La mafia che ha avvelenato Manfredonia: assessori trait d’union coi Li Bergolis-Miucci. Ombre anche su imprese edili e dipendenti comunali

Da Zingariello a Starace passando per gli appalti alle imprese di Rotice. Una lunga serie di alleanze e parentele che hanno tenuto in scacco la città per alcuni lustri

Esposti anonimi alla base delle indagini che hanno portato allo scioglimento del Comune di Manfredonia. Le questioni principali sono state ampiamente riportate da l’Immediato già nei mesi scorsi. Anticipazioni della relazione che ha iniziato a circolare oggi in versione integrale. Pagine e pagine di ricostruzione dei rapporti tra politica e mafia. Ci sono i Romito, clan ormai azzerato dopo la morte di Mario Luciano e ci sono i Li Bergolis-Miucci, storico clan dei montanari che, secondo la relazione prefettizia, avevano nel vicesindaco Salvatore Zingariello e nell’assessore Innocenza Starace due dei principali collanti con l’amministrazione comunale.

Ben nota la natura “familistica” delle organizzazioni mafiose garganiche: proprio per questo motivo vengono tirati in ballo numerosi personaggi estranei a logiche criminali ma con strette parentele con boss e sodali dei clan.

L’ex sindaco Angelo Riccardi è coinvolto per vicende minori. Su di lui è “segnalata – si legge – la vicinanza, quantomeno ‘abitativa’, con Saverio Tucci, esponente della malavita organizzata, assassinato in Olanda dal reo confesso Carlo Magno. Tucci, uomo dei Li Bergolis, sarebbe tra i componenti del commando che uccise quattro persone a San Marco in Lamis nell’agosto 2017, tra cui il boss Mario Luciano Romito. A svelarlo, lo stesso Magno, diventato collaboratore di giustizia.

“Confermata è la circostanza relativa alle parole di cordoglio espresse da Angelo Riccardi alla morte di Franco Magno, noto istruttore di arti marziali di Manfredonia – riporta la relazione -, fratello del già citato Carlo Magno. Con queste parole, pubblicate su facebook, il sindaco ha quindi reso omaggio alla memoria del fratello di un esponente della criminalità”. 

I fratelli Romito sono largamente presenti nel documento: ben nota la vicenda dei Bagni Bonobo, stabilimento balneare colpito da interdittiva antimafia in quanto riconducibile a Francesco Romito, incensurato ma figlio di Michele e nipote di Mario Luciano e Franco, questi ultimi due uccisi in agguati di mafia nella guerra coi Li Bergolis.

Dei Romito si parla anche per via dei rapporti con il clan foggiano Trisciuoglio assieme al quale sono presenti nella gestione del settore cittadino dei tributi. Un parente del boss di Foggia è marito della sorella dei Romito, quest’ultima incensurata. 

Zingariello, Starace e i Li Bergolis-Miucci

Si è detto ampiamente di Salvatore Zingariello, ritenuto stretto amico di Giovanni Caterino, arrestato con l’accusa di essere il basista della strage di San Marco per conto dei Li Bergolis-Miucci. I due appaiono nelle ormai note fotografie pubblicate dalla nostra testata in anteprima assoluta nel giugno scorso. Ritratti allo stadio e alla festa per i 1112 voti di Zingariello. Nella relazione si scrive anche di una vacanza dei due insieme in una struttura ricettiva.

C’è poi l’ex assessore Innocenza Starace, di professione avvocato penalista. “La Starace – riporta la relazione – risulta essere stata legale di fiducia di numerosi esponenti del clan Li Bergolis di Monte Sant’Angelo. Fra questi, Enzo Miucci, considerato l’attuale reggente del clan, Michele Murgo, Carlo Gabriele, Nicola Facciorusso, Carlo Bisceglia e Donato Bisceglia.

La Starace difendeva anche Luigi Palena che, pur risultando estraneo alla mattanza di San Marco in Lamis, “avrebbe custodito, per conto di Caterino una pistola che sarebbe dovuta servire, secondo le intenzioni di quest’ultimo e come da risultanze investigative, per ammazzare  un altro esponente del clan rivale dei Romito”. E ancora: “I rapporti tra Caterino, si ribadisce, figura di primaria importanza all’interno del clan Li Bergolis-Miucci e Palena appaiono saldi e perduranti nel tempo.

Sebbene non sussistano controlli di polizia tra Palena e Caterino, da consultazione della banca dati dell’INPS si è accertato che quest’ultimo ha lavorato, a decorrere dal 7 settembre 2017, per alcuni giorni presso ditta CINFLO S.r.L., di cui il Palena è stato amministratore unico fino al 24 aprile 2019, che gestisce un chiosco per la somministrazione di alimenti e bevande a Manfredonia, presso il Lungomare del Sole.

Orbene, il fatto di aver assunto presso il proprio chiosco, Caterino, peraltro nei giorni  immediatamente a ridosso della data in cui  risulta aver  partecipato alla strage  di  San Marco in Lamis  (09.08.2017) ed essersi prestato a nascondere, per suo conto una pistola, fanno ipotizzare l’esistenza di una chiara affinità di intenti  tra l’affiliato al clan Li Bergolis e Palena il cui profilo criminale, sebbene rappresentato unicamente da tale precedente di polizia, appare essere certamente di preoccupante spessore proprio perché indicativo, quantomeno di una sua affinità con il clan mafioso cui risulta essere contiguo Caterino”.

I Rotice

Occhi puntati anche su Gianni Rotice, attuale presidente di Confindustria. “Appare piuttosto evidente come gran parte dei lavori siano stati eseguiti dalle imprese Rotice – si legge in un passaggio relativo ad una serie di appalti edilizi -. Svariati i rapporti di cointeressenza tra membri della famiglia di imprenditori Rotice e gli amministratori locali. Inoltre, l’ex assessore con delega a “Territorio e Ambiente” nella seconda Giunta Riccardi, precisamente tra il luglio 2015 ed il marzo 2017 è stata pure membro consigliere della società consortile per azioni Mucafer, nipote di Giovanni e Michele, quest’ultimo legale rappresentante e socio della Rotice Antonio & Co. S.A.S.. Antonio Rotice è infatti il padre del presidente di Confindustria”.

I dipendenti comunali

Ci sono dei passaggi anche sulla tecnostruttura: nel documento si ricorda “un illecito riguardante 4 dipendenti comunali, accusati di associazione per delinquere ed appropriazione indebita. I 4 dipendenti comunali, mediante artifizi e raggiri, si sarebbero appropriati di 35.369,94 euro, sottraendoli alle casse dell’Ente”.

Il giudizio finale

La conclusione: “Tutti i fatti descritti forniscono un quadro che, seppure non fondato su prove ma su elementi di valenza probatoria più modesta – letti nel loro complesso e in stretta correlazione con la realtà territoriale interessata, costituiscono elementi sintomatici ai fini dell’art. 143 del TUEL, bastando un giudizio prognostico di verosimiglianza fondato attendibilmente sulla logica del ‘più probabile che non’”. (In alto, da sinistra, Zingariello, Caterino, Starace e Palena)





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