Una “lobby” tiene in scacco Vieste. Documento scoperchia vaso di Pandora, oltre al sindaco coinvolti assessori e dirigenti

L’esposto inviato alle Autorità competenti fa tremare il Comune. Nel mirino i presunti conflitti d’interesse che legherebbero l’amministrazione ai maggiori imprenditori turistici locali

Inizia ad essere pesante il clima attorno all’amministrazione comunale di Vieste. Esposti anonimi starebbero scoperchiando il vaso di Pandora dei presunti conflitti d’interesse tra la giunta guidata dal sindaco, Giuseppe Nobiletti e i maggiori imprenditori turistici della città.

Stando all’esposto anonimo al vaglio delle autorità competenti che dovranno accertarne la veridicità, anche Vincenzo Ascoli (foto in alto), assessore all’Ambiente, si troverebbe nella medesima condizione di conflitto d’interesse con l’ente comunale che amministra. Tanto è vero che sua moglie risulterebbe comproprietaria del villaggio turistico “Baia della Tufara”, insistente, interamente, sul demanio comunale gravato da usi civici.

Inoltre, “ci sarebbe il lido balneare annesso, con opere abusive, perché non amovibili, caratterizzate da strutture in cemento armato con tanto di fondamenta, inserite nel sottosuolo della spiaggia. Ci si meraviglia del perché la polizia locale e la Capitaneria di porto non siano mai intervenuti”, si legge nell’esposto.

Stando al documento inviato agli inquirenti, “è evidente che il sindaco Nobiletti, la vicesindaco Rossella Falcone e ora anche l’assessore Ascoli abbiano peccato di omessa dichiarazione di cause di conflitto d’interesse, riguardanti se stessi, parenti e affini entro il quarto grado, all’atto d’insediamento, considerato che esiste una diretta correlazione tra gli interessi privati degli amministratori e quelli dell’ente“.

Secondo chi scrive, “questa inadempienza avrebbe deviato e inquinato i principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, la quale avrebbe prodotto un concreto pregiudizio all’ente, concretizzatosi nelle omissioni di atti del proprio ufficio, danni erariali ingenti, disservizi alla cittadinanza, e quant’altro. Inoltre avrebbe prodotto e starebbe ancora producendo un ingiusto vantaggio patrimoniale a favore di alcuni amministratori e dirigenti, arrecando un danno al resto della cittadinanza”.

E ancora: “Il solo fatto di privilegiare delle situazioni personali che andrebbero in conflitto con l’interesse generale della collettività, assumerebbe i caratteri e i contenuti percettivi richiesti dall’articolo 323 c.p.. Una situazione con un’apparente facciata di legalità mascherata dall’associazione antiraket, su cui, pur rispettando il nobile principio associativo, possiamo affermare che essa è strumentalizzata dal sindaco e compagni, solo per scopi privati o elettorali”.

Poi sull’esposto si rincara la dose: “Si ravvede chiaramente la responsabilità personale del sindaco e vicesindaco, che premeditando l’operazione villaggi, sin da prima di essere eletti, avrebbero omesso e ritardato ingiustificatamente atti e operazioni, cui sono obbligati nell’interesse legittimo dell’ente”.

“Il meccanismo riassunto nella deliberazione 89/2017, Corte dei Conti – si ricorda nel documento inviato alle autorità competenti -, non è cambiato, ha solo cercato di modificare la maschera; la caratteristica comune a tutte le gravi criticità individuate dalla Corte è rappresentata dall’inerzia di non eseguire i controlli dovuti, di non accorgersi di aver omesso atti importanti del proprio ufficio che hanno danneggiato l’ente, di non eseguire o ritardare decreti ed ordinanze”.

Secondo quanto riportato nell’esposto, “un basso profilo operante, quello della ‘distrazione’, la quale causerebbe più danni del serpente malavitoso che già attanaglia il nostro territorio. La stessa inerzia caratterizzerebbe il modo di operare della nuova amministrazione della legalità e trasparenza, un filo conduttore che partirebbe dai villaggi per finire sempre ai villaggi. Il filo conduttore risiederebbe anche nell’oggettivo riscontro che intercorre, tra i ventidue imprenditori turistici, del risarcimento di 1.233.000 euro, quasi tutti gli associati della lobby Nobiletti, cioè privilegiati che all’epoca avrebbero comprato ‘la distrazione’ di chi ‘non si è accorto’ dell’atto di citazione dei ventidue, avanzato nei confronti dell’ente, portando quest’ultimo alla condanna in contumacia. Ma è palese che è un’azione premeditata e consumata astutamente, da chi sa come raggirare gli ostacoli e uscirne pulito. I ventidue imprenditori sono gli stessi personaggi che compongono il movimento “Vieste sei tu”, e l’associazione antiraket. Altri riscontri oggettivi sono reperibili presso l’ufficio usi civici della Regione Puglia con sede a Bari.

Il concetto – continua l’esposto – può essere così sintetizzato: un mega raggiro ai danni dell’ente, iniziato anni fa, si sarebbe consumato nel seguente modo: gli occupanti di terreni demaniali, per realizzare i villaggi, avrebbero pagato somme non dovute ai dirigenti, dopo l’uscita di scena dell’ex sindaco Ersilia Nobile, facendo un salto di qualità. Infatti, con il potere economico acquisito negli anni, si sono costituiti nel movimento “Vieste sei tu”, hanno sponsorizzato la campagna elettorale, hanno incassato i voti dei dipendenti dei villaggi, e hanno vinto le elezioni, pubblicizzandosi con l’associazione antiracket. Il fine ora è quello di continuare il raggiro all’ente in prima persona, risparmiando quelle somme che precedentemente avrebbero versato per forza. Oggi essendo loro in prima persona a gestire l’ente, hanno toccato il cielo con un dito.

La forma anonima viene adottata non per vigliaccheria – conclude l’esposto –, ma per tutelarsi dai controlli strumentali e punitivi della Polizia locale che spesso a Vieste colpiscono coloro che vogliono far emergere la verità“.