Alla mafia foggiana i soldi della truffa all’Inps, la minaccia del boss: “Sono Tolonese e ti schiaccio la testa”

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Spunta la mafia foggiana nelle quasi 700 pagine dell’inchiesta sulla mega truffa all’Inps di Foggia. I capi dell’organizzazione, tecnici ragionieri di questa provincia, erano sostenuti da esponenti di spicco della “Società”. Al centro della vicenda c’è Ninni Raccuia, commercialista al vertice dell’organizzazione. Con lui Angelo Salvatore Greco, Alberto Greco, Attilio Ferrandino, Massimo Ieluzzi e Michele Carella, tutti tecnici ragionieri ad eccezione di Carella, dipendente del Centro per l’impiego (qui tutto lo scacchiere del gruppo criminale).

L’organizzazione, così come esaminato nel corso delle indagini, ha causato alle casse dell’Inps un danno erariale pari a 3.943.680,19 euro, derivante dall’ammontare complessivo delle indebite indennità assistenziali e previdenziali erogate a favore dei finti dipendenti. “Tale dato è assai significativo della pericolosità dell’associazione – scrive il gip Corvino – e della gravità del danno provocato dalla sua attività criminosa. La pericolosità dell’associazione ed il suo radicamento sul territorio emergono anche dalla presenza di collegamenti con alcuni appartenenti alla criminalità foggiana, identificabili in Antonello Francavilla, Giuseppe Portante, Tommaso Chiappinelli, Raffaele Tolonese e Giuseppe Trisciuoglio, ai quali gli indagati facevano spesso riferimento per la risoluzione di controversie o problemi”, come emerge da alcuni episodi riportati nell’ordinanza.

Dalle carte dell’inchiesta emergono numerosi particolari relativi al coinvolgimento di esponenti della malavita. Il pluripregiudicato Tolonese (detto “Rafaniell”), insieme a Fausto Rizzi, nipote dell’ex boss, Giosuè Rizzi, vittima di agguato mafioso nel gennaio 2012, su incarico del titolare della società edile “S.E.l. S.r.l.”, Nicola Angelo Ventura, si recò presso l’ufficio del ragioniere Ieluzzi (uno dei soggetti al vertice dell’organizzazione), al fine di farsi consegnare, senza pagare alcun compenso, tutta la documentazione su quella società allo scopo di consentire la cessione della stessa al pregiudicato Francesco Ferrazzano.

Ieluzzi, reagendo all’intimidazione di Tolonese, si rifiutò di consegnare la documentazione richiesta, esigendo il pagamento delle spese fino allora sostenute per la gestione della società. La società S.E.I., di fatto inattiva, è stata sempre “gestita” da Raccuia – si legge nelle carte – per un possibile futuro utilizzo fraudolento della stessa (false assunzioni, falsi documenti fiscali, ecc.). Tale controversia, così come è emerso dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, si sarebbe risolta attraverso l’intermediazione dell’avvocato Margherita Matrella (legale che forniva prestazioni e consulenze professionali al fine di assicurare il buon esito delle attività criminose), la quale si sarebbe rivolta ad un non meglio indicato componente della famiglia malavitosa foggiana dei Trisciuoglio.

L’intercettazione ambientale, Tolonese minaccia Ieluzzi

ToloneseRaffaele Tolonese dice: “Ah non li vuoi dare? … sono Raffaele Tofonese … mi avete preso per il culo tutti quanti qua dentro … io vi faccio fuori tutti quanti … chiama i carabinieri … chiama … infame … chiama i carabinieri … oh.. caccia la pistola … caccia… ti schiaccio la testa.

Ieluzzi risponde: Ma chi sei tu? … ed hanno mandato a te? Devono pagare… devono venire prima a saldare … e poi forse avrete qualcosa … a me non mi interessa di te … fuori … esci fuori da casa mia … esci … esci fuori … e qua non ci devi venire più.

Francavilla, pistola contro Raccuia

Conversazione intercettata nell’ufficio di Raccuia in viale Michelangelo 14/a a Foggia, intercorsa tra Raccuia, Alessandro Mauriello e Alberto Greco. Raccuia si sfoga con i presenti dicendo di essere stato minacciato con la pistola da una persona che si è presentata a nome dei Francavilla il quale ha preteso ottomila euro.

Raccuia dice: “Sai cos’è… è venuto con la pistola… e sparami, io sono Francavilla… tu sei un cesso e non ti nascondere dietro quel nome… dico… che tu non sei degno di nominarlo… quel nome… e dico… quando li incontro i Francavilla che contano glielo dico io che tu sei una merda, va bene? E tu ti nascondi dicendo sono Francavilla… Francavilla devi tirare fuori i coglioni… non andare in culo agli amici.

Greco: Hai ragione Ninni

Mauriello: Io ti ho sempre dato ragione però… è una cosa che rimane tra noi, qua lo dico e… questo lo sanno… Antonello (Francavilla, ndr) li ha cazziati.

Collegamenti con Trisciuoglio e Imperio

In una conversazione telefonica tra Raccuia e Vincenzo Rutigliano, si parla della minaccia subita da Raccuia, insultato da alcuni pregiudicati foggiani poiché Attilio Ferrandino “va dicendo in giro” che lo stesso Raccuia ha incassato tre/quattrocento mila euro. Nel corso della conversazione inoltre, a conferma dei collegamenti con la criminalità locale, i due interlocutori commentano gli arresti che hanno riguardato alcuni dipendenti dell’Amica S.p.A. di Foggia, evidenziando il fatto che Rutigliano ha accompagnato suo zio presso l’ospedale in occasione dell’esecuzione delle misure cautelari. Al riguardo – aggiunge il giudice – è opportuno evidenziare che presso l’ospedale di Foggia sono stati ricoverati soltanto due dei nove soggetti attinti da ordinanza di custodia cautelare, precisamente, i pregiudicati Trisciuoglio e Ciro Imperio.

Soldi alla mala locale

Secondo gli inquirenti si evince “l’unicità dell’organizzazione criminale monitorata che vede direttamente coinvolti nell’attività illecita i seguenti soggetti: Raccuia, Ferrandino, i due Greco, Ieluzzi, La Riccia, Carella, Tricarico, Delli Carri, Mauriello e Di Noia, i quali, come emerso, vantano alcune “protezioni” da parte di noti esponenti della criminalità locale quali Antonello Francavilla, Giuseppe Portante e Tommaso Chiappinelli, questi ultimi destinatari di parte delle somme di denaro rivenienti dalle varie indennità statali, finanziamenti, leasing e cessioni del quinto, indebitamente percepiti da persone compiacenti”.