Mafia Gargano, a Mattinata la vittoria dello Stato: 4 “incandidabili”. Legami tra politica e criminalità anche nella Pro Loco cittadina

La sentenza del Tribunale di Foggia ha dato ragione al prefetto Massimo Mariani, dichiarando l’incandidabilità degli ex amministratori

Una vittoria dello Stato. Si può riassumere così la sentenza del Tribunale di Foggia che ha dato ragione al prefetto Massimo Mariani, dichiarando incandidabili gli ex amministratori del Comune di Mattinata sciolto per mafia nel marzo 2018. I giudici hanno messo un primo sigillo sul decreto prefettizio di scioglimento, replicando nei fatti a quanti continuano a negare il fenomeno mafioso sul Gargano, compresi alcuni appartenenti alle forze dell’ordine (poche mele marce) che in queste settimane hanno sminuito il problema attaccando gli articoli di stampa.

Il Tribunale di Foggia, nelle scorse ore, ha certificato il fallimento politico del Comune di Mattinata dichiarando incandidabili l’ex sindaco, Michele Prencipe, il suo vice Angelo Perna, l’ex assessore all’Urbanistica Pasquale Arena e l’ex consigliere di maggioranza, Angelo Totaro.

È naufragato così il progetto amministrativo che aveva come principale fautore l’ex assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Prencipe, noto politico locale in vari partiti di destra e stretto parente di Michele Prencipe e Pasquale Arena.

I giudici hanno accolto la domanda di incandidabilità presentata dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Foggia che si erano costituiti in giudizio il 7 febbraio 2019, depositando memoria nei confronti dei quattro amministratori.

“Forme di condizionamento”

Stando alla sentenza, a Mattinata sono emersi “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori. Forme di condizionamento che hanno determinato un’alterazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi così da compromettere l’imparzialità nell’azione dell’amministrazione comunale”. E ancora: “Frequentazioni ed in generale rapporti con esponenti della criminalità organizzata locale, mancanza di certificazioni antimafia delle imprese alle quali sono stati concessi appalti, affidamento di appalti a ditte, anche munite della certificazione antimafia ma collegate alla criminalità e assunzioni di parenti di mafiosi locali”.

Sono stati elencati una lunga serie di casi già affrontati dal prefetto nella relazione di scioglimento. Appalti e concessioni a persone gravitanti nel clan Romito, egemone tra Manfredonia e Mattinata. Spunta spesso il nome di Francesco Pio Gentile detto “Rampino”, esponente del gruppo criminale ucciso il 21 marzo scorso.

Il caso della Pro Loco

Viene citato anche il caso dell’Associazione Pro Loco di Mattinata che coinvolge direttamente Totaro e Arena. In sentenza si legge: “Il resistente Totaro Angelo unitamente ad altri 52 soggetti tra i quali anche l’odierno resistente Arena Pasquale, ha costituito nel 2016 l’associazione Pro Loco di Mattinata. Tra i soci dell’associazione figura Michele Gentile, fratello del pluripregiudicato Gentile Francesco Pio (ucciso in un recentissimo agguato lo scorso 21/03/2019). Gentile Michele e Gentile Francesco Pio sono (quest’ultimo, era), si rammenti, cugini di Romito Mario Luciano (ucciso nella strage di San Marco dell’agosto 2017, ndr), già vertice dell’omonimo gruppo criminale del clan Romito e figlio del precedente capo Romito Francesco, – detto “ciccill u matinatese”. Gentile Francesco Pio è (rectius era) e Gentile Michele sono, infatti, figli della sorella di Romito Francesco “ciccill u matinatese”.
Dell’associazione Pro Loco di Mattinata risultano, inoltre, far parte quali soci altri quattro soggetti deferiti al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Manfredonia per estorsione”. 

Riguardo alla posizione del Totaro, consigliere privo di deleghe di rilievo, occorre aggiungere che non può revocarsi in dubbio che i contatti dello stesso (e dell’Arena) legati all’associazione Pro Loco di Mattinata integrino elementi concreti di collegamenti indiretti dell’amministratore con la criminalità organizzata di tipo mafioso imperante sul territorio tale da compromettere il buon andamento dell’amministrazione comunale, manifestando agli occhi dei cittadini la comunanza ed il collegamento degli amministratori con soggetti legati ai gruppi criminali egemoni, presenti persino nelle associazioni di interesse pubblico, quale la Pro Loco. 

Il fatto che la comunanza tra l’amministratore e la persona facente parte della famiglia criminale egemone sul territorio ricorre all’interno di un’associazione che ha scopi “pubblici” deve condurre, all’opposto, ad un giudizio di maggior gravità della condotta del Totaro (e dell’Arena), i quali, proprio in ragione della posizione di amministratori locali, erano chiamati a tenere una condotta tale da non ingenerare nei cittadini anche solo il dubbio su possibili forme di condizionamento dell’amministratore da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso attiva sul territorio, o di connubio tra l’amministrazione e i gruppi criminali imperanti nella zona, rifuggendo dalla partecipazione a concessi associativi che vedono la presenza anche di soggetti strettamente legati a soggetti di spicco della criminalità di tipo mafioso. 

Con riguardo alla posizione di Perna Angelo non può, infine, essere non menzionata la circostanza che lo stesso è fratello di Perna Lorenzo, pregiudicato, più volte controllato con soggetti appartenenti alla criminalità locale, elemento che ulteriormente si aggiunge a quelli già passati in rassegna”. 

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