Il pizzo a Foggia spiegato dai pentiti, ruoli e strategie della Società. E spuntano nomi eccellenti

 

Come funziona il sistema estorsivo a Foggia? Lo spiega brillantemente un collaboratore di giustizia che al pm Seccia parlò apertamente delle tecniche utilizzate dai clan per schiacciare gli imprenditori locali. È tutto scritto nell’ordinanza sull’ultima operazione contro il clan Sinesi-Francavilla, quella del racket del pomodoro. Gli interrogatori, pubblicati nel documento di 180 pagine, partono da alcuni casi emblematici di assoggettamento di imprenditori locali. Nell’ordinanza si parla di Antonio Tarquinio, costruttore locale, figlio del politico ed ex parlamentare Lucio che tempo fa dichiarò che a Foggia il pizzo non esiste. “Il suo assoggettamento – è scritto nel documento – si percepisce nitidamente, dalla totale assenza, per un arco temporale significativo (oltre sei mesi), di richieste accompagnate da atti di diretta intimidazione e finanche da minacce larvate. Gli indagati Zucchini e Borreca (così come il deceduto Michele Mansueto) non hanno mai fatto ricorso a minacce di alcun genere, neppure velate, ovvero ad avvertimenti, consigli; paradossalmente, potrebbe dirsi che le dazioni di denaro non siano frutto di violenza o minaccia. In realtà, il “peso” dei soggetti che operavano e del contenuto delle richieste era perfettamente noto alla vittima di turno, che silenziosamente adempiva le obbligazioni illecite a lui imposte, con le cadenze prestabilite, affidando ad un suo factotumCeleste Perrini – i rapporti diretti con gli estorsori”.

E ancora: “La continuità delle richieste estorsive aggiunge un ulteriore elemento importante che dimostra la capacità d’intimidazione di cui potevano avvalersi coloro che ponevano in essere le estorsioni in danno del Tarquinio. Infatti, costui, secondo le indicazioni di un collaboratore di giustizia, pagava le somme imposte dal sodalizio criminale sin dall’anno 2005, con le medesime modalità e attraverso gli stessi sistemi di riscossione: il dato mette in luce, in modo palese, la capacità d’intimidazione di cui si sono avvalsi nel tempo coloro che hanno agito, ma allo stesso tempo dimostra un’incontestabile condizione di assoggettamento dell’imprenditore, che per lunghi anni non ha mai denunciato agli organi dello Stato la sottoposizione ad una così penetrante azione estorsiva”. 

Secondo i giudici, “l’atteggiamento delle vittime è fortemente indicativo sia della consapevolezza delle persone offese che delle attività estorsive a Foggia, riconducibili tutte ad un’unica fonte, rappresentata appunto dall’associazione che gestisce le attività criminali nel territorio; sia, ancor più, della capacità d’intimidazione che promana dal vincolo associativo, tanto che le richieste che gli emissari rivolgono alle vittime non hanno bisogno di specificazioni, indicazioni nominative, riferimenti individuali, così come non necessitano di specifici atti di intimidazione. Di questa tecnica avevano già riferito in passato soggetti appartenenti al sodalizio che avevano poi deciso di collaborare con la giustizia”.

Ad esempio, Antonio Catalano (affiliato alla “Società”), nel corso di un interrogatorio illustrò al pm Domenico Seccia le modalità esecutive delle estorsioni a Foggia.

PM SECCIA: Senta, ma l’estorsione, il quantitativo della estorsione chi lo determina e cosa lo determina? 

CATALANO: Tutti quanti insieme, dottore, non si può stabilire una somma.. 

PM SECCIA: Cioè, se questo paga 5 milioni (di lire, ndr) al mese, perché paga 5 milioni al mese?

CATALANO: Perché può farlo 

PM SECCIA: Ho capito 

CATALANO: Perché, se lei ricorda, io questo fatto… 

PM SECCIA: Ma i capi decidono…? 

CATALANO: Si… O i capi o chi fa… perché l’estorsione a Foggia si fa sempre quando c’è l’aggancio di un amico. Allora, io sono amico con l’avvocato, l’avvocato ha un negozio… Allora io faccio parte del giro, non mi faccio vedere per un po’ di tempo dall’avvocato, va caio e dice: “Senti, qua da domani mattina devi darmi tot”, o gli si manda una telefonata o si presenta personalmente. Però dice: “Io ho l’amico, Tonino Catalano, mo’ vado a parlare”. Viene. Io già lo so che è andato tizio dall’avvocato a chiedere i soldi. Allora l’avvocato viene da me e dice: “Tonino, vedi che da me è venuto tizio, mi ha chiesto i soldi”. “Vabbè, non ti preoccupare, mo’ vado a parlare io”. Dopo 4, 5 giorni vado e dico: “Senti, invece di darci 5 milioni, daccene 4. Sentimi, perché i fatti non stanno bene qua. Però io non ne voglio sapere niente, eh!” 

PM SECCIA: Quindi c’è sempre l’intermediario? 

CATALANO: Sempre. L’estorsione… 

PM SECCIA: Che fa in pratica l’analisi, l’analisi economica e patrimoniale dell’azienda.

CATALANO: Poi si interviene

Anche il collaboratore di giustizia Raffaele Bruno ha fornito in epoca successiva indicazioni del tutto coincidenti. Ecco l’interrogatorio dell’ispettore Ponzo.

Isp. PONZO: Ha parlato del settore delle estorsioni, ma interesserebbe sapere: se sa sull’eventualità di una lista di estorsioni che girava tra i vari esponenti della criminalità organizzata. 

BRUNO: Si. Chi prendeva le estorsioni grandi… A Foggia funziona così: tutte le persone grandi sono Enrico Trisciuoglio, Salvatore Prencipe, Franco Spiritoso, Michele Mansueto, Antonio Bernardo soprattutto, sono tutte persone che sono amici di vecchia data, perché sono persone grandi, cioè Foggia la sentono in mano. Loro si servono di ragazzi; quando c’è stata l’ultima guerra si sono servili di Rodolfo Bruno, di Gianfranco Bruno, perché stavano in difficoltà contro i Francavilla e hanno fatto riferimento a loro. 

Isp. PONZO: Quindi sono loro che praticano le estorsioni? 

BRUNO: Loro fanno tutte cose! Loro sono proprio i capezzoli, le persone grandi 

Isp. PONZO: A chi chiedono le estorsioni? 

BRUNO: Sai come funziona? Loro mandano i ragazzi a tartassare quell’imprenditore, però poi… 

Isp. PONZO: Tipo? Sa i nomi? 

BRUNO: No, gli imprenditori grandi di Foggia 

Isp. PONZO: Negozi? 

BRUNO: Mi ricordo tempo fa che fecero l’estorsione a Di Girolamo, che aveva… però questo è successo parecchio tempo fa, non ricordo nemmeno la data. Funziona così, che loro… 

Isp. PONZO: Mandano i ragazzi 

BRUNO: …mandano i ragazzi: “Vedete che dovete tartassare a quello là, gli fanno buttare le teste di agnello, sanno i ragazzi poi come devono fare. Questi qua la mattina si alzano, dopo avere subito l’attentato e si vanno a rivolgere ai boss e loro fanno i contratti poi. Capito come funziona?