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Home - Lo Spesal “parafulmine” di un sistema marcio. Intercettazioni di “Déjà vu”

Lo Spesal “parafulmine” di un sistema marcio. Intercettazioni di “Déjà vu”

Di redazione
20 Aprile 2017
in Inchieste
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Favori su favori tra ispettori dello Spesal, imprenditori e persino un finanziere. L’operazione della Guardia di Finanza, “Déjà vu”, ha scoperchiato un vero e proprio sistema, radicato in provincia di Foggia da diverso tempo. Al centro dell’inchiesta Antonello Curiale, 50enne di San Paolo Civitate, tecnico della sicurezza dello Spesal (Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro). È lui l’unico finito agli arresti domiciliari. Per altri 12, invece, è scattato l’obbligo di dimora. Si tratta di altri 4 dipendenti dello Spesal, 2 impiegati Asl del servizio igiene e alimenti, un dipendente della Regione (servizio provinciale agricoltura di Foggia), un sottufficiale della Finanza, 3 professionisti e un privato.

La conferenza stampa in Procura del 18 aprile scorso

Nelle oltre 200 pagine dell’ordinanza, emerge che gli indagati vedevano lo Spesal “come un parafulmine” mentre Curiale viene descritto come “un monarca assoluto, al di sopra delle regole e con una sua particolarissima visione delle leggi”.

Dall’inchiesta sono emersi alcuni dei favori più eloquenti. Gli ispettori dello Spesal “chiudevano un occhio” se c’era l’amico imprenditore di mezzo. Ad esempio, in un’azienda agricola, i lavoratori lavoravano senza scarpe di protezione ma il datore di lavoro non è mai stato multato. Di particolare gravità la gestione all’acqua di rose dei corsi di formazione per ottenere il patentino per l’acquisto, l’uso e il trasporto di fitofarmaci. I candidati ottenevano il “diploma” senza prendere parte alle sessioni d’esame. Per non parlare delle ispezioni annunciate agli imprenditori amici il giorno prima che venissero eseguite. Infine, sono spuntati presunti favori anche al titolare di un’officina, coinvolto in una brutta storia relativa ad un infortunio sul lavoro, e al quale veniva rivelato lo stato delle indagini.

Le intercettazioni

Ottobre 2016, il titolare di un’azienda agricola chiama Curiale: “Stamattina è passato l’ispettorato, stavano due colleghi tuoi. Hanno trovato gli operai senza scarpe di protezione mentre facevano il trapianto. Io le ho consegnate ma mi dicono che danno fastidio quando fanno il trapianto”. Curiale: “Vabbè, fammi sentire che cosa mi dicono”. Poi la telefonata al collega: “Allora, dai, cercate insomma nei limiti dell’accettabilità. Stiamo parlando di un imprenditore che persone a nero non ne tiene, ha sorveglianza sanitaria, tiene tutte attrezzature nuove e un’azienda che è la fine del mondo”. Insomma, un vero e proprio spot all’amico imprenditore per “ammorbidire” i colleghi dello Spesal. Il giorno dopo la telefonata dell’imprenditore a Curiale: “Oh, Antonè, tutto a posto. Ti volevo solo ringraziare”.

C’è poi la storia dei fitofarmaci e dei “patentini facili”. Un certificato di abilitazione all’acquisto e all’uso dei fitofarmaci assegnato nonostante i candidati fossero assenti all’esame. Curiale in un’intercettazione chiede a un candidato di inviargli documenti d’identità e codice fiscale che poi se la sarebbe vista lui. E il candidato risponde: “Io non posso frequentare il corso. Come c…. faccio”. “Non c’è problema – la risposta di Curiale -, me lo dovevi dire prima ma meglio tardi che mai”. “Va bene, grazie mille”.

Tags: Antonello CurialeFoggiaGuardia di Finanzaoperazione Deja vuSpesal
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