Nuova mappa della mafia nel Foggiano, rapporti privilegiati con camorra e imprenditoria locale

Si torna a parlare della mafia a Foggia e provincia. E puntuale riecco la relazione semestrale (luglio-dicembre 2014) della Direzione investigativa antimafia. Pubblicata anche la mappa aggiornata dei clan presenti in Capitanata, dopo quella uscita su l’Immediato a ottobre dello scorso anno.

“In provincia di Foggia – si legge -, l’indole spesso violenta delle manifestazioni criminali, le cui caratteristiche le distinguono profondamente dalle altre presenti sul territorio pugliese, ha reso il quadro di situazione complessivo molto allarmante. I numerosi fatti di sangue verificatisi, specie nelle zone rurali, sono sintomatici di un fragile equilibrio tra i clan mafiosi che, alla costante ricerca di affermazione, sono spesso agevolati nella loro impunità da una omertà diffusa. È di tutta evidenza, al riguardo, la carenza di collaboratori di giustizia e l’elevato numero di omicidi, molti dei quali, ad oggi, irrisolti”.

Gli affari della mala

dda-dia-antimafiaTra le attività illecite perseguite dalle formazioni criminali pugliesi, i settori del traffico e dello spaccio di stupefacenti, dell’usura e delle estorsioni restano fondamentali per il controllo del territorio. Attraverso queste attività delittuose i clan esercitano difatti una forte intimidazione sull’ambiente circostante tale da permettere la loro affermazione e garantirsi sicuri e stabili guadagni, parte dei quali impiegati per il mantenimento delle famiglie dei detenuti e per la distribuzione dei proventi fra i componenti del gruppo criminoso. Usura ed estorsioni permettono inoltre la sempre più capillare infiltrazione nelle attività economiche produttive, confermando il salto di qualità dei locali sodalizi mafiosi, molti dei quali orientati verso il modello più redditizio di silente mafia degli affari.

Il narcotraffico costituisce tuttora la principale attività perseguita dalle organizzazioni criminali pugliesi, che spesso si approvvigionano nei paesi dell’area balcanica. Per la favorevole posizione geografica la Puglia si conferma una testa di ponte per i traffici di eroina e marijuana dall’Albania, diventando così a livello nazionale un punto di riferimento per le altre mafie. Sul punto basta osservare che, anche statisticamente, i sequestri di marijuana ed eroina effettuati tra Manfredonia, Bari ed il Salento, sono in senso assoluto i più consistenti a livello nazionale, insieme a quelli avvenuti nelle Marche e nel Veneto (a dimostrazione che questo tipo di narcotico proviene attraverso il canale adriatico).

L’asse col Gargano

Nella Capitanata convivono società foggiana e mafia garganica, difficili da distinguere l’una dall’altra. In passato sono emersi anche rapporti di collaborazione, come nel favorire le latitanze dei boss. Nel settore degli stupefacenti la criminalità foggiana intrattiene rapporti privilegiati con la camorra napoletana, con la quale vanta rapporti consolidati. Nell’area metropolitana alcune figure emergenti si sono ritagliate spazi autonomi, andando così ad assumere una posizione di supremazia nei vari settori dell’illecito. Preoccupano, invece, le dimensioni raggiunte dall’elevato numero di attentati dinamitardi o incendiari agli esercizi commerciali.

Gli imprenditori collusi

Da qualche tempo è sempre più radicato il fenomeno di assoggettamento ed anche contiguità tra la locale imprenditoria e la criminalità mafiosa. L’infiltrazione nel tessuto economico avviene, essenzialmente, attraverso l’usura, che consente ai gruppi criminali – mai in crisi di liquidità – di diventare soci, anche occulti, di soggetti economici “salvati” dai loro finanziamenti. Oppure attraverso l’attività estorsiva, qui attuata anche mediante l’imposizione di assunzioni.

Inoltre, la scarsa rete informativa anche a livello confidenziale è dovuta sostanzialmente all’atteggiamento “omertoso” da parte delle vittime della criminalità. Tuttavia, a Foggia, le Istituzioni hanno dato un segnale positivo con l’apertura del primo presidio antiracket della provincia, l’associazione intitolata a Panunzio.

Calo degli omicidi

Il giorno dell'arresto di Antonello Francavilla
Il giorno dell’arresto di Antonello Francavilla

Una situazione di sostanziale “pax criminale”, come anticipato tempo fa su l’Immediato, significa anche un calo del numero di omicidi. Nella città di Foggia, teatro di episodi di criminalità organizzata, da circa un biennio, come ciclicamente già verificatosi nel passato, si è registrato un calo. Ciò nonostante, l’equilibrio esistente potrebbe essere messo in crisi dalla recente scarcerazione di alcuni degli esponenti più carismatici dei sodalizi Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, Sinesi-Francavilla e Pellegrino-Moretti. Ciò anche in considerazione della nota contesa fra gli ultimi due clan citati ai quale, in passato, sono da ricollegare diversi omicidi e tentati omicidi.

Nell’intento di scongiurare una nuova stagione di violenza, mirate indagini hanno consentito di accertare che i boss del clan Pellegrino-Moretti, acquisita la libertà, non hanno esitato a riorganizzare l’omonimo sodalizio con lo scopo anche di garantirsi la latitanza alla luce delle imminenti possibili loro condanne processuali.

Potenziali ripercussioni sullo stato di pacificazione esistente potrebbero derivare anche dalla decisione di Sabrina Campaniello, ex coniuge del noto capo del sodalizio Francavilla (Emiliano Francavilla) di collaborare con la giustizia.

Resto della provincia

Nella provincia dauna le presenze malavitose più significative, quanto al numero degli affiliati, si concentrano nei comuni più popolosi di Foggia, Cerignola, Stornara, Lucera, San Severo, Torremaggiore, Manfredonia, Mattinata e Vieste.

Raduano e Notarangelo
Raduano e Notarangelo

Episodi criminali vessano il resto della provincia, in particolar modo i comuni di San Giovanni Rotondo, Torremaggiore, Cerignola, Ortanova, San Severo, Ascoli Satriano e Apricena, dove permane alta la preoccupazione derivante dai diffusi e, di evidente matrice intimidatoria/estorsiva, attentati incendiari e dinamitardi, consumati non solo in danno di esercizi commerciali, ma anche di abitazioni e veicoli riconducibili a imprenditori, esponenti politici ed istituzionali e rappresentanti della locale vita pubblica. In Resta alto anche il pericolo di “infiltrazione mafiosa” nel tessuto socio-economico e degli appalti pubblici.

A Vieste, invece, preoccupava la scarcerazione del boss Angelo Notarangelo (morto a gennaio di quest’anno), capo indiscusso del clan Frattaruolo-Notarangelo confederato al clan montanaro dei Libergolis. La sua morte ha già dato seguito ad alcune importanti operazioni di polizia, soprattutto contro Marco Raduano, un tempo braccio destro del boss e oggi intenzionato a scalare i vertici del crimine sul Gargano.

Il caso Cerignola

La città di Cerignola si conferma il crocevia del traffico di stupefacenti, grazie ai legami interregionali realizzati con esponenti della criminalità autoctona stanziati da decenni nel nord-ltalia, e di reati di natura predatoria che vengono consumati, perlopiù, in forma “pendolare” lungo tutto il territorio nazionale. L’area territoriale che comprende diversi piccoli comuni risente dell’influenza criminale cerignolana, generando in alcuni di questi, come a Stornara con il clan Masciavè, gruppi criminali che tenderebbero a controllare e gestire in maniera autonoma le attività illecite.