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Home - Moretti, “il boss stempiato e taciturno”. Quell’incontro con la vittima di racket in via Telesforo

Moretti, “il boss stempiato e taciturno”. Quell’incontro con la vittima di racket in via Telesforo

Di Francesco Pesante
4 Novembre 2017
in Inchieste
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Foto d’archivio relativa ad un’operazione dei carabinieri contro il clan Moretti

Emergono nuovi particolari sulla tentata estorsione che ha portato agli arresti il boss della mafia foggiana, Rocco Moretti e il suo sodale, Domenico Valentini. Vittima un imprenditore agricolo, bersaglio di numerose intimidazioni, ricevute da uomini del clan Moretti-Pellegrino-Lanza e dallo stesso capomafia. Il boss e Valentini compaiono in due episodi tra quelli avvenuti da dicembre 2015 a ottobre 2017. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, nella primavera del 2016, dopo la scarcerazione di Moretti nell’ambito del processo “Cronos”, l’imprenditore taglieggiato fu avvicinato in via Telesforo a Foggia da un gruppetto di persone. Sei o forse sette individui. Tra questi anche il boss che rimase in silenzio. A parlare ci pensò un uomo che disse di chiamarsi Francesco. Alla vittima riferì che le persone presenti in quel momento erano tutte membri della batteria Sinesi-Francavilla-Moretti (strano modo di presentarsi vista la storica rivalità tra i Sinesi-Francavilla e i Moretti-Pellegrino-Lanza, ndr), aggiungendo che nessuno era interessato alla contro-proposta dell’imprenditore di assumere personale vicino ai clan in sostituzione della richiesta di denaro.

Da sinistra, Moretti e Valentini

La volontà del boss era chiara e sempre la stessa: intascare 200mila euro dalla vittima “per lavorare tranquillo” e intimando l’ottenimento immediato di un primo acconto da 50mila euro. Nell’atto di accusa, Moretti viene descritto come “un uomo di circa 60 anni (è nato nel ’50, ndr), stempiato, che ascoltava ma non parlava”. Durante quell’incontro, Francesco si rivolse più volte al capomafia per manifestare disappunto verso la controproposta della vittima, chiamando “zio” la persona con pochi capelli e taciturna. Per l’accusa “lo zio” era proprio il boss, Rocco Moretti.

Domenico Valentini, invece, sarebbe il proprietario del telefonino dal quale partì una chiamata all’imprenditore a inizio 2016, per fissare un incontro nel quale ribadire alla vittima di rinunciare all’acquisto di alcuni terreni a Borgo Incoronata oppure versare nelle casse del clan, 200mila euro. L’incubo dell’imprenditore si è protratto fino a inizio ottobre di quest’anno, quando i carabinieri hanno raggiunto e arrestato Moretti e Valentini.

Tags: FoggiamafiaRocco Morettisocieta foggiana
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