore a due cifre, addirittura due regioni senza casi fatali”. Lo ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, in conferenza stampa alla Protezione civile. Nelle prossime ore – ha detto ancora Locatelli – verrà resa nota una call per tutte le aziende che ritengono di avere i test” sierologici che rispondono ai requisiti indicati dal governo. La Call “sarà aperta per 5 giorni”. Subito dopo, ha aggiunto, “un panel identificato dal commissario Arcuri, con competenze tra loro complementari, procederà all’identificazione del test” che verrà poi somministrato ad un campione di 150mila persone.

Stop all’appuntamento quotidiano con la conferenza stampa della Protezione Civile, che non è mai mancata dallo scorso 22 di febbraio. “I dati sanitari ci indicano che si è alleggerita decisamente la pressione sulle strutture ospedaliere e tutto ciò ci rende consapevoli del grande lavoro svolto negli ospedali e della collaborazione dei cittadini – ha detto Borrelli – Per questo abbiamo deciso di rimodulare le conferenze stampa: continueremo a garantire massima trasparenza su dati ogni giorno veicolandoli sul sito, mentre due volte a settimana terremo un punto stampa”.

ALLO STUDIO LA FASE 2 – Riaperture differenziate per macroaree a seconda della diffusione del contagio, con un monitoraggio dopo 15 giorni per verificare la tenuta del contenimento e, in caso contrario, procedere a nuove chiusure. E’ l’ipotesi, a quanto apprende l’ANSA, su cui stanno lavorando gli esperti che dovranno fornire al governo gli indirizzi generali per la fine del lockdown. Stando a questa ipotesi, l’Italia verrebbe sostanzialmente suddivisa in 3 macroaree (nord, centro e sud) in base alla diffusione del contagio. Sostanzialmente, laddove la diffusione del virus è maggiore, dovrebbero rimanere misure più stringenti, soprattutto per quanto riguarda la mobilità tra una zona e l’altra, sia all’interno delle macroaree sia tra una macroaerea e l’altra. In quelle dove invece il virus ha colpito in maniera meno importante si potrebbero prevedere riaperture più ampie. All’interno delle stesse macroaeree, inoltre, dovrebbero essere individuate ulteriori suddivisioni tra zone a maggiore e minore diffusione: al nord, per esempio, regioni come Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia, hanno una situazione diversa da Piemonte, Lombardia e Veneto.

LE RACCOMDAZIONI DELL’ISS – Ci sono 160mila persone positive a tamponi e le persone con sintomi si stanno riducendo con la curva in fase decrescente a livello nazionale. Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro durante la conferenza stampa all’Istituto sull’andamento epidemiologico dell’epidemia di Covid-19. C’è una forte reattività – ha sottolineato – nel segnalare e intervenire precocemente sui nuovi focolai. I dati sull’epidemia – ha detto -di nuovo coronavirus in Italia raccontano la “storia di un Paese con livelli di circolazione diversi” a seconda delle regioni. I test permetteranno di convivere con il virus – ha sottolineato – e in particolare con il livello di contagiosità R sotto 1.  La fase di riapertura – ha puntualizzato Brisaferro – andrà fatta “con grande cautela”, raggiungendo i contatti e sorveglianza del numero dei ricoveri. “Dovremo ripensare e riorganizzare la nostra organizzazione della vita sia nei trasporti che nel lavoro e nelle attività quotidiane”. Non c’è nessun picco nella curva dell’epidemia, ha evidenziato però l’epidemiologo Giovanni Rezza: “si è trattato di un picco artificioso”, generato dal lockdown, ha detto l’epidemiologo Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nella conferenza stampa organizzata dall’Istituto. Nella fase 2 sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio con l’identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti e azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse, è il suo l’invito. Le “zone rosse – ha aggiunto – torneranno ad essere una delle misure importanti quando non ci sarà piu il lockdown del Paese”. Il nuovo coronavirus tende a essere contagioso prima che compaiano i sintomi e poi la contagiosità tende a decrescere, ha detto l’epidemiologo Giovanni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nella conferenza stampa organizzata dall’Istituto. E’ un virus nuovo e si comporta diversamente dal coronavirus della Sars del 2003.

Le regioni del Nord spingono però per ripartire, dalla Lombardia al Piemonte. Il governatore del Veneto Zaia rilancia: “per noi il lockdown non esiste più”.

RIUNIONE DELLA TASK FORCE – Una lunga riunione, di circa sei ore, per fare il punto sui temi più urgenti legati alla ripartenza delle attività dopo il lockdown. Secondo quanto si apprende gli esperti non hanno ancora prodotto un documento da consegnare al governo ma hanno proseguito con il lavoro di analisi per arrivare, in tempi comunque stretti, a dare suggerimenti su tempi e modalità della ripresa. Al di là dei singoli settori da fare ripartire magari in anticipo il problema principale all’attenzione della Task force rimane quello non solo di come rendere sicuri fabbriche e uffici ma anche la mobilità dei lavoratori. Il nodo è quello di studiare il metodo più efficace per decongestionare i mezzi pubblici con un mix di scaglionamento degli orari sia per i turni di lavoro sia per i trasporti sia mantenendo laddove è possibile le modalità di smart working.

I DATI ISTAT SUI DECESSI – Un “aumento dei morti pari o superiore al 20 per cento nel periodo 1 marzo- 4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015-2019” è stato rilevato dall’Istat in un’aggiornamento dei dati “anticipatori parziali relativi a una lista di Comuni che viene ampliata settimanalmente e che in alcun modo possono essere considerati un campione rappresentativo della intera popolazione italiana”. Si tratta della terza diffusione di questi dati relativa ad una selezione di 1.689 Comuni. Il maggiore incremento dei decessi riguarda gli uomini e le persone maggiori di 74 anni di età. Le differenze tra i generi sono particolarmente accentuate nei più anziani residenti al Nord, per gli uomini infatti si osserva un incremento dei decessi del 158% a fronte del 105% per le donne, nella classe di età 75 e più.

LE VITTIME TRA I CAMICI BIANCHI – Continuano a registrarsi vittime tra i camici bianchi e sale a 10 il numero farmacisti deceduti con diagnosi di Covid-19. L’ultimo è Camillo Alinovi di Varese Ligure, in provincia della Spezia. Lo rende noto Federfarma sul quotidiano di informazione online Filodiretto. L’uomo, 75enne, era ricoverato in terapia intensiva a Sestri Levante. Circa 800 sono stati invece i farmacisti finora infettati da coronavirus.

I MORTI TRA I SACERDOTI – Il Consiglio Permanente Cei, riunito in videoconferenza,ha ricordato il ruolo dei sacerdoti in questo momento di emergenza e li ha ringraziati “per il loro essere prossimi al popolo: tanti – più di 100 – hanno offerto la loro vita esprimendo ancora una volta il volto bello della Chiesa amica, che si prende cura del prossimo. La carezza, per tutti, è esortazione alla preghiera, vero antidoto a questo tempo”. “L’ombra della morte sembrava estesa sul nostro Paese, ma non ha avuto l’ultima parola”.

APP PER IL TRACCIAMENTO – Via libera – intanto – del commissario Arcuri alla app per il tracciamento, necessaria all’avvio della ‘fase 2’ per superare l’emergenza coronavirus. Arcuri ha firmato l’ordinanza con la quale si dispone “di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e
di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa”.

Roche annuncia intanto di avere messo a punto un test sierologico per individuare la presenza di anticorpi contro il coronavirus nei pazienti esposti al contagio da Covid-19. La casa farmaceutica svizzera “punta” a rendere il test disponibile agli “inizi di maggio” nella Ue.

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(Ansa)

Tags: Consiglio superiore sanitàcoronavirusstop contagi Sud
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